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Mag 26

Grillo, missione incompiuta. Gelo dopo l’euforia in piazza

SPECIALE ELEZIONI EUROPEE
Fonte: Corriere della Sera
poli

“Gli italiani vogliono questo”. E molti militanti scrivono al blog sconfortati

Ancora ieri Grillo aveva detto di sperare in qualche voto in più del Pd. Le cose, dopo mezzanotte, sembravano essere andate molto diversamente. Il M5s si ferma e perde più di due milioni di voti rispetto alle politiche, non ha totalmente intaccato l’avanzata di Renzi, che doppierebbe i cinque stelle. E Grillo potrebbe esser tentato dal dire: «Gli italiani vogliono questo».

È un classico, anche del suo approccio. Non esser stati capiti significa che «il Paese vuole questo»; anche se poi sul risultato, ancora dopo la mezzanotte di ieri, a Milano ripetevano che non era ancora possibile trarre conclusioni, ma non potevano negarsi che una sorpresa c’è stata, e per loro non piacevole: «Ci confermiamo nello stesso range delle politiche», avevano esordito. Ma via via è stato chiaro che no, il quadro era una sconfitta politica molto dura. Si aspettavano di meglio, non il sorpasso, ma non avevano pensato a una crescita così di Renzi. Sul blog c’è chi è arrivato a scrivere anche «Grillo dimettiti», oppure «domani mi metterò in lutto». Il che dà la sensazione di uno sconforto vero dei militanti; o almeno dell’entusiasmo degli avversari.

Ora che è possibile dire i numeri, loro consideravano in partenza buono il 26, «sarebbe una vittoria clamorosa», ma speravano – a certe condizioni – di poter sfondare quota 28. Ieri Grillo, votando al seggio di Sant’Ilario, aveva scherzato ma fino a un certo punto, dicendo di «preparare il Maalox, o per noi o per gli altri», mentre invece aveva detto una cosa serissima quando ha spiegato che il loro obiettivo più alto era prendere «qualcosina in più del Pd». Più varie gag in cui ostentava il fatto che in casa, tra moglie e figli, «mi prendete già tutti per il c…, quindi adesso, un po’ di contegno».

Subito dopo è partito per Milano, aveva deciso di passare la serata dello spoglio assieme a Casaleggio. E’ lui che aveva escogitato la virata finale (l’evocazione di Berlinguer), ed è lui quello più consapevole che, al di là del grido «stravinciamo», la partita si giocava soprattutto sul divario tra loro e Pd. Casaleggio sperava che con un voto sostanzioso al M5s avrebbero potuto provocare una forte instabilità del governo; ma con un Renzi su livelli così incredibili questo è molto, molto più complicato. La loro richiesta, insomma, ieri pareva essere più una speranza: «Questa situazione non regge». Eppure, pensano che nel giro di un anno si arriverà comunque a uno sblocco. Il paradosso è che proprio le dimensioni della vittoria di Renzi potrebbero adesso spingere lui, non il M5S, ad accarezzare un nuovo voto non lontanissimo.

Per quel che riguarda le alleanze europee, di andare con la Le Pen, comunque, non è aria. Chi nel Movimento davvero sa le cose spiega che «non è cambiato nulla, dal nostro punto di vista. Noi andiamo per la nostra strada». E questo è il pensiero sia di Grillo sia di Casaleggio.

A marzo, dopo il buonissimo risultato del Front National alle amministrative francesi, che lasciava almeno prevedere il boom di ieri in Francia, la leader ultranazionalista francese aveva chiesto esplicitamente a Grillo di fare fronte – mai parole fu più adatta – comune. La risposta era stata secca: «Marine Le Pen è una bella signora di grande successo. Nessuno la odia. Ha però un’appartenenza politica diversa dal M5S e per questo non sono possibili accordi. Rien d’autre. Adieu».

È assai significativo che, dopo aver tanto insistito sul fatto che non avrebbero commentato nulla se non a risultati fatti, dal cervello del Movimento abbiano voluto subito fermare – anche nel circuito dei media – questa teoria del possibile legame con Le Pen: un legame molto sventolato ma poco credibile, «è meglio stoppare subito questa cosa». Una cosa il populismo di estrema destra francese, o ungherese; altra i fenomeni etichettabili «antisistema», in Italia o, in misure nettamente più piccole, in Germania.

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