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Gen 26

Le Borse rallentano con Draghi. L’euro sfonda quota 1,25

Fonte: La Repubblica

di Flavio Bini

La moneta unica ai massimi da 4 anni. Il Brent tocca i 71 dollari, record dal 2014. Tokyo frena con il rafforzamento dello yen

Andamento misto per le Borse europee in una giornata segnata prevalentemente dalle parole di Mario Draghi, che preoccupato per la volatilità dei tassi di cambio, ha indirettamente criticato gli Stati Uniti lasciando intendere che alcune variazioni dpendono anche dalle dichiarazioni pronunciate proprio dagli Usa. Milano è l’unica a chiudere in positivo, guadagnando lo 0,41%. In rosso tutte le altre: Londra cede lo 0,36% e Parigi lo 0,25%, Francoforte scende invece dello 0,87%.  Wall Street si mantiene positiva con il Dow Jones che cresce dello 0,73%, l’S&P500 che avanza dello 0,23% mentre il Nasdaq sale dello 0,39%.
Con le parole di Draghi l’euro ha toccato nuovi massimi dal 2014, sfondando per un breve periodo quota 1,25 sul dollaro. A spingere al ribasso il biglietto verde anche le parole pronunciate ieri dal segretario del Tesoro Steven Mnuchin, che parlando a Davos ha affermato che l’indebolimento della valuta americana è “una buona cosa” per gli Usa.
Come previsto invece il consiglio direttivo della Bce ha deciso di mantenere i tassi invariati, sottolineando che i livelli attuali rimarranno ancora a lungo e anche oltre l’orizzonte temporale del Qe.
Dell’indebolimento ha risentito inevitabilmente anche lo yen, il cui balzo a 108,80 ( ai massimi da 4 mesi), ha zavorrato Tokyo per tutta la seduta, con il Nikkei che ha chiuso in calo dell’ 1,13%. Ieri chiusura in ordine sparso per Wall Street con il Dow Jones che ha chiuso in rialzo dello 0,2%, toccando un nuovo primato, mentre il Nasdaq è sceso dello 0,6%. Poco variato invece lo S&P 500 (-0,1%).  Dopo le parole di Draghi lo spread tra Btp e Bund rimane invarato a 134 punti ma sale il rendimento dei bob,  con il decennale italiano che sale  all’1,96% e il bund che cresce allo 0,64%.
Sul fronte dei dati macroeconomici in Germania l’indice Ifo, una dei principali sullìandamento dell’economia della Germania, sale a livello record e avanza 117,6 punti, dai 117,2 punti di dicembre, sopra gli attesi 117,1 punti. In Italia, il fatturato e gli ordinativi industriali sono cresciuti ancora a novembre. Dagli Usa i dati sulle richieste di sussidi sono in aumento ma meno delle attese le nuove richieste di sussidi di disoccupazione, pari a 233mila unità, in crescita rispetto alla settimana precedente quando erano state 216mila (dato rivisto dal precedente 220mila) e afronte d un dato atetso di 235mila unità.
Sulla sponda finanziaria convincono il mercato i conti di Fca, che raddoppia l’utile nel 2017 e Stmicroelectronics, anch’esso forte di un risultato netto in deciso aumento.
La flessione del dollaro spinge verso l’alto il prezzo del petrolio. Il Brent resta vicino ai 71 dollari al barile, tornando al livello del dicembre 2014.In crescita anche il Wti del Texas a 66,08.
I prezzi sono sostenuti anche dai tagli alla produzione ribaditi dall’Opec e dalla Russia e dai dati in calo delle scorte negli Stati Uniti. IN salita anche l’oro, a 1360 dollari l’oncia.

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