La ripartenza c’è ma è “fragile”. E restano due grandi incognite

ECONOMIA
Fonte: La Stampa

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Il taglio degli investimenti pubblici nel Def, e la caduta del credito alle imprese

ROMA

La fotografia più fedele è quella che ha scattato Bankitalia nel suo Bollettino economico di ieri: «i segnali di una lenta estensione della ripresa» ci sono, ma il quadro economico «resta fragile». Ovvero, in una battuta di un economista di Confindustria: «arrivano dati buoni, che fanno ben sperare – dice – e poi subito dopo ecco due-tre numeri negativi. Che ti gelano ogni entusiasmo».

 

Eppure qualcosa, qualcosina, sta succedendo. I «numeri negativi» ci sono, ma sono sempre meno; i «dati buoni» sono sempre di più. È chiaro che la scommessa di Matteo Renzi, con il decreto degli 80euro, è una mossa rischiosa: gran parte degli addetti ai lavori è convinta che le coperture finanziarie individuate (con l’eccezione delle entrate da banche e assicurazioni) siano pericolosamente aleatorie. In altre parole, se la ripresa alla fine non arrivasse, potremmo svegliarci con un altro buco di discrete proporzioni nei conti pubblici. Secondo Dario Focarelli, capo economista degli assicuratori dell’Ania, la scommessa potrebbe riuscire. «Non è sbagliato dare un segnale di fiducia alle famiglie – spiega – è un tentativo che vale la pena di fare. Del resto, se finora gli altri esperimenti per spingere sul pedale della crescita hanno dato risultati deludenti, non è detto che le cose debbano andare sempre male».  

 

Anche perché, come detto, qualche indicatore comincia a girare dalla parte giusta. Secondo l’Istat, ad esempio, nel primo trimestre del 2014 il Pil è previsto con un (piccolo) segno più: dello 0,2% rispetto al quarto trimestre del 2013. Sempre l’Istat dice che i ritmi produttivi dell’industria (al netto delle costruzioni, dove invece continua il disastro…) sono attesi in aumento dello 0,5% nel primo trimestre 2014. Gli analisti di Confindustria, a dire il vero, tirano una bella secchiata di acqua gelata sulle speranze di ripresa, puntando il dito sull’altalena di «più» e di «meno» che rendono poco decifrabile l’andamento dell’industria. Peserà negativamente, spiegano, anche il taglio degli investimenti pubblici in infrastrutture previsto nel Def. E soprattutto la contrazionedel credito alle imprese tra febbraio e gennaio (-0,4%). Ilcredit crunch è un problema, dicono a Via dell’Astronomia ma anche all’Ania, che verrà certo aggravato dal giro di vite fiscale sulle banche.  

 

Tuttavia altri segnali – a volte parziali, a volte più consistenti – ci sono. A marzo le famiglie hanno chiesto il 10% di mutui in più rispetto a un anno fa. A febbraio si è confermato un più 15,2% nelle vendite dei veicoli commerciali, segno che le imprese si organizzano per una ripresa. Cartasì dice che la gente usa di più (+5,1% rispetto a marzo 2013) le carte di credito. A Pasqua il turismo è in ripresa: del 5%, dice Federalberghi. Per Bankitalia oltre il 40% delle imprese (era il 33% nella rilevazione di dicembre) si aspetta che nei prossimi mesi si consolidi la ripresa della produzione. Il 27% delle imprese si attende una ripresa (il 24% però una loro riduzione) degli investimenti: sono quelle di dimensioni maggiori, e situate nel Centronord. Secondo Confcommercio-Censis anche le famiglie italiane cominciano a «crederci»: per la prima volta dal 2011 la percentuale degli ottimisti (37,3%) supera la percentuale di chi pensa che invece le cose andranno peggio. E aumenta in modo notevolissimo – addirittura del 53,4% in febbraio, ma anche marzo va alla grande – la raccolta di premi assicurativi per le polizze vita. Da un lato, gli italiani accumulano risparmio per garantirsi da rischi; ma è anche vero che ci sono più risorse a disposizione delle famiglie.

 

 

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