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Apr 09

Il fastidio di Salvini: non elemosinerò in Parlamento i voti mancanti

Fonte: Corriere della Sera

di Marco Cremonesi

Il leader e i numeri per formare un governo: «Al capo dello Stato dirò che siamo pronti: “questo è il nostro programma” e su questo noi chiediamo i numeri che mancano


«Io escludo di andare in Parlamento al buio». Matteo Salvini è appena uscito da Villa San Martino ed è saltato in auto per raggiungere Treviso. Le interpretazioni che circolano sul summit di Arcore con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, quello che ha appena lasciato, sorprendono il leader leghista. Che infatti scandisce chiaramente e a scanso di equivoci: «Io dirò al presidente Mattarella che non andremo alle Camere a caccia di voti. Al capo dello Stato noi diremo “siamo pronti”, questo è il nostro programma ed è su questo che noi chiediamo i numeri che ci mancano». Ma attenzione: «Se ci sono questi numeri io parto, e non vedo l’ora. Se non ci sono, se vedo che c’è chi vuole tirare a campare e perdere tempo, noi torniamo diritti agli italiani». Insomma, un accordo andrà trovato prima. Il presentarsi in Aula sperando di trovare i voti è ipotesi non contemplata: «Se proprio devo cercare qualcosa, io vado a funghi…». L’eventualità della caccia al voto confligge con la linea che il capo leghista nelle ultime settimane non si è stancato di ripetere: «Non ho alcuna intenzione di chiedere l’elemosina. Il nostro programma è chiaro, su quello abbiamo chiesto i voti e su quello la coalizione è risultata la più votata».
Salvini prende fiato e poi riprende: «Ma scusi: secondo lei è davvero possibile cancellare la legge Fornero andando a chiedere il consenso voto per voto? Ha un senso l’andare in Parlamento sperando di imbattersi nei numeri per approvare i provvedimenti sulla legittima difesa?». L’ira del leader leghista non traspare dal post su Facebook in cui ribadisce che «se il voto degli italiani conta, è giusto che la coalizione che ha preso più voti abbia la responsabilità di governare». Eppure, il cattivo umore esiste: «Una volta di più — dice un salviniano da sempre — il summit non è stato inutile: è stato dannoso». Perché a dispetto dell’annunciata volontà di tornare al Quirinale con tutti e tre i leader insieme, a dispetto del comunicato diffuso da Arcore al termine dell’incontro, la sensazione resta quella: e cioé, che nel centrodestra ciascuno giochi una partita propria e diversa da quella degli altri. I sostenitori del segretario spiegano che loro tutto vogliono «tranne il ritrovarci Salvini impallinato in Parlamento in un tentativo infruttuoso. Ma non siamo affatto sicuri che a qualcuno degli alleati questa ipotesi dispiaccia». E così, a dispetto del freddo ostentato da Di Maio nei suoi confronti, Salvini annuncia che lo cercherà già questa mattina «per fissare un nuovo incontro. Perché il mio obiettivo è quello di dare un governo che rispetti fino in fondo gli italiani.E cioé, con la coalizione che ha preso più voti insieme al primo partito».
Il capo leghista lo ha ribadito anche a Silvio Berlusconi: «A me continua a interessare il dialogo con i 5 Stelle. Mentre continuo ad escludere qualsiasi ragionamento con il Pd». Il fondatore di Forza Italia era d’accordo? «Mi pare che gli altri fossero d’accordo. Anzi, sono sicuro che gli altri erano d’accordo». Ma che cosa si è detto ad Arcore sul tema della caccia ai voti in Parlamento? «È stata fatta l’ipotesi di un governo che parte senza i voti e resta in carica soltanto per pochi mesi prima di andare a votare». Ma per il leader leghista questa «è l’ultima delle ipotesi». E agli alleati ribadisce: «Serve ancora un po’ di tempo». Come dice poi ai militanti riuniti in piazza dei Signori a Treviso, «se mi vogliono tirare in un governo da “dentro tutti”, che dura solo qualche mese, dico “no, grazie”». Resta il fatto che il Movimento non sembra muoversi troppo dalla sua proposta di «patto di governo alla tedesca» rivolto sia al Pd che a una Lega che abbia tagliato i ponti con Silvio Berlusconi: «Io non credo — dice Salvini — che Di Maio e i suoi possano andare molto avanti continuando a mettere veti su veti».

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