La rivoluzione verde entra in università: spazio a lauree e master green da ingegneria a biochimica

Fonte: Sole 24 Ore

di Francesca Barbieri

Per preparare i futuri esperti dell’ambiente le università si adeguano con nuovi corsi di laurea in area green


La transizione energetica ed ecologica, “veloce, oltre che equa e giusta”, creerà nuovi posti di lavoro e una crescita del Pil. E’ la previsione inserita nel Piano messo a punto dal governo. Per centrare gli “obiettivi climatici – si legge nel documento – la crescita del settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica si stima accompagnata da una crescita annua del Pil dello 0,5%-0,6% e da un aumento di occupazione del 2,5%-3% all’anno, concentrati nei settori edilizio, dei trasporti e dell’energia rinnovabile”.

Mercato del lavoro sempre più green
Del resto, al di là delle previsioni, la rivoluzione verde sta già trasformando il mercato del lavoro: “Negli ultimi tre anni il numero di imprese che hanno investito in prodotti e tecnologie verdi è stimato a 432mila -sottolinea il report del Governo -. Sul lato occupazionale, l’impatto previsto è di 3,1 milioni di posti di lavoro, che rappresentano il 13% dell’occupazione italiana complessiva”.

Le proposte delle università italiane
E così per preparare i futuri esperti dell’ambiente le università si adeguano con nuovi corsi di laurea in area green, che spiccano tra le circa 200 novità in rampa di lancio per l’anno accademico 2021/22 e che portano l’offerta complessiva attivata dagli atenei italiani oltre quota 5mila tra triennali, magistrali biennali e magistrali a ciclo unico.
L’obiettivo delle novità in area “verde” è fornire le competenze richieste dal mercato del lavoro sfruttando, in prospettiva, l’effetto volano degli investimenti previsti dal Recovery Plan.

Nuovi corsi di laurea
L’università di Padova, ad esempio, ha in programma la laurea magistrale in sustainable science and technology for circular economy e la magistrale in water and geological risk engineering, per formare profili specializzati nell’analisi, nel monitoraggio e nella mitigazione dei rischi connessi ai fenomeni calamitosi con origine idrologica e geologica.
Parte invece alla Sapienza di Roma la magistrale interfacoltà in biochemistry, in inglese: con un mix di basi biochimiche per affrontare problematiche biologiche e biotecnologiche di ambito ambientale.
Spostandoci alla Liuc di Castellanza troviamo un percorso trasversale dedicato alla sostenibilità (nell’ambito di ingegneria gestionale), mentre nella nuova offerta del’università Politecnica delle Marche rientra la triennale in sistemi agricoli. Sempre in ambito agrario, debutta a Modena e Reggio Emilia la magistrale in sostenibilità integrata dei sistemi agricoli. A Bari, invece, è prevista l’attivazione del nuovo corso professionalizzante in tecniche per l’agricoltura sostenibile.

I master “green”
All’insegna della green economy e di uno sviluppo sostenibile sul piano ambientale e sociale, sono in rampa di lancio anche master post-laurea, di primo e di secondo livello. La Bocconi di Milano propone Masem (sustainability and energy management) per preparare studenti e giovani professionisti ad affrontare tutte le sfide della sostenibilità in qualsiasi settore, dalla moda alla meccanica.
Focus sui cambiamenti climatici alla Statale di Milano con il master di II livello Iacc (Interdisciplinary approaches to climate change) dedicato a laureati in materie umanistiche e tecniche e realizzato con il supporto di atenei stranieri (come la Seattle university) e centri di ricerca internazionali.
Per chi è interessato a formare solide competenze nella creazione di processi produttivi sostenibili l’università di Torino propone il master in sostenibilità socio ambientale delle reti agroalimentari. Mentre per l’area medica, nel campus di Ravenna è attivo il master ambiente e salute dell’università di Bologna.

Le prospettive di lavoro
Chi completerà questi nuovi percorsi di studio si troverà in vantaggio ai blocchi di partenza del mercato del visto che al 62% dei neoassunti dei prossimi 5 anni (2,7 milioni in totale secondo Unioncamere) sarà richiesto di sviluppare soluzioni e strategie ecosostenibili, la percentuale più alta seguita dal 56% dei lavoratori che dovranno evidenziare la capacità di utilizzare tecnologie internet e strumenti di comunicazione visiva e multimediale.
I profili più gettonati? Quelli ad alta specializzazione e i tecnici: ingegneri civili, energetici e meccanici, ma anche tecnici nella gestione dei cantieri edili e della sicurezza sul lavoro. Inoltre, emergeranno nuove figure professionali: dal giurista ambientale all’energy manager, dallo specialista in contabilità verde all’informatico ambientale, fino al promotore di nuovi materiali sostenibili.

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