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Lug 09

La disoccupazione per ora è nascosta

Fonte: Corriere della Sera

di Danilo Taino

Le misure prese dai governi per rendere meno drammatica la crisi stanno naturalmente influenzando le statistiche del mercato del lavoro: un’analisi della società di ricerca Oxford Economics pubblicata il 7 luglio sostiene che «non dicono l’intera storia»


E’difficile, in questa crisi, leggere l’andamento del mercato del lavoro. Probabilmente, i dati ufficiali sottostimano la disoccupazione attuale e quella che potrebbe arrivare. Ieri, Eurostat ha pubblicato una serie di dati riferiti al primo trimestre dell’anno (solo per circa metà interessato dalla pandemia) i quali indicano che il tasso di occupazione nella Ue era, a fine marzo, il 73,3%, identico all’ultimo trimestre dell’anno scorso e meglio del 73,0% dei primi tre mesi del 2019. Con 12,8 milioni di persone ufficialmente disoccupate: un tasso del 6,3% addirittura migliore del 6,4% e del 6,7% rispettivamente dell’ultimo e del primo trimestre del 2019. Sempre nei primi tre mesi del 2020, però, 22,9 milioni di persone ufficialmente occupate sono state assenti dal lavoro: 4,3 milioni in più che alla fine dell’anno scorso; alcune in ferie, altre in sospensione temporanea dall’attività. Le misure prese dai governi per rendere meno drammatica la crisi stanno naturalmente influenzando le statistiche del mercato del lavoro: un’analisi della società di ricerca Oxford Economics pubblicata il 7 luglio sostiene che «non dicono l’intera storia».
Fonti alternative — ad esempio i Google Trends di ricerca — raccontano che le prospettive sono meno positive di quelle che si intuirebbero dai dati ufficiali. Le ricerche online di «aiuti alla disoccupazione» hanno toccato un picco in marzo e aprile, ma succede che nella maggior parte delle economie avanzate le ricerche per «disoccupazione» e questioni legate al lavoro sono al picco ancora oggi. Il fatto è che, storicamente, queste ricerche anticipano una forte crescita della disoccupazione nelle statistiche ufficiali. Questo è vero in Italia almeno da 15 anni per quel che riguarda la ricerca delle parole «disoccupazione», «Inps», «licenziamento», le quali nell’indice di intensità di ricerca erano tutte sotto il livello 50 prima della pandemia e oggi sono a 65 per la prima e a 82 per «licenziamento» e «Inps». Oxford Economics sospetta che la lettura dei dati ufficiali «possa condurre a un ottimismo ingiustificato». Aggiunge: «I mercati del lavoro potrebbero ancora risentire molto di difficoltà che le statistiche ufficiali devono ancora catturare». Mercati del lavoro che potrebbero essere di fronte a «possibili cambiamenti strutturali», anche dovuti a maggiore automazione. Sarà questione rilevantissima nei prossimi anni.

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