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Nov 19

La maggioranza corregge se stessa: presentati 1700 emendamenti alla Manovra

Fonte: La Stampa

di Carlo Bertini

Pioggia di richieste di modifica al Senato. Solo 200 milioni di euro per accoglierle

Potere dei numeri. Di fronte a 4.550 richieste di modifica della manovra, (ben 1700 della maggioranza) il governo può mettere sul piatto, per soddisfare gli appetiti parlamentari, qualche centinaio di milioni: forse 200, dicono i ben informati. Quindi, a meno che i partiti non si mettano d’accordo con la ragioneria dello Stato sulle «coperture», ci sarà poco da scialare. Tanto che ad una prima scrematura della commissione Bilancio, domani resteranno sul tavolo 5 o 600 emendamenti sulle richieste «qualificanti» dei partiti. E a dispetto dell’appello di Giuseppe Conte e del ministro Gualtieri a limitare i danni, è cominciata la guerra. Che sarà la prova del nove della tenuta della maggioranza. Chi vincerà tra Renzi e Di Maio su quota 100? Il Pd sa bene quali siano i rischi, ma lo stesso doppia i 5 stelle nella mole di richieste, 921 contro 435: i senatori Dem non si fanno illusioni, ma dopo la raffica di paletti piantati da grillini e renziani («questo non va bene», «questo lo togliamo»), hanno deciso di piantare le loro bandierine. A futura memoria dei propri elettori. «Il contributo dei gruppi parlamentari arricchisce il percorso della manovra», li difende Zingaretti.

Cambiano plastic, sugar e auto
Insomma, anche se stavolta salta più all’occhio, da decenni è il solito copione: l’assalto dei partiti alla diligenza della manovra economica. Che va approvata in Senato entro il 3 dicembre, due settimane. «Questa volta è un assalto al governo da parte della maggioranza», affonda il coltello la Bernini di Forza Italia sulla pioggia di emendamenti. Ieri in Senato, da Forza Italia ne sono sbucati 1.105, da FdI 523, dalla Lega 905, dal M5S 435. Dal Pd 921, da Italia Viva 240, dal Misto 242, dalle Autonomie 179. I renziani sfottono i Dem sulla portata della loro «contromanovra». Ma in realtà il Pd punta a portare a casa tre o quattro cose: a rimodulare la plastic tax per premiare le aziende che riciclano, come conferma il ministro Gualtieri; ad abbassare la sugar tax; a rivedere la tassa sulle auto aziendali e a investire sui comuni.
E subito scoppiano le scintille. Renzi vuole abolire quota 100, Di Maio alza un argine, «non si tocca». E si mette di traverso pure sulla plastic tax e manette agli evasori. Sentendo cosa dice il premier, saranno ridotte le tasse auto, rispetto a quanto previsto nei testi iniziali. Il sottosegretario al Mef, Antonio Misiani, anticipa come finirà: «Ci saranno modifiche profonde alle misure sulla tassazione delle auto aziendali e la plastica monouso».

Ilva, Venezia ed assorbenti
La realtà irrompe sempre nella manovra. I renziani vorrebbero dare 50 milioni per impermeabilizzare piazza San Marco e la norma «Notre Dame», per defiscalizzare gli aiuti per Venezia. I grillini vorrebbero far pagare alla Chiesa gli arretrati Imu dal 2006 al 2011. Poi vorrebbero inserire il trasloco fra le spese che godono di agevolazioni fiscali del 50% come per le ristrutturazioni edilizie, per combattere l’abusivismo. Ma non solo: si deve ridurre al 5% l’Iva sugli assorbenti, se biodegradabili. Un datore di lavoro può assumere un extracomunitario e poi chiedere per lui il permesso di soggiorno, propone Leu. Ma c’è anche l’opposizione. La Carfagna vorrebbe un credito d’imposta alle aziende che assumono donne. La Lega vorrebbe la flat tax. La Meloni lo scudo per Ilva e via il reddito di cittadinanza.

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