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Nov 09

Il mondo che verrà sarà più sostenibile?

Fonte: Corriere dell Sera

di Danilo Taino

Ci sono diversi approcci alle previsioni sulla crescita della popolazione mondiale. I due probabilmente più interessanti e più usati sono quelli delle Nazioni Unite e dell’austriaco Iiasa: arrivano a conclusioni diverse


Spesso si usa la demografia per lanciare allarmi sulla sostenibilità della vita sul pianeta e sul modello attuale di sviluppo. Non sempre è il caso di farlo. Ci sono diversi approcci alle previsioni sulla crescita della popolazione mondiale. I due probabilmente più interessanti e più usati sono quelli delle Nazioni Unite e dell’austriaco Iiasa (International Institute for Applied Systems Analysis). Arrivano a conclusioni diverse. Quello dell’Onu prevede che fino a fine secolo la popolazione del globo aumenterà. E traccia quattro scenari, sulla base dei tassi di fertilità previsti in ogni Paese. Quello ritenuto più probabile, la variante media, dice che nel 2050 saremo 9,77 miliardi e che nel 2100 arriveremo a 11,18 miliardi. Se il tasso di fertilità (i figli nati per ogni donna) fosse dello 0,5 inferiore, la popolazione del mondo sarebbe di 7,28 miliardi, un poco meno dei 7,53 miliardi del 2017. Se invece il tasso fosse dello 0,5 superiore a quello della variante media, si arriverebbe a 16,52 miliardi. Il caso estremo, cioè una fertilità identica a quella odierna, porterebbe invece a 26,33 miliardi di persone nel 2100: caso astratto perché il tasso di fertilità globale sta calando significativamente.
L’Iiasa ha un approccio più articolato: sulla base dei lavori di un’ampia rete internazionale di demografi, l’istituto austriaco dà un notevole peso alle previsioni sull’istruzione, dal momento che le donne più sono istruite meno figli hanno. Su questa base, lo scenario medio e più probabile porta a una popolazione di 9,14 miliardi nel 2050 e di 8,95 miliardi nel 2100: inferiore alle previsioni ritenute più probabili dall’Onu e soprattutto con un inizio di calo della popolazione nel 2070. Interessante è che, come notano i demografi di Our World in Data, l’Iiasa prevede che a fine secolo sette miliardi di persone avranno un’istruzione di livello almeno secondario: non solo è circa la popolazione odierna, è anche un numero dieci volte superiore ai 700 milioni che l’avevano nel 1970. Tre miliardi avranno un diploma di livello universitario e solo 82,63 milioni di persone saranno senza istruzione. Già nel 2050, il numero di chi non è mai andato a scuola è previsto scendere dai 767,77 milioni del 2015 a 467,69 milioni e il numero dei laureati salire da 725,52 milioni a 1,69 miliardi. Non è affatto detto che il mondo di domani sia meno sostenibile di quello di oggi. Anzi.

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