La conferenza sul futuro dell’Ue parte zoppa

Fonte: Huffington Post

di Angela Mauro

A tre lustri dal tentativo di Giscard d’Estaing, l’avvio del processo di riforma di Von der Leyen, Sassoli e Costa, ma non toccheranno i Trattati

A distanza di quasi 15 anni dal tentativo di Valéry Giscard d’Estaing di lanciare una convenzione europea per la riforma dell’Unione, l’Ue ci riprova. Rinviata a causa della pandemia, parte oggi la conferenza sul futuro dell’Europa. Il presidente dell’Europarlamento David Sassoli, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il presidente di turno dell’Ue, il portoghese Antonio Costa, firmano oggi all’Europarlamento la dichiarazione che dà avvio formale a un processo che intende lanciare una consultazione tra i cittadini europei su cosa sia l’Ue per loro, cosa interessa di più, se il Green deal o il digitale, per esempio. Ma questa conferenza, pensata inizialmente dal presidente francese Emmanuel Macron, sostenuta da Sassoli e l’Eurocamera e dalla Commissione, parte frenata. Gli eurodeputati avrebbero voluto che riformasse i trattati europei. Gli Stati membri hanno detto no. Ora il parlamento insiste per trovare il modo, a cominciare dal presidente Sassoli.
Nel 2002 Giscard d’Estaing, ex presidente della Repubblica francese negli anni dal ’74 all’81, fu incaricato di presiedere la convenzione europea (2002-2003) che ‘osò’ elaborare una ‘Costituzione europea’, progetto di revisione dei trattati fondativi dell’Ue, che però su affossata dalla vittoria del no al referendum in Francia e Olanda. Si ripiegò nel 2007 con la firma del Trattato di Lisbona, che tra le altre cose stabiliva le competenze tra Stati membri e Ue, frenando di fatto il processo verso una unione di tipo federale.
Un freno che sembra essere la bussola anche per la Conferenza sul futuro dell’Ue che parte oggi.
Se ne parla dall’inizio di questa legislatura, dopo le europee del 2019 ma Macron ne ha parlato anche prima. La pandemia ha imposto un rinvio, ma in realtà la Conferenza si è incagliata da subito nelle discussioni tra i leader europei sulla mission e sull’organigramma. L’idea dell’Europarlamento era di affidarne la presidenza al liberale, convinto europeista, Guy Verhofstadt, ma le sue propensioni troppo federaliste non piacciono agli Stati nazionali. Nessuna presidenza a Verhofstadt dunque. Piuttosto la conferenza sarà presieduta dalle tre istituzioni europee: Parlamento, Commissione e presidenza di turno in rappresentanza degli Stati. Verhofstadt sarà co-presidente del board esecutivo in rappresentanza dell’Europarlamento.
Ma soprattutto, per volere del Consiglio Ue (cioè degli Stati), la dichiarazione firmata oggi non parla di modifica dei trattati Ue. Gli europarlamentari vorrebbero comunque arrivarci al termine del processo. Le conclusioni della conferenza sono previste per maggio 2022, in piena presidenza di turno francese dell’Ue e con Macron in campagna elettorale per le presidenziali in Francia. Circostanza che ha suscitato mugugni a livello europeo da parte di chi vede la Conferenza come arma elettorale per aiutare Macron contro la sfidante per l’Eliseo Marine Le Pen.
“Siamo oggi fermamente impegnati a garantire il seguito concreto delle raccomandazioni e delle conclusioni che la Conferenza produrrà – dice Sassoli – È essenziale che questo esercizio porti ad azioni concrete, cambiamenti legislativi, cambiamenti di trattati, se questo è desiderato e auspicabile. Ci impegniamo a non avere tabù e a fare in modo che i risultati possano offrire una visione reale del nostro progetto europeo. È in gioco la nostra credibilità come rappresentanti eletti, è in gioco il nostro futuro e il futuro delle nostre democrazie”.
“Per la prima volta tre istituzioni europee si impegnano a raggiungere i cittadini. Questa conferenza sarà il miglior vaccino contro chi vuole danneggiare la nostra democrazia europea”, dice Antonio Tajani di Forza Italia (Ppe).  Il capo delegazione del Pd al Parlamento europeo Brando Benifei spinge per la riforma dei trattati: “Serve per dare all’Ue la forza di agire. A fronte delle sfide che dobbiamo affrontare oggi, si vede che l’Unione non è in grado, è rimasta indietro rispetto ai cambiamenti del mondo. E’ positivo che il lavoro della Conferenza vada sui tavoli di tutte le istituzioni, non solo al Consiglio, e questo può essere un modo per trasformare le proposte in proposte legislative per riformare i trattati”.
Nel gruppo liberale di Renew Europe c’è risentimento rispetto alla scelta di non affidare a Verhofstadt la presidenza. “Il board esecutivo è troppo ampio – dice Nicola Danti di Italia Viva (Renew) – ma prendiamo il buono di questa conferenza. Bisogna coinvolgere i cittadini per trovare un punto di sintesi e puntare alla riforma dei trattati europei, non è semplice ma come si è dimostrato in pandemia l’Ue sta spingere il cuore oltre l’ostacolo”. Secondo Sandro Gozi di Renew Europe, “la dichiarazione politica di maggio 2022 dovrà indicare l’Europa che vogliamo nei prossimi 15 anni e avviare una riforma dei trattati e delle politiche europee che restituisca all’Ue la sua giusta leadership nel mondo”.
“La dichiarazione parla di ‘ruolo esplorare’ per capire cosa serve all’Ue, ma non ci deve essere un tabù sull’andare oltre – dice Tiziana Beghin, capo delegazione del M5s all’europarlamento – Se è necessario aggiornare le competenze dell’Unione, bisogna dirlo. Noi siamo per la revisione dei trattati, per esempio sul pareggio di bilancio, l’abolizione dei vincoli del patto di stabilità che ha limitato la crescita”.
“È un peccato che la dichiarazione non parli di riforma dei trattati ma a quello bisogna puntare”, concorda l’ex M5s Eleonora Evi, ora nei Verdi.
“Se dovessero esserci veti aprioristici ingiustificati a qualsiasi tentativo di riforma dei Trattati – rincara Fabio Massimo Castaldo del M5s, vicepresidente dell’Europarlamento – allora bisognerà essere pronti e avere il coraggio di proporre cooperazioni rafforzate, una sorta di political compact, per gli Stati che vorranno veramente far crescere l’Europa recuperando lo stesso slancio e la stessa visione dei padri fondatori quasi 65 anni fa”.
Più critico il leghista Marco Zanni, presidente del gruppo sovranista di Identità e democrazia. “Il fatto che si sia arrivati ad una conferenza è positivo, ma le negoziazioni hanno dimostrato quante fratture ci siano tra le istituzioni dell’Unione. Gran parte delle negoziazioni si è arenata sul nome, non tanto sui temi. E adesso manca l’analisi degli errori fatti nel processo di integrazione Ue, dalla crisi del debito sovrano in poi. La conferenza deve farlo altrimenti qualsiasi discussione sulle modifiche ai trattati avrà poco senso.
Carlo Fidanza di Fratelli d’Italia (Ecr), unico partito dello spettro politico a non sostenere il governo Draghi, è drastico. “Noi crediamo in una Europa confederale con competenze solo nelle materie più importanti, senza sostituirsi agli Stati nazionali, la vicenda covid lo dimostra. I fatti delle ultime settimane ci dimostrano come in realtà, a fronte di appelli a costruire l’Unione della sanità,  l’Ue abbia avuto la massima fiducia da parte di tutti, ma alla prova dei fatti la scommessa è stata persa. Gli organi esecutivi di questa Ue non sono in grado di svolgere le competenze sulle quali sono stati delegati dagli stati nazionali”.
“Il rischio è che questa Conferenza si trasformi in un altro strumento per portare avanti solo l’agenda federalista – dice Raffaele Fitto di Fratelli d’Italia – Noi ci saremo con le nostre proposte auspicando che si apra una seria riflessione aperta a tutti anche a chi la pensa diversamente. Ecco perché, la scorsa settimana in conferenza dei presidenti ci siamo astenuti sul progetto”.
Von der Leyen centra il punto quando dice: “L’Ue può produrre risultati se ha le competenze e i mezzi necessari per agire: pensate a Next Generation Eu. Ma abbiamo visto anche difficoltà, in questa pandemia: quando le competenze Ue sono deboli, solo con gradualità la solidarietà ha superato i confini chiusi. C’è voluto troppo tempo per avere un consenso”. Ecco, ma le competenze tendono a tenersele gli Stati.

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