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Nov 13

Lagarde debutta nel Consiglio direttivo della Bce tra liti di falchi e colombe

Fonte: Sole 24 Ore

di Isabella Bufacchi

Christine Lagarde presiede il 13 novembre il suo primo Consiglio. Sul tavolo della prima discussione, la proposta avanzata da alcuni membri di introdurre la votazione per ogni decisione di politica monetaria

Christine Lagarde debutta nel suo primo Consiglio direttivo in Banca centrale europea il 13 novembre in un clima rabbuiato dal grave rallentamento economico e dall’inflazione che continua a calare allontanandosi dall’obiettivo della Banca, ma anche in un’atmosfera tesa per via della sonora spaccatura tra i falchi e le colombe nell’organo decisionale della Bce.
Se Mario Draghi al suo primo Consiglio direttivo il 3 novembre 2011 si è trovato a dover fronteggiare la Grande Crisi del debito sovrano e dell’euro, proponendo a sorpresa di tagliare i tassi (decisione di politica monetaria che fu presa collegialmente), Lagarde ha sul piatto della sua prima riunione con i 5 membri del Board (che sono sei con lei compresa) e i 19 governatori delle banche centrali degli Stati membri dell’euro, una crisi meno preoccupante ma tuttavia spinosa e tutta interna alla Banca: un allargamento delle divisioni interne. Sale lo scontento dei falchi che, spesso in minoranza negli ultimi anni di politica ampiamente accomodante, si sono sentiti messi in un angolo durante la presidenza Draghi. Una modifica delle procedure decisionali e una maggiore trasparenza con l’esterno sono alcune possibili soluzioni per ristabilire l’armonia. Ma la discussione su come modificare le regole e su come aumentare la trasparenza è appena iniziata e prevedibilmente sarà lunga.

L’antefatto
L’ultimo pacchetto di misure ultra-accomodanti proposto da Mario Draghi il 12 settembre e poi varato dal Consiglio con una chiara o larga maggioranza (a seconda dello strumento) , ha esasperato gli animi dei falchi fortemente contrari a all’ennesima ondata di liquidità tramite il QE2, nuovo programma di acquisti partito il primo novembre al ritmo di 20 miliardi al mese e senza scadenza. Anche l’ennesimo taglio dei tassi in terreno negativo, con il tasso sui depositi sceso il 12 settembre a -0,50%, ha destato malcontento più del solito.

Più trasparenza per ricucire gli strappi
Per placare gli animi e ricucire gli strappi e ristabilire un clima più sereno nel Consiglio direttivo – essenziale in un organo collegiale che prende decisioni così importanti per l’Eurozona – la strada che potrebbe essere imboccata dalla neo-presidente Lagarde, e che lei stessa ha già indicato come linea strategica a 360 gradi della sua presidenza, è quella di aumentare la trasparenza.
Sul tavolo della prima discussione in Consiglio con Lagarde al posto di Mario Draghi, è stata nuovamente avanzata da alcuni membri la proposta di aumentare le informazioni contenute nei verbali che già vengono pubblicati con un dettagliato resoconto delle riunioni del Consiglio: oltre alla descrizione del dibattito sulle decisioni di politica monetaria come adesso, alcuni membri vorrebbero che fosse rivelata l’identità di chi prende posizioni nette in Consiglio.
Non tutti sono d’accordo: alcuni governatori di banche centrali potrebbero preferire esprimersi liberamente in pieno anominato. È quanto accade già quando ad un evento, o ad una tavola rotonda, partecipano i giornalisti e tutto va “on the records”: non tutti a quel punto esprimono liberamente la propria opinione.
La pubblicazione dei verbali è stata decisa e avviata sotto la presidenza di Mario Draghi, il quale però non vedeva con favore una trasparenza totale sulle varie posizioni emerse in Consiglio.

Il voto per ogni decisione di politica monetaria?
Alcuni membri del Consiglio sarebbero favorevoli a modificare le regole delle procedure decisionali, prevedendo il voto (per alzata di mano) per ogni decisione di politica monetaria. Ma anche in questo caso, non tutti sono d’accordo. Mario Draghi per esempio richiedeva il voto volta per volta, cioè quando il Consiglio era visibilmente spaccato e non c’era una chiara maggioranza. L’alzata di mano non è servita per il QE2 perché era già emersa una chiara maggioranza.
Al momento, le regole sono tali per cui qualsiasi membro del Consiglio può richiedere il voto per ogni singola decisione: basterebbe questo, in realtà, per consentire la votazione sempre, senza modificare le regole. Ma un automatismo eviterebbe al singolo membro di esporsi con una richiesta esplicita.
In prospettiva, poi, se i verbali dovessero aumentare l’informazione, dando nomi e cognomi su ogni decisione presa, allora nel caso di votazione la trasparenza sarebbe totale perché per qualsiasi decisione presa si verrebbe a conoscenza esattamente di tutte le posizioni nel Consiglio: forse questo potrebbe essere visto dalla maggioranza del Consiglio come un eccesso di trasparenza.

La Bce è unica
Il voto per ogni decisione di politica monetaria, è la tesi avanzata dal Financial Times, metterebbe la Bce sullo stesso piano di Bank of England e Federal Reserve. Ma la Bce non può essere messa esattamente sullo stesso piano delle altre banche centrali perché è unica al mondo: è l’unica banca centrale che mette assieme i governatori di 19 banche centrali nazionali che devono riferire anche ai loro Parlamenti nazionali in 19 Paesi che mantengono la loro totale sovranità in politica fiscale.

La quota francese e la quota rosa
Il Board della Bce ha nominato il 13 novembre l’economista francese Imène Rahmouni-Rousseau nel ruolo di Director General Market Operations (DG-M). La Rahmouni-Rousseau, 43 anni, al momento direttore dei mercati alla Banque de France, prenderà il posto del tedesco Ulrich Bindseil, che dal primo novembre è diventato Director General Market Infrastructure and Payments. Rahmouni-Rousseau, ha già lavorato come economista in Bce, nella divisione sulle market operations che ora dirige, tra il 2001 e il 2004.

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