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Lug 06

La stretta del Viminale sull’asilo: “Troppi permessi umanitari”

Fonte: La Stampa

di Grazia Longo

Circolare del ministero ai prefetti contro le protezioni date agli stranieri in fuga

Se non è uno stop vero e proprio, poco ci manca. Un giro di vite sui permessi di soggiorno per motivi umanitari, è la nuova linea del ministro dell’Interno Matteo Salvini dettata ai prefetti, alla commissione per il diritto d’asilo e ai presidenti delle sezioni territoriali per il riconoscimento della protezione umanitaria. Non solo. Il ministro ha anche annunciato di aver spostato 42 milioni dall’accoglienza ai rimpatri volontari.
A finire nel mirino del leader leghista soprattutto donne incinte, bambini e migranti che si affidano ai barconi della speranza. Ma lui respinge le accuse: «Io dico no ai finti rifugiati e all’arrivo dei barconi. Faccio presente da papà che non ce l’ho con bambini e donne incinte».
Le restrizioni imposte dalla nuova circolare del titolare del Viminale nascono dall’impennata dei permessi umanitari concessi rispetto a quelli per l’asilo inerenti alla condizione di rifugiato.
Il rapporto è di 4 a 1: solo nell’ultimo anno si registra una percentuale del 28% di permessi contro quasi il 7% di status di asilo.
«Sono attualmente in trattazione circa 136.000 richieste di protezione internazionale – scrive Salvini nella circolare firmata l’altro ieri – un numero significativo e con andamento crescente se si considera che lo scorso anno sono state presentate oltre 130.000 istanze di asilo, di gran lunga superiori ai 119.000 migranti sbarcati sulle nostre coste. La rilevante consistenza dei dati impone un’attenta azione riorganizzativa oltre ad una analisi prospettica della complessiva attività di valutazione delle domande di asilo».
Secondo il ministro «il permesso di soggiorno per motivi umanitari è stato concesso in una varia gamma di situazioni collegate, a titolo esemplificativo, allo stato di salute, alla maternità, alla minore età, al tragico vissuto personale, alle traversie affrontate nel viaggio verso l’Italia, alla permanenza prolungata in Libia, per arrivare ad essere uno strumento premiale dell’integrazione».
Urge quindi una svolta: «Tale prassi ha comportato la concessione di un titolo di soggiorno a un gran numero di persone che, anche in base alla normativa europea sul diritto d’asilo, non avevano al momento dell’ingresso del nostro Paese i requisiti per la protezione internazionale e che, ora, permangono sul territorio con difficoltà d’inserimento e con consequenziali problematiche sociali che, nel quotidiano, involgono anche motivi di sicurezza».
Nel corso del 2017 si è verificato un aumento degli status di rifugiato riconosciuti: 6578 nel 2017 (l’8,5% del totale) rispetto ai 4808 del 2016 (5% del totale).
Per quanto concerne la protezione umanitaria, nel 2017 è stata concessa a 18.951 persone (il 24,4% delle domande esaminate). Cifre tutto sommato in linea con quelli degli anni precedenti. Nel 2016 i permessi di soggiorno per protezione umanitaria rilasciati erano stati infatti 18.979 (il 21% del totale).

Le commissioni
E nella circolare Salvini si appella categoricamente ai numeri : «In merito al centrale aspetto degli esiti dell’attività̀ delle Commissioni, i dati dell’ultimo quinquennio evidenziano che la percentuale del riconoscimento dello status di rifugiato è̀ stata pari al 7%, quella della protezione sussidiaria al 15%; sono stati inoltre concessi permessi di soggiorno per motivi umanitari nella misura del 25%, aumentata al 28% nell’anno in corso».

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