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Apr 29

Il mondo del dopo-virus senza una potenza guida

Fonte: Corriere della Sera

di Franco Venturini

La Cina non uscirà vittoriosa. Ma il Covid-19 sta danneggiando fortemente anche gli Usa . E lo stesso si può dire della Russia di Putin, oppure dell’Europa


Sarà la Cina che ne è stata la prima vittima a vincere la più grande partita del Covid-19, quella delle gerarchie mondiali e dei nuovi equilibri geopolitici? Sarà l’ibrido capital-comunista di Pechino a gestire meglio degli altri le novità che la pandemia porta con se, e che tendono a favorire i regimi autoritari rispetto alle democrazie dell’Occidente?
Non lo crediamo. Ma il coronavirus sta danneggiando fortemente anche gli Usa di Trump o di chi gli succederà a novembre. E lo stesso si può dire della Russia di Putin, oppure dell’Europa che conferma ogni giorno divisioni e macchinosità dei suoi processi decisionali. E allora, chi comanderà? A ben vedere il Covid-19 sembra volerci regalare un mondo nuovo con tutte le rivalità di quello vecchio, ma con una particolarità inedita almeno nel dopoguerra: l’assenza di una potenza-guida, e al suo posto una sorta di condominio riottoso e instabile, attraversato dalle lotte per la supremazia tecnologica-sanitaria più che militare.
La Cina ha sconfitto il coronavirus sfruttando a Wuhan, oltre all’ammirevole impegno della popolazione, tutte le possibilità offerte dal suo sistema politico. E ora è impegnata su tanti fronti. Quello volto a battere gli Usa nella prestigiosissima e popolarissima corsa mondiale al vaccino, per cominciare. E poi la «diplomazia delle mascherine», gli aiuti generosi ma anche interessati a chi chiede aiuto (con l’Italia in prima linea, ma i nostri rapporti con la Cina li abbiamo definiti nel marzo 2019 quando fummo gli unici nel G-7 a firmare un Memorandum con Pechino senza alcun vantaggio in termini di investimenti) . E ancora un accentuato decisionismo geopolitico nel Mar della Cina, a diretto confronto con gli Usa.
Ma questa Cina che può apparire trionfante è la stessa che quotidianamente l’America accusa di aver per troppo tempo nascosto lo scoppio dell’epidemia. E’ la stessa che non può puntare sulla sconfitta elettorale di Trump perché i sondaggi indicano che una grande e permanente maggioranza negli Usa si schiera contro Pechino, anche in campo commerciale. E’ la Cina, questa, che subirà un colpo economico devastante come tutti, ma aggravato da una nuova consapevolezza soprattutto degli europei: d’ora in poi bisogna ridurre la nostra dipendenza da Pechino in campo sanitario, e anche in campo industriale perché non si può più fermare la produzione di automobili se dalla Cina non arriva un determinato componente. Ancora, e forse soprattutto: il Covid-19 ha dato un brusco colpo di freno alla diffusione del 5G di Huawei, e persino la Gran Bretagna, che aveva detto un mezzo sì, ora ha fatto dietrofront. Il fatto di aver vinto la battaglia contro il virus, insomma, non garantisce a Xi Jinping di vincere anche la partita del potere globale. Soprattutto se un giorno dovesse esplodere la pandemia in Africa, dove la Cina ha enormemente investito in uomini e in capitali.
E gli Stati Uniti? Il coronavirus ha tagliato una gamba al tavolo sul quale poggiavano le speranze di rielezione di Donald Trump. I ritardi dell’Amministrazione e le sue continue giravolte, i tre milioni di disoccupati diventati ventisei, le liti con i governatori degli Stati, tutto sembrerebbe mettere Trump con le spalle al muro in termini elettorali. Ma non è così per almeno due motivi: perché Trump trova ampi consensi quando accusa il nemico Cina, e perché il democratico Joe Biden è un rivale debole che oltretutto ha grandi difficoltà a fare campagna mentre il Presidente, gratis, esibisce ogni giorno in televisione il suo decisionismo verbale. Trump molto indebolito, Biden debole di suo, l’ America First già da tempo in declino volontario sulla scena mondiale, l’economia che avrà bisogno di tempo per riprendersi. A far da piedistallo alla superpotenza Usa rimane soltanto una potenza militare che ancora per molti anni non potrà essere raggiunta da altri (salvo la Russia in campo nucleare). Ed ecco allora che prende corpo una rivalità più accesa ma anche più paritaria tra America e Cina nell’era del dopo-virus, che sarà anche l’era dell’intelligenza artificiale, della robotica, del 5G, e, fattore cruciale nelle urne future, della preparazione sanitaria.
La Russia troverà forse un angolo nell’Olimpo, ma non pare destinata ad accrescere il suo peso. Putin è alle prese con un processo costituzionale per prolungare il suo potere che è stato paralizzato dall’epidemia, l’economia già debole dovrà incassare una lunga rinuncia ai profitti petroliferi, e i livelli del consenso interno minacciano di scendere pericolosamente. Ma la Russia resterà nel gruppo di testa, e non va persa di vista (senza però mettere sotto accusa i suoi aiuti all’Italia) se si vuole tenere ben presente un vecchio e saggio avvertimento: l’unica cosa più pericolosa di una Russia forte, è una Russia debole.
Nemmeno l’Europa è destinata nel dopo-virus a conquistare una poltrona di prima fila. Ma per lei, soltanto per lei, il mondo potrebbe davvero cambiare a novembre se l’America passasse da un Presidente anti-europeo a uno che non lo è. E che forse le concederebbe il tempo necessario per crescere, in termini di difesa e di strategia geopolitica, senza mai mettere in forse un ancoraggio a quei valori democratici che oggi fanno sentire, qui e là, pericolosi scricchiolii.
Nel mondo che verrà dopo il Covid-19 l’Italia dovrà definire e difendere come mai prima i suoi interessi nazionali. Che si riassumono oggi nello stare in Europa senza rinunciare a far sentire la propria voce, ma anche senza farsi sedurre da inesistenti e fumose alternative. Almeno da questo punto di vista, il mondo non cambierà.

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