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Mar 20

La semina delle lenticchie, un simbolo di resistenza

Fonte: Corriere della Sera

di Marco Sensini

Nel piano di Castelluccio la sopravvivenza di una piccola ma preziosa parte dell’economia di questo paese è a rischio

Da Norcia a Civita di Cascia, poi Cittareale, si prende la Salaria in pieno Lazio, si procede verso Arquata tra i paesini devastati dal sisma, si sale dalle Marche, per Piedilama e Forca di Presta, fino al piano di Castelluccio. Novanta chilometri, tre posti di blocco dell’esercito, strade massacrate e cosparse di cantieri, case in demolizione, di tutto. Centottanta chilometri tra andare e tornare, otto ore col trattore. Tutti i giorni per tre settimane.
Ieri dovevano salire ai piani per avviare la semina della lenticchia, la risorsa più importante della zona, ma i castellucciani sono rimasti a manifestare intorno alle mura di Norcia, dove sono sfollati, dopo che il terremoto ha distrutto il paese sull’altopiano, a 1.450 metri d’altezza, davanti al Monte Vettore ferito dalle nuove faglie.
Troppo complicato salire a Castelluccio, che per la strada diretta da Forca Canapine, chiusa per le frane, dista da Norcia appena venti chilometri. La Protezione civile aveva organizzato un convoglio per portare su i loro trattori e avviare la stagione della lenticchia, facendo l’unico lungo giro possibile, ma all’ultimo minuto ha rinunciato. Avrebbe accompagnato cento lavoratori nel vuoto. Il viaggio, e poi il lavoro dei campi, senza un posto dove ripararsi, riposare, mangiare, o trovare assistenza, perché sull’altipiano dal 30 ottobre scorso non è rimasto più niente e nessuno.
Adesso la lenticchia di Castelluccio rischia, e con lei la sopravvivenza di una piccola ma preziosa parte dell’economia di questo paese. Non rischierà forse la bellezza, perché i fiorellini gialli, rossi e azzurri che sbocciano a luglio, richiamando sul Piano Grande e sul Piano Piccolo decine di migliaia di persone per lo spettacolo della «fiorita», e che non sono quelli della lenticchia, ma delle piante spontanee che le crescono intorno, continueranno a spuntare. Sarebbe però una bellezza effimera se a fine luglio a Castelluccio, oltre ai fotografi, non ci fosse nessuno, per la prima volta in almeno trecento anni, a mietere quelle minuscole lenticchie.

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