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Apr 15

La scienza, gli esperti e la democrazia

Fonte: Corriere della Sera

di Pierluigi Battista

L’Italia ha smantellato le centrali nucleari sulla base di un plebiscito referendario scosso dal terrore propagatosi come la nube radioattiva di Chernobyl, malgrado il parere contrario di numerosi scienziati


La sacrosanta battaglia contro le superstizioni antivacciniste non dovrebbe però indurre chi scienziato non è, e le cui conoscenze scientifiche sono a dir poco approssimative e raccogliticce come le mie, a sposare una visione politicamente manichea della scienza. Chi è terrorizzato dai vaccini non dovrebbe essere insultato, deriso, insolentito come un deficiente che finge di essere un esperto, ma convinto con pazienza, compreso per le sue fobie, tranquillizzato con tenacia e calma. Ma una cosa non dovrebbero ripetere i non scienziati che si fingono esperti e che si appoggiano sulle spalle degli esperti per dimostrare di saperne qualcosa: dire che la «scienza non è democratica». Una frase che rappresenta un’ovvietà perché gli assunti scientifici non sono presi a maggioranza. Ma è anche una sciocchezza superficiale perché molte decisioni che in qualche modo riguardano l’applicazione pratica della scienza sono prese democraticamente in base al principio di maggioranza, dove il voto di un esperto vale quanto quello di un non esperto.
L’Italia, per esempio, ha smantellato le centrali nucleari sulla base di un plebiscito referendario scosso dal terrore propagatosi come la nube radioattiva di Chernobyl nel 1986, malgrado il parere contrario di numerosi scienziati, a cominciare da Edoardo Amaldi, uno dei più grandi esperti di fisica nucleare, allievo di Enrico Fermi. Chi vinse allora, l’esperto, il competente, lo scienziato, la conoscenza, oppure il voto popolare per decidere cosa fosse scientificamente utile, anche a costo di pagare in bolletta per decenni il costo dell’energia prodotta dalle centrali nucleari oltre confine? E sugli organismi geneticamente modificati che molto stanno facendo sul piano della lotta alla fame nell’Africa della denutrizione cronica, qualcuno può citare uno studio scientificamente inoppugnabile che dimostri senza dubbio la pericolosità degli Ogm? La comunità scientifica è divisa, ma il popolo anti Ogm scende in piazza e condiziona la scelta dei governi: la democrazia ha la meglio sulla scienza. Idem per le cause umane dei cambiamenti climatici: davvero la generosa Greta Thunberg ne sa molto di più del premio Nobel Carlo Rubbia, molto più dubbioso e problematico? Vince l’inoppugnabile dato scientifico oppure la paura e l’allarme? La scienza non è democratica, ma le scelte politiche sulla scienza sì.

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