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Lug 02

Lega e Cinque Stelle, alleati al parco giochi

Fonte: Corriere della Sera

di Angelo Panebianco

Come tutti i partiti pigliatutto di successo la Lega deve tenere insieme le cose più disparate, conciliare il diavolo e l’acqua santa. Molti italiani non vedono alternative alle scelte di Salvini in tema di immigrazione, alla politica dei porti chiusi


Ciò che più inquieta della Lega di Salvini è l’incoerenza programmatica. All’opposto, ciò che più inquieta dei 5 Stelle è la coerenza programmatica. La Lega, grazie a un imprenditore politico di eccezionale fiuto è oggi un catch all party, un partito pigliatutto, potenzialmente maggioritario, ormai ben radicato nelle più diverse categorie sociali e nelle più distanti regioni del Paese. Come tutti i partiti pigliatutto di successo la Lega deve tenere insieme le cose più disparate, conciliare il diavolo e l’acqua santa. Ha due punti di forza. Il primo: molti italiani non vedono alternative alle scelte di Salvini in tema di immigrazione, alla politica dei porti chiusi. Va detto che i suoi oppositori non fanno altro che alzargli maldestramente la palla, permettendogli di accumulare punti su punti con una schiacciata vincente dopo l’altra. La vicenda della Sea Watch parla da sola. Ribadisco quanto ho già scritto (Corriere, 17 giugno): Salvini dispone di molti nemici che, masochisticamente, lo aiutano in ogni modo e non ha quindi bisogno di amici.
Il secondo punto di forza è dato dal fatto che fino ad oggi le contraddizioni delle sue scelte economiche non sono ancora esplose. Non si sa per quanto ancora Salvini potrà mantenersi in equilibrio senza cadere. A differenza di chi sta all’opposizione chi governa si trova prima o poi a pagare il conto delle sue incoerenze.
A l momento Salvini tiene insieme velleità di flat tax e controriforma pensionistica, riduzione del carico fiscale (per ora solo promessa) e crescita della spesa pubblica, sostegno alle imprese e mini-Bot (la minaccia di fare uscire l’Italia dall’Eurozona), rilancio delle esportazioni e sovranismo, sottovalutazione dei vincoli imposti dal debito pubblico e ottimistica scommessa sulla crescita, difesa del mercato e legami con la Russia e il suo capitalismo di Stato. Finché dura. Poiché le incoerenze programmatiche della Lega non sono state ancora sanzionate (è vero: lo spread ha provocato ferite dolorose ma la sua crescita può essere attribuita da Salvini a responsabilità del partner di governo), poiché non c’è stata ancora alcuna devastante rappresaglia da parte di Bruxelles o dei mercati, Salvini può addirittura portare in giro come un trofeo l’attuale isolamento dell’Italia in Europa, una prova del fatto che egli fa sul serio. Al momento, le obiezioni, le rilevazioni di contraddizioni programmatiche, possono essere liquidate dagli esponenti del fan club leghista come lamentazioni di pochi noiosi cacadubbi (un pugno di giornalisti e professori) che, giustamente, nessuno ascolta. «Gli elettori sono con noi», essi dicono (e per ora hanno ragione).
Altra faccenda, molto più semplice da interpretare, è il caso dei 5 Stelle. Qui non si vedono incoerenze. I 5 Stelle sono cristallini, così trasparenti che si riesce quasi sempre a capire che cosa stiano pensando. I 5 Stelle sono un movimento coerentemente anti-industriale e anti-borghese. Il loro ideale è l’economia del «parco giochi». Ci hanno messo più tempo del previsto ma alla fine riusciranno a spuntarla, riusciranno a fare dell’Ilva di Taranto una nuova Disneyland (dei poveri). Per l’ideologia pentastellata l’impresa, industriale o commerciale (soprattutto se di taglia grande), è sempre degna di sospetto mentre parole come «multinazionali» e «finanza» evocano divinità maligne. I no all’industria e alle infrastrutture che la sostengono permettono inoltre ai 5 Stelle di essere campioni di ecologia: l’aria che respiriamo diventa più pulita man mano che il Paese si deindustrializza. In un’Italia così non c’è nemmeno troppo bisogno di scienza (che, nel mondo moderno, è sempre stata complice dell’industria) né della «casta» degli scienziati.
L’anti-industrialismo porta con sé l’ostilità per i borghesi. I quali si dividono in due categorie: quelli che gravitano intorno ai 5 Stelle e tutti gli altri, potenzialmente corrotti, gente per la quale vale la presunzione di colpevolezza. Da consegnare al boia giustizialista. La convergenza ideologica fra la rivolta antiborghese dei 5 Stelle e il giacobinismo giudiziario teorizzato e praticato da alcuni magistrati è nelle cose. Qualcuno può chiedersi come possano conciliarsi l’anti-industrialismo e la rivolta antiborghese con la necessità di trovare le risorse da distribuire alle clientele elettorali. Si può replicare che, come mostra la storia dell’America Latina, questi fenomeni possono prosperare per molto tempo. Alla lunga, lasciano solo macerie fumanti ma la cosa riguarda un futuro più o meno lontano, non il presente.
Per certi commentatori i 5 Stelle sono ormai una gomma scoppiata, una cosa che appartiene al passato. Ci andrei piano. Non sono ancora finiti. Non è così sicuro che al Sud tutti siano già pronti a passare armi e bagagli (in elezioni politiche nazionali) dai 5 Stelle alla Lega. Che fine farebbe il reddito di cittadinanza?
Poniamo anche che i 5 Stelle scompaiano con la stessa velocità con cui sono apparsi. Resterebbe l’enormità del fatto. Un movimento anti-industriale è riuscito, per un certo periodo, a diventare il primo partito in un prospero Paese dell’Occidente. Come lo spieghiamo? Forse la modernità (industriale e borghese) sta all’Italia, o a parti di essa, come l’addomesticamento sta a un gatto: nel caso del gatto domestico se gratti la superficie puoi scorgere il predatore. Allo stesso modo, la modernità di cui sopra, in certi ambienti d’Italia, è, plausibilmente, un fenomeno superficiale. Quale che sia la loro sorte futura, i 5 Stelle non sono gli Hyksos, non sono venuti da fuori, sono figli della nostra tradizione.
C’è chi, in funzione anti-Lega, ammicca ai 5 Stelle e fa loro il piedino di nascosto. Sono quelli pronti a definirli una «costola della sinistra». Ma se è vero che nel passato della sinistra italiana c’era il pregiudizio anti-borghese, non c’erano invece né anti-industrialismo né sogni di decrescita felice. La politica è fatta di contorsioni. Anche le più stravaganti.

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