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Dic 30

La sfida di Monique contro la Brexit: “Non me ne vado”

Fonte: La Repubblica

londra-brexit

di Enrico Franceschini

Un’olandese da più di 20 anni a Londra ora rischia l’espulsione. Come lei tre milioni di cittadini europei

Sposata con un inglese, madre di due figli nati in Inghilterra e residente nella capitale britannica da 24 anni: sembrerebbe abbastanza per ottenere il diritto a restarci per sempre. Ma quando Monique Hawkins, un’olandese che lavora a Londra nel settore del software, ha inviato al ministero degli Interni la richiesta per un permesso di residenza, primo passo per la cittadinanza del Regno Unito, le è arrivato l’ordine di lasciare immediatamente il Paese o rischiare la deportazione.
Finché la Gran Bretagna ha fatto parte dell’Unione Europea, la signora non si sentiva costretta a prendere una seconda nazionalità: poteva vivere in qualunque paese Ue. Dopo la vittoria della Brexit nel referendum del giugno scorso, tuttavia, le era venuto qualche dubbio. Il governo di Theresa May assicura i 3 milioni di europei qui residenti che potranno rimanere indefinitamente, nel quadro di un accordo con Bruxelles che dia lo stesso diritto al milione e mezzo di britannici residenti negli altri 27 paesi dell’Unione: ma la questione sarà oggetto di negoziato e Monique aveva pensato di cautelarsi avviando subito le pratiche di naturalizzazione.
Le è andata male. E quando ha cercato di parlare con il ministero degli Interni per chiedere ragioni, non è riuscita a comunicare con nessuno: “Una situazione degna dei film satirici di Monty Python”, commenta. La sua storia, finita ieri sul Guardian, non è unica. Le lamentele degli europei che risiedono nel Regno Unito si ripetono dal giorno dopo il referendum. “Vivo nell’incertezza e nella paura”, dice Sylvie Kilford, dottoranda polacca, anche lei sposata con un inglese, dopo avere scoperto di non essere qualificabile per il permesso di residenza perché non si è mai fatta un’assicurazione sulla salute. “Mi sento triste, tradito e senzacasa”, le fa eco l’ingegnere francese Charles Noblet. “Il mio livello d’ansia è tale che mi sono decisa a farmi rappresentare da un avvocato “, protesta l’italiana Paola Rizzato.
In realtà l’olandese Monique Hawkins non teme di essere forzatamente separata da marito, figli e rispedita in continente: “In qualche modo, alla fine spero che il problema si chiarirà”. Ma non è semplice: il formulario per richiedere il permesso di residenza è lungo 85 pagine e fitto di richieste assurde, come la consegna di documenti anche scaduti per dimostrare da quanto si è nel Regno Unito. E’ già sorta un’associazione, “The 3 million campaign”, per proteggere gli interessi degli europei (fra i quali 600 mila italiani). E il governo sta sperimentando un formulario online per facilitare la procedura. Potrebbe non essere sufficiente: una think tank calcola che, se tutti i 3 milioni di residenti europei chiedessero la cittadinanza britannica, lo stato impiegherebbe 47 anni a esaminare le richieste. Della Brexit, questo è certo, continueremo a discutere a lungo.

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