Il premier sloveno Jansa: l’Europa ad alto rischio di disgregazione

Fonte: Sole 24 Ore

di Beda Romano

Il leader di Lubiana contro il «doppiopesismo» dell’Ovest verso l’Est. Due ore di conferenza stampa per accusare i media del suo Paese.


In un contesto già molto teso nei rapporti tra Est e Ovest nell’Unione europea, il primo ministro nazionalista Janez Jansa ha avvertito ieri che la tenuta stessa della costruzione comunitaria è a rischio per via di un doppiopesismo nel trattamento dei paesi europei così come di concezioni diverse sui valori comuni tra i Ventisette. La presa di posizione è giunta mentre la figura del 62enne premier sloveno suscita preoccupazioni nelle file dell’establishment europeo.
All’indomani di una riunione difficile tra il governo sloveno e la Commissione europea, il primo ministro ha voluto incontrare in un centro-congressi fuori Lubiana un gruppo di giornalisti bruxellesi, in visita nel paese in occasione dell’inaugurazione della presidenza slovena dell’Unione (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). La conferenza stampa è durata due ore, ivi compresa la proiezione di un filmato in cui nei fatti il governo ha denunciato l’esistenza in Slovenia di una stampa partigiana.
Interpellato sui suoi stretti rapporti con il premier ungherese Viktor Orbán, alla guida di una auto-dichiarata democrazia illiberale, Janez Jansa ha risposto: «Ho conosciuto Orbán quando questi lottava per la democrazia nel suo paese. Apprezzo molto quanto ha fatto per l’Ungheria. Oggi ha tutto il diritto di esprimersi su come vede il futuro dell’Europa. Se l’Unione europea iniziasse a lasciare in disparte chi non la pensa allo stesso modo, rischierebbe di rimpicciolire».
Una legge ungherese, che vieta la rappresentazione e la promozione dell’omosessualità presso i più giovani, è stata criticata a livello europeo. Riuniti a Bruxelles la settimana scorsa molti capi di Stato di governo l’hanno biasimata pubblicamente. A difendere Viktor Orbán sono rimasti lo stesso Jansa e il premier polacco Mateusz Morawiecki. «Esistono le fondamenta di una civiltà europea, ma pensare che esistano valori comuni a tutti i Ventisette è una illusione», ha precisato ieri il premier sloveno.
L’uomo politico è una figura controversa sulla scena europea. È diventato premier per la terza volta nel 2020, alla guida di un governo di coalizione e di minoranza. Ex giornalista, è stato imprigionato dalle autorità jugoslave negli anni 80 e poi dalle autorità slovene nel 2014. In questo secondo caso, è stato liberato dopo essere stato scagionato dall’accusa di avere ricevuto tangenti da ministro della Difesa. Non ha mai nascosto la sua ammirazione per l’ex presidente americano Donald Trump.
«Attenzione poi al doppiopesismo», ha aggiunto il dirigente sloveno, ricordando che lettere inviate da Bruxelles a Lubiana sono state fatte trapelare alla stampa prima che arrivassero a destinazione. «Pensate che ciò possa accadere alla Francia o alla Germania?», si è chiesto, sottolineando che «la Slovenia non è una colonia». E ancora: «L’idea di immaginari valori europei e l’esistenza di un evidente due pesi-due misure sono la strada più veloce verso la disintegrazione dell’Unione».
Parlando di un possibile crollo dell’Europa, il premier ha fatto un confronto con la fine della Jugoslavia: «L’ultimo atto prima della guerra fu proprio l’esistenza di due pesi e due misure tra le entità federate. Fu raccolto denaro a favore di una sola delle repubbliche mentre tutte erano chiamate al rimborso». Ha poi aggiunto: «La fondamentale divisione non è tra democrazia liberale e democrazia illiberale, ma tra democrazia e tecnocrazia. Vi sono tante tonalità di democrazie».
Il governo Jansa III è nel mirino di Bruxelles per via delle pressioni sui media e in particolare sull’agenzia di stampa pubblica STA, privata di fondi. Ieri il premier ha mostrato ai giornalisti presenti qui a Lubiana un filmato di 15 minuti nel quale veniva denunciata la tendenza alla manipolazione della stampa slovena, a destra come a sinistra. Il tentativo era quello di spiegare che le sue accuse contro televisioni e giornali sono giustificate dalla presenza di un giornalismo di parte.
La conferenza stampa di ieri ha confermato l’esistenza di due Europe, almeno per quanto riguarda le sensibilità relative allo stato di diritto. In Polonia e in Ungheria, le differenze risalgono al passato comunista. In Slovenia, a 30 anni di distanza, anche la guerra in Jugoslavia gioca un ruolo. Secondo alcuni osservatori sloveni, il ricordo del conflitto continua a contribuire alla polarizzazione della scena politica e all’animosità del dibattito pubblico. A farne le spese sembra essere in particolare la stampa.

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