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Nov 09

La vittoria di Trump è la “Brexit d’America”

Fonte: La Stampa

Trump speech on economy in Detroit

di Alessandra Rizzo

A parte il leader dell’Ukip Farage sono in pochi a gioire da questo lato dell’Atlantico

Per il Regno Unito, la vittoria di Trump è la “Brexit d’America”, il giorno in cui tutte le previsioni della vigilia sono state sconfitte e il popolo dimenticato ha dato un calcio all’establishment. “E’ l’anno delle due rivoluzioni”, ha detto Nigel Farage, il leader Ukip che a Trump ha dato consigli durante la campagna presidenziale. “Questa è ancora più grande di Brexit”. Un Farage raggiante ha detto, scherzando, che gli piacerebbe un ruolo nell’Amministrazione Trump, “magari suo ambasciatore presso l’Ue”. A parte Farage, e con lui certa stampa populista, sono in pochi a gioire da questo lato dell’Atlantico.
Nel governo si fa buon viso a cattivo gioco. Si ricorda la “special relationship” nonostante tutto. E qualcuno spera che con Trump, il Regno Unito alla ricerca di accordi commerciali dopo la Brexit possa non essere più “in fondo alla fila”, come aveva famosamente detto Obama. Theresa May, che da ministro degli Interni aveva criticato Trump per la sua idea di proibire l’ingresso in America ai musulmani, ha ricordato proprio la “relazione speciale” che lega i due Paesi “sulla base dei valori di liberta’, democrazia e intraprendenza”.
“Siamo e resteremo ottimi alleati nel commercio, sicurezza e difesa”, ha detto la premier, che ha aggiunto: “Costruiremo sulla base di questi legami per assicurare sicurezza e prosperità per i nostri Paesi negli anni a venire.” Boris Johnson, il ministro degli Esteri che della Brexit è stato il volto, si è limitato alle congratulazioni di rito. Cercherà di dimenticare il battibecco dell’anno scorso, quando Trump aveva detto che certi quartieri di Londra erano talmente pieni di musulmani radicalizzati che la polizia aveva paura ad andarci, e l’ex sindaco aveva risposto che lui avrebbe avuto paura di andare a New York “per il rischio di incontrare Trump”.
Il leader laburista Jeremy Corbyn ha spiegato la vittoria di Trump come un “inequivocabile rifiuto di un establishment politico e un sistema economico che semplicemente non funziona per la maggior parte delle persone. Un sistema che ha prodotto inuguaglianza crescente e standard di vita che peggiorano o sono stagnanti, in America come nel Regno Unito.” Per Corbyn, le risposte di Trump e la sua retorica sono “chiaramente sbagliate”, ma “questo è un campanello d’allarme”.
Delusa Nicola Sturgeon, first minister scozzese. “E’ il verdetto del popolo americano e dobbiamo rispettarlo,” dice. Ma rimpiange la mancata vittoria della prima donna presidente. Delusi i bookmakers, che per l’ennesima volta, come i sondaggi, hanno sbagliato le previsioni. “Potrebbe essere peggio della Brexit”, ha detto Alan Alger di Betway. “Dopo la vittoria del Leicester con quote incredibili e le perdite delle ultime ore con la Brexit, sarebbe stato meglio se Donald Trump non avesse ricevuto le chiavi della Casa Bianca.”
Infine, delusi, e sorpresi, molti commentatori. “Con l’elezione di un uomo che gli elettori sapevano essere irrispettoso delle finezze costituzionali, l’America ha di fatto mandato il corrispettivo elettorale di un attentatore suicida a Washington”, scrive Edward Luce, columnist del Financial Times, quotidiano che aveva dato il suo endorsement a Clinton. “Il mandato di Trump sarà di far saltare in aria il sistema”.
L’Economist, che alla vigilia del voto aveva detto senza mezzi termini che Donald Trump sarebbe stato un “presidente terribile”, ha scritto in una cronaca della nottata che ha scioccato il mondo: “All’inizio era impensabile, poi è diventato altamente probabile, adesso è una realtà.

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