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Giu 23

Il Regno Unito al bivio, l’ora della verità

Fonte: Sole 24 Ore

di Leonardo Maisano

Se i mercati sono l’indicatore migliore per monitorare l’umore della maggioranza di un popolo diviso, la vittoria si potrebbe già assegnare a Remain. Anche ieri la sterlina è cresciuta contro dollaro ed euro, il Ftse 100 è avanzato e i commenti della City sono sotto il segno dell’ottimismo. Resta da capire perché. I sondaggi più recenti assegnano un margine di un paio di punti al fronte eurofilo, ben entro il margine di errore. Secondo gli allibratori di Betfair le chance di vittoria di Remain sono, invece, pari al 78%, molto oltre i sondaggi che continuano a tracciare un Paese spaccato a metà. La differenza fra le due metodologie è che i bookies lavorano sull’opinione maturata dagli elettori sull’andamento globale del voto, mentre gli opinion polls elaborano solo le intenzioni dei singoli cittadini.
Seppure con gradualità molto diverse l’incertezza persiste sull’esito della consultazione che porta oggi alle urne 46 milioni e mezzo di cittadini chiamati a scegliere se il Regno Unito debba restare o lasciare l’Unione Europea. A spostare in modo significativo il consenso non sembra essere servito nemmeno il Grande Dibattito della Bbc che ha visto, l’altra sera, l’ex sindaco di Londra Boris Johnson invocare l’Independence day, ovvero il giorno in cui Londra si potrà liberare dall’abbraccio dell’Unione Europea. Slogan rintuzzato dal suo successore al municipio della metropoli, Sadiq Khan, che ha denunciato il «progetto odio» scatenato dai brexiters nel Paese con la propaganda anti-immigrazione.
Nell’ultimo giorno di campagna referendaria il premier David Cameron con l’ex premier John Major ha battuto le campagne dell’Oxfordshire, spargendo le stesse parole di speranza affidate anche a un’intervista al Financial Times in cui si è detto convinto che il dividendo di Remain sarà consistente e capace di rilanciare gli investimenti nel Paese. Concetto accompagnato da una sommessa considerazione: l’esito – ha detto il premier – resta aperto a qualsiasi soluzione. L’ultimo sforzo di Remain è stato sostenuto da più di milleduecento capitani d’impresa che in una lettera al Times hanno raccomandato di votare per la continuità ovvero Remain.
Sul fronte opposto Boris Johnson ha scelto il suo ultimo bagno di folla andando a incontrare elettori per le strade e nelle fabbriche, sventolando la prospettiva di una rinascita britannica quando Londra sarà libera dai lacci dell’Unione. Più esplicito di tutti è stato l’eurofobo Nigel Farage che nel corso di una conferenza stampa a Westminster ha aggirato l’accusa di razzismo incensando se stesso. «La scelta è semplice: qual è la nostra bandiera ? Io voglio continuare ad avere il passaporto britannico. L’Ukip – ha detto riferendosi al partito che guida – ha cambiato l’agenda politica del Paese. Sono sicuro che vinceremo».
E non c’è dubbio che il vero acceleratore dell’eurosetticismo nei conservatori sia stato la popolarità delle istanze demagogiche che l’Ukip ha cavalcato, minacciando la poltrona di decine di deputati Tory. La loro reazione è stata di esercitare massima pressione sul leader David Cameron convincendolo a organizzare il referendum. Genesi di un errore ? Non c’è alcun dubbio, nonostante il premier continui a difendere la sua scelta. Ora che la corsa è finita le recriminazioni non contano, ma conteranno molto fra 48 ore quando conosciuto l’esito della consultazione la politica farà i conti con se stessa e i leader scesi in campo.
In attesa di allora i britannici pensano ai risparmi e c’è stato un netto aumento dei cambi di sterline in euro e dollari. Operazioni di limitato cabotaggio nelle banche, dai cambiavalute, negli uffici postali. Il sito on line della Royal Mail è stato letteralmente preso d’assalto con transazioni quattro volte superiori a quelle dello stesso giorno dello scorso anno.
Tutto è dunque pronto per una consultazione che come detto conta 46 milioni e mezzo di aventi diritto al voto anche se il 60 % di affluenza potrà essere considerato un grande successo. Le urne si aprono oggi alle 7 per chiudersi alle 22, nel corso della giornata ci saranno due ultimi sondaggi d’opinione. Sarà la notte a fare scorrere il rosario di 382 collegi che entro le 7 ora britannica – 8 italiana – del 24 dovranno aver annunciato l’esito della più tesa partita politica della storia recente del Regno Unito.

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