Le insufficienze del ministro della scuola

Fonte: Huffingtonpost

di Fabio Lupino

Classi pollaio, green pass e mascherine: Bianchi ondivago per tutta l’estate. Si riparte con poche certezze, appesi al buonsenso dei molti. Ma con una app

Nel suo rapportone da capo della task force istituita dal ministero dell’Istruzione a guida Azzolina,  Patrizio Bianchi immagina classi ideali da 15 alunni. Sarebbe bello, in effetti, ma forse nemmeno all’asilo le cose stanno così. Oggi, invece, nelle vesti di ministro, il professore dell’università di Fe rrara annacqua e ridimensiona gli allarmi sollevati da più parti sull’eterna piaga delle classi numerose, da 27 ragazzi in su, più volgarmente ribattezzate classi pollaio. Per Bianchi sono solo il 2,9% del totale, perlopiù “istituti tecnici concentrati nelle grandi periferie urbane”, sue parole. Non è vero, ministro. Non lo è facendo un controllo a campione e la invitiamo a farlo. Ma lo smentisce ancora oggi un mega dossier dell’autorevole sito Tuttoscuola, che riferendosi alle classi pollaio scrive: “Sono oltre 13 mila, in cui studiano quasi 400 mila studenti in duemila scuole. Al primo anno delle superiori le classi pollaio sono il 15% del totale, nei licei scientifici addirittura una su quattro, con anche 40 studenti in aula. Se ne parla da anni di questa piaga italiana, ma al terzo anno scolastico colpito dal Covid non è cambiato nulla, e ora che non è più obbligatorio il metro di distanziamento in classe il problema esplode”.Entrando nei dettagli:
“Sono circa 382mila gli alunni e quasi 25mila i loro insegnanti che nell’anno della pandemia sono stati assegnati nelle 13.761 classi over26 dei diversi ordini di scuola. Vi sembrano poche? – scrive Tuttoscuola -. In particolare nella secondaria di II grado all’inizio dell’anno scolastico 2020-21 ben 587 istituti si sono trovati nella condizione di dover gestire una o più classi da 27 e più studenti per un totale complessivo di 9.974 classi ipernumerose. Alcune hanno numeri elevatissimi: tra prime e seconde classi uniche delle superiori, nel 2020-21 sono state formate 13 classi con addirittura 40 studenti e 75 classi con un numero di studenti compreso tra 31 e 39. Si dirà che rappresentano una percentuale infinitesimale del totale delle classi. Ma non può non stupire che dopo due annate di Covid, spese per assicurare istruzione in sicurezza per tutti, ancora non si sia intervenuti per risolvere in maniera permanente questi casi, che acquistano anche un valore simbolico: il Covid stravolge tutto ma non i parametri fissati per la composizione delle classi, che restano intoccabili.
Sono stati i licei scientifici ad avere il maggior numero di classi con non meno di 27 studenti. Del resto sono anni che nella scelta delle famiglie i licei scientifici sono in forte crescita. Con riferimento a tutti gli indirizzi, nel primo anno della scuola secondaria di II grado nell’anno 2020-21 le classi con oltre 26 studenti sono state complessivamente 3.652, pari al 14,8% delle 24.613 prime classi esistenti. Un dato che fa riflettere: al primo anno delle superiori le classi pollaio sono il 15% circa del totale. Dal terzo anno la “selezione naturale” occulta brutalmente il problema attraverso bocciature e abbandoni. Nell’ultimo anno di corso ci sono state soltanto 462 classi con più di 26 studenti”.
Li smentisca ministro questi dati, lo faccia, davvero. Vorremmo tutti chiarezza e certezze. Formare la classe dirigente di domani in luoghi stipatissimi appare obiettivo molto improbo, benché prof e studenti provino a fare miracoli, malgrado lei e quelli che l’hanno preceduta nell’ingrato compito. Gli auspici si scontrano con la realtà. La legge Gelmini impone vincoli e nessuno quest’anno ha ipotizzato deroghe ai 27 alunni per classe alle superiori, per cui i presidi nella formazione anche delle nuove prime hanno seguito la legge. Non se ne esce, ministro.  Il presidente dell’Anp (presidi), Antonello Giannelli, parlando proprio su Huffpost ha messo sul tavolo una proposta importante, ma forse risolutiva: un piano di edilizia scolastica in più anni. Certamente, in questa fase, le priorità sono altre, ma sarebbe bene abbinare questa ambizione al Pnrr.
I collegi dei docenti sono operativi dal primo settembre. Ancora oggi in audizione Bianchi sullo scoglio green pass profila una app attiva dal 4 settembre, in collaudo, da vedere operativa per il 13 quando aprirà il grosso delle scuole italiane. Ma prima di ciò lo stesso ministro, in questa strana estate con molti beoti a seguire le indicazioni e a mettersi in fila per vaccinarsi e altrettanti liberi pensatori ad esercitarsi su cos’è la libertà davanti alla pandemia, ha sottovalutato il problema contando sulla buona volontà di tutto il personale scolastico, auspicando percentuali di non vaccinati in discesa, malcontandoli. Poi è intervenuto il commissario Figliuolo che ha detto, voglio cifre esatte. Poi è intervenuto Mattarella, due settimane fa e due giorni fa, poi è intervenuto Mario Draghi, assertivo come sempre su quella che è la linea da seguire, senza tentennamenti. E, allora, ha riparlato anche il ministro Bianchi ipotizzando di togliere le mascherine a tutti gli studenti vaccinati, come se fino ad un minuto prima il problema dei problemi non fosse stato quello della privacy da garantire ai grandi, tanto più ai minorenni. Si sono persi tre giorni per verificare la praticabilità di questa affermazione, verificandone l’infattibilità.
Il ministro vorrebbe non scontentare nessuno, ma finisce per lasciare perplessi quasi tutti. In pieno agosto ci sono volute due o tre spiegazioni per capire quale fosse stato l’accordo raggiunto con i sindacati della scuola, sedutisi al tavolo con la proposta di tamponi gratis al personale scolastico non vaccinato. Alla fine l’accordo è stato trovato, i no vax non sono stati accontentati, i sindacati hanno firmato, ma l’aria che non sia finita, anche in virtù di quel che continua a dire Maurizio Landini su tamponi e green pass, aleggia. Rassicurazioni a tutti, intanto ai presidi arrivava l’indicazione, dal ministero, di controllare il personale scolastico ogni giorno all’ingresso. Giù polemiche, richieste di avere gli elenchi dei vaccinati per non perdere tempo, poi arriva il ministro, sempre ai tempi supplementari a dire che faremo una app, di concerto con il ministero della Salute. Intanto a scuola si fanno controlli ogni giorno perché la direttiva non è cambiata. A contribuire all’ottimismo sgangherato di viale Trastevere ci ha messo il suo anche la sottosegretaria Floridia, M5s. Intervistata dal Corriere della sera ha ridimensionato il problema del green pass dicendo che tanto il personale Ata (i bidelli) non vanno in classe e a domanda sull’ingresso di persone terze (a partire dai genitori) e come regolarsi, ha seraficamente risposto: “Chi passa brevemente direi di no. Come anche chi deve consegnare un pacco o rifornire la macchinetta del caffè”.
Siamo messi così. La ecumenica intenzione del ministro (togliere la mascherina agli studenti se tutti vaccinati) oltre che dal diritto è stata stroncata da chi si occupa di Salute. L’immunologo Sergio Abrignani, membro del Cts, è stato secco: “Sapevamo che i vaccinati erano molto più protetti dall’infezione di quanto sia con la delta. Con la variante delta sappiamo che un vaccinato su cinque, uno su quattro, si può infettare. Quindi sarebbe buona regola tenere la mascherina anche in classe a tutti i vaccinati”, ha detto a Sky tg24, aggiungendo: “Anche tecnicamente non è facile assemblare le classi con solo vaccinati. Comunque questo è compito del ministero dell’Istruzione. Quello che voglio ribadire da tecnico è che anche se c’è una classe di 20 vaccinati, sappiamo che 4 o 5 si possono infettare. Sarebbe meglio tenere le mascherine il più possibile, usare i dispositivi di protezione, il distanziamento e l’aerazione, tutte misure che fanno diminuire le possibilità di infettarsi”. Le linee guida ancora non ufficialmente prodotte dal ministero dell’Istruzione a pochi giorni dall’inizio della scuola, non potranno molto discostarsi da queste valutazioni. In realtà, con il vantaggio delle vaccinazioni e meno male, siamo più o meno con le stesse direttive dello scorso anno, con indicazioni date dal Cts il 12 luglio. Un po’ più di flessibilità dove si può, non si parla più di rime buccali (le famose rime buccali…) e l’invito per tutti è aprire le finestre, anche d’inverno.
Il ministro ha elencato nell’audizione quanti soldi avrebbe dato per la corretta areazione delle classi, e gliene diamo atto. Ma non vedremo nulla, o quasi nulla per quest’anno. Così come sembra, al momento, fuori dalla realtà, l’affermazione di Bianchi di portare per il 13 settembre tutti i professori in classe, “quest’anno per la prima volta” (parla di 60mila assunzioni, di cui 32mila frutto del concorso riservato ai precari promosso dal precedente governo, 6mila dal concorso lampo Stem e poi con gli assunti sul sostegno). Le immissioni in ruolo stanno avvenendo in queste ore, poi ci saranno gli incarichi annuali e, poi, eventuali supplenze. Niente di tutto questo accadrà prima del 13 settembre, ma siamo aperti al miracolo. Nel frattempo ci sarebbero da pagare gli stipendi ai precari, fermi alla mensilità di aprile. Ma, almeno questo, dipende dal ministro Franco.

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