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Mag 19

La frenata sulle assunzioni e i dubbi sul Jobs Act

Fonte: La Repubblica

La Stampa

di Gianluca Luzi

La frenata delle assunzioni a tempo indeterminato dimostra che il boom dello scorso anno era determinato soprattutto dagli sgravi fiscali per gli imprenditori che assumono. Sgravi che da quest’anno sono terminati. A questo dato poco incoraggiante si aggiunge l’enorme crescita dei voucher, i buoni da dieci euro che sono visti da molti osservatori come la nuova forma del precariato: il lavoro come un taxi che si paga con un buono. Si può già concludere che il jobs act ha il fiato corto? Hanno ragione quindi in Francia a protestare in piazza contro la riforma del mercato del lavoro? Se nonostante la diminuzione della disoccupazione, che pure c’è, le assunzioni a tempo indeterminato dovessero continuare con questo ritmo (-77 per cento su base annua) si dovrebbe almeno concludere che qualche aspetto non secondario da rivedere nella legge di Renzi senz’altro esiste. Per questo bisognerà aspettare i prossimi dati. Una cosa comunque si può dire fin da adesso: il sistema produttivo italiano è arretrato rispetto alla media europea e i consumi delle famiglie, pure in leggerissima ripresa, non tirano abbastanza da prevedere l’uscita definitiva dalla crisi in tempi rapidi. La conferma dei 14 miliardi di flessibilità concessa da Bruxelles all’Italia è di sicuro una buona notizia non tanto per l’entità della cifra ma perché rappresenta il segno che la politica economica di Renzi ha trovato ascolto in Europa. Ma per la verifica sul debito bisogna aspettare novembre e la raccomandazione della Bundesbank di tenere a bada i conti e dell’Europa di uno sforzo aggiuntivo nel 2017 contrastano con la necessità di Renzi di trovare una ventina di miliardi per rilanciare i consumi e abbassare le tasse. Come dice un grande banchiere come Bazoli nell’intervista a Ezio Mauro su Repubblica in edicola oggi, se saltasse la riforma istituzionale nel referendum di ottobre “diventerebbe impossibile riformare alcunché”. Compresa l’economia. E il quadro politico entrerebbe nel caos. Ecco perché Renzi ha chiesto una tregua di cinque mesi nel partito e ha già cominciato la campagna elettorale per il Si. Dipende tutto da quella battaglia. Dal l’esito incerto.

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