Il fattore Quirinale sul futuro del governo Draghi

Fonte: Corriere della Sera

di Massimo Franco

Il presidente Mattarella ha ribadito che questo sarà l’ultimo anno del suo mandato. La scadenza del settennato all’inizio del 2022 incrocia il problema della durata e del percorso dell’esecutivo


L’aveva già detto, prima che si formasse il governo di Mario Draghi. Ieri Sergio Mattarella l’ha ribadito, incontrando i vertici dell’Aeronautica militare : «Questo è l’ultimo anno del mio mandato». La precisazione arriva a poche settimane da quello che unanimemente viene considerato il capolavoro del suo settennato: la formazione di una maggioranza che si avvicina all’unità nazionale; e promossa senza che nessuno, tra i partiti, abbia potuto muovere nei confronti del capo dello Stato la benché minima accusa pubblica di avere parteggiato per una soluzione.
Un vero presidente di garanzia.Per questo, da mesi aleggiava e continua a rispuntare l’ipotesi di una rielezione di Mattarella, magari a tempo, per consentire a Draghi di portare a termine il suo compito a Palazzo Chigi; e poi «preparare» il suo passaggio al Quirinale prima delle elezioni politiche previste nel 2023. Ma sono scenari con molte, troppe variabili. E la principale appare proprio la volontà del presidente della Repubblica di non essere prorogato: sebbene forse sarebbe il candidato in grado di raccogliere i voti della maggioranza dell’attuale Parlamento.
La sua insistenza a non volere ripetere l’esperienza di Giorgio Napolitano, rieletto nel 2013 e dimessosi nel 2015, implica una domanda immediata sul futuro dell’esecutivo e della maggioranza che sostengono Draghi; e in particolare sul ruolo che l’attuale premier potrà assumere. In piena pandemia, con la campagna delle vaccinazioni da completare e il Piano per la ripresa da mettere in atto, è impensabile che il governo finisca tra meno di un anno. La prospettiva che Draghi arrivi solo all’elezione del capo dello Stato interromperebbe un percorso di riforme.
Per paradosso, queste settimane dicono che il baricentro del potere si è spostato a Palazzo Chigi su impulso del Quirinale. E, almeno fino a quando il contesto politico e internazionale rimarranno tali, la figura di Draghi continuerà a risultare strategica: qualunque sia o sarà il suo ruolo istituzionale. Non solo. Per il modo in cui è arrivato a Palazzo Chigi e per gli equilibri che si sono creati, l’ex presidente della Bce ha messo in moto dinamiche non prevedibili da qui alla fine del settennato di Mattarella. Dire oggi quale sarà la ricaduta finale dell’accelerazione impressa alla trasformazione del sistema appare impossibile.
Basta mettere in fila i cambiamenti avvenuti in poche settimane nel Movimento 5 Stelle, nel Pd, nella Lega; il loro riflesso a livello europeo; e l’ulteriore sviluppo che avranno. Anche per questo, il messaggio di Mattarella riflette una convinzione personale forte: quella di non infilare l’istituzione del Quirinale in una contesa politica; e dunque di escludere che il settennato sia negoziabile. Spetterà all’attuale Parlamento riflettere i nuovi rapporti di forza che si vanno riplasmando.

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