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Nov 26

Gli Usa: i russi in Siria complicano la situazione

Fonte: La Stampa

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Putin schiera i missili nella base militare russa a Latakia e bombarda i ribelli filo-turchi. L’ambasciata americana di Mosca protesta. Lavrov accusa Erdogan: «Aiuta i terroristi»

 

Diluvio di fuoco sui ribelli filo-turchi, un ombrello anti-aereo per tenere alla larga i jet di Ankara, accuse ad Erdogan di aver ospitato sul proprio territorio «l’organizzazione di attacchi terroristici». Vladimir Putin lancia l’offensiva per il jet russo abbattuto e l’America protesta.

LA PROTESTA AMERICANA 

L’intento di Mosca è di trasformare l’abbattimento del proprio Sukhoi-24 in un momento di svolta del conflitto in Siria, capace di far venire alla luce le «complicità turche con i terroristi». Ma Obama non ci sta. «La decisione di Mosca di schierare i sistemi di difesa anti missilistica S-400 alla base militare russa a Latakia non fa che complicare la situazione e non favorisce la lotta all’Isis», tuona l’ambasciata Usa in Russia, citata da Interfax, aggiungendo di augurarsi che i missili non siano rivolti contro gli aerei della coalizione a guida Usa.

DILUVIO DI FUOCO  

Il Cremlino ha posizionato l’incrociatore antimissile «Moskva» davanti alla costa alawita e schiera a Latakia gli S-400, ovvero il suo sistema antiaereo più efficiente, entrato in servizio nel 2007: ciò significa creare un ombrello di protezione per i propri jet. Se gli F-16 di Ankara dovessero portare nuove minacce, sarebbero bersagliati da un’antiaerea studiata per evadere i sistemi di difesa Nato. È il diluvio di bombe sul Jabel Turkman a dare il polso della rabbia di Mosca: fonti siriane parlano di «terra tremante per ore» nell’area dove si trovano le basi dei ribelli turcomanni alleati di Ankara. Il portavoce dell’Esercito di liberazione siriano, Jahed Ahmad, parla di «vendetta russa». È la stessa area infatti dove il Sukhoi-24 è caduto.

IL PILOTA SOPRAVVISSUTO: “NESSUN AVVERTIMENTO DAI TURCHI”  

L’attacco dal cielo coincide anche con il blitz dei commando siriani che in 12 ore porta alla liberazione del capitano Konstantin Murakhtin – il pilota sopravvissuto all’abbattimento – che una volta in salvo nella base di Latakia incontra i reporter russi per dare la propria ricostruzione su quanto avvenuto: «Stavamo volando in territorio siriano, non abbiamo ricevuto alcun avvertimento, ci hanno sparato addosso». Come dire: la versione turca sui «dieci avvertimenti audio in cinque minuti» è falsa.

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