Gli insulti a Giorgia Meloni e l’indignazione a intermittenza

Fonte: Corriere della Sera

di Walter Veltroni

Walter Veltroni contro gli insulti del professor Gozzini a Giorgia Meloni: «L’odio di sinistra e quello di destra si assomigliano»

«State buoni, se potete». L’antico ammonimento di San Filippo Neri vale per il progressivo degradare del discorso pubblico in questo Paese. Si moltiplica, generato e amplificato dall’universo dei social, l’uso sconsiderato di uno dei beni più preziosi di cui disponiamo: le parole.
Anche autorevoli docenti universitari di sinistra, persone di cultura, si lasciano andare a espressioni, come è accaduto nei confronti di Giorgia Meloni che contengono più disprezzi: nei confronti di chi ha opinioni diverse dalle proprie, di chi è donna e anche di chi fa lavori umili, evocati come paradigma della volgarità.
Spero e non credo che chi ha pronunciato quelle parole coltivi realmente, razionalmente, dentro di sé quei molteplici disvalori. Ma lo «spirito del tempo» sembra autorizzare l’insulto come forma normale di comunicazione, come codice capace di assicurare ascolto e seguito.
Non esiste un odio giusto e uno sbagliato. L’odio va sempre odiato.
E personalmente ritengo parte di questo male il carattere sincopato delle reazioni, che si accendono se viene colpita la propria parte e si attenuano fino a sparire quando riguardano gli avversari. Anzi, in questo tempo livido, i «nemici».
Se si ha l’onestà di condannare, come ha fatto il presidente della Repubblica, gli aggettivi orrendi usati contro Giorgia Meloni si ha poi l’autorità per condannare episodi analoghi di segno opposto. E viceversa.
L’intermittenza dell’indignazione è parte di questo clima venefico. Quello che ha generato l’assurdità, non troppo censurata a destra, degli insulti e delle minacce fasciste a una donna, il meglio della società italiana, come Liliana Segre.
Proprio lei ha detto: «Mi sono data il compito di fare qualcosa per evitare che il mondo vada verso una deriva d’odio. L’odio nasce dalle parole e dai piccoli gesti quotidiani e poi finisce nell’orrore, come io ho potuto vedere da chi prima l’ha predicato con le parole e poi messo in pratica con i fatti».
L’odio di sinistra e quello di destra si assomigliano. Non hanno a che fare con il conflitto, che è anima della democrazia. L’odio è sempre la demonizzazione della diversità, di ogni diversità. Quella razziale, religiosa, sociale, di sesso. E quella politica.
Eppure la storia dovrebbe aver insegnato ai vari seminatori d’odio di professione che poi può capitare, ed è allora grottesco, che il bersaglio dei propri strali ad un certo punto, oplà, diventi non solo il rispettato interlocutore di un dibattito ma persino un alleato di governo. Ho un’immagine che porto nella memoria. Quella di Sandro Pertini che, negli anni in cui i ragazzi di destra e di sinistra si uccidevano per le strade, si recò, lui presidente partigiano, al capezzale di un ragazzo di destra preso a sprangate dai violenti di turno.
Odiamo l’odio, tutti insieme. Solo così si vedranno nitidamente le differenze di valori e programmi. Quelle di cui una democrazia ha bisogno.

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