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Lug 28

La tecnologia non è un posto per donne

DONNE
Fonte: La Stampa

Da Google a Facebook, da Twitter a Linkedin, da Pinterest a Yahoo!: i dipendenti uomini sono molti più delle donne.

E ci sono grossi squilibri anche a livello etnico. Lo rivelano i grandi dell’hi-tech, che ora promettono di migliorare

Per le aziende della Silicon Valley è la moda del momento. È la corsa a compilare quello che in inglese viene definito “diversity report”: una breve analisi con le statistiche più rilevanti sulla propria forza lavoro. Il risultato, per tutti, è una sorta di ammissione di colpa, perché il risultato non ammette equivoci: il mondo che popola gli uffici dei colossi tecnologici è in grande prevalenza maschile e non troppo variegato dal punto di vista etnico. Gli ultimi a rivelare i propri dati sono stati Twitter ePinterest. Ma negli ultimi tempi l’avevano fatto anche Facebook,GoogleYahoo! e Linkedin. All’appello manca Apple, ma Tim Cook ha già annunciato che anche la mela seguirà l’esempio.

Rapporto fisso: (quasi) sette uomini ogni tre donne

Si poteva intuire che quello tecnologico fosse un mondo in prevalenza maschile, ma forse era difficile immaginare che la disparità tra uomini e donne fosse così ampia. Non solo: è uno squilibrio che cambia pochissimo tra un’azienda e l’altra. A Google e Twitter il rapporto è uguale: sette uomini ogni dieci dipendenti. A Facebook il rapporto lavoratori-lavoratrici è di 69-31. A Yahoo! 62-37, a Linkedin 61-39 e a Pinterest 60-40. Come si vede nell’infografica in basso, se ci si limita ai lavori più tecnici e tecnologici in senso stretto, il divario tra uomini e donne cresce ancora e arriva a un rapporto 90-10, come nel caso di Twitter. Stesso discorso se si guarda ai piani alti dei colossi tech: sono donne meno di un quarto dei dirigenti.

Neri e ispanici? Non pervenuti

Lo squilibrio si ripropone anche sul piano della provenienza etnica. Ovunque i bianchi dominano la scena: sono metà dei lavoratori di Pinterest e Yahoo!, il 57 per cento di quelli di Facebook, il 59 a Twitter, il 61 a Google il 63 a Linkedin. Il secondo gruppo più rappresentato è quello degli asiatici, che oscilla tra il 29 per cento di Twitter e il 42 per cento di Pinterest. Fortemente sottorappresentati sono i lavoratori di colore e ispanici, che – insieme – arrivano al massimo all’otto per cento della forza lavoro (quella di Linkedin) e in un paio di casi (Google e Pinterest) sono appena il tre per cento dei dipendenti. Inutile dire che, anche qui, lo squilibrio aumenta se si guarda ai dirigenti. Ma si capovolge in due casi: i lavoratori del settore “tech” di Yahoo! e Linkedin sono per il 57 e il 60 per cento asiatici

L’autocritica delle aziende: “Vogliamo migliorare”

In generale, il mondo dei colossi della tecnologia è un mondo maschile e bianco, soprattutto a livello dirigenziale. E facile che questo incida molto anche sulle scelte estetiche, etiche, strategiche di queste aziende. Che infatti hanno colto l’opportunità dei loro “diversity report” per fare autocritica. E promettere che faranno meglio. “In termini di diversità, abbiamo ancora molto da fare”, ammettono – praticamente all’unisono – da Google, Linkedin e Pinterest. “Stiamo costruendo un’azienda più inclusiva”, promettono Facebook e Twitter. “Vogliamo attrarre talenti, da qualunque cultura provengono”, spiegano a Yahoo!. Un dettaglio: a parte Google (il cui rapporto è anonimo), tutte le aziende che abbiamo citato hanno affidato a una donna il compito di firmare dati e buone intenzioni. Segno che sta diventando anche – e molto – una questione d’immagine.

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