Germania, la Spd paralizzata dalla paura e dal nervosismo

Fonte: Corriere della Sera

di Paolo Valentino

Nella battaglia per le elezioni di settembre, la socialdemocrazia tedesca sembra schiacciata dall’avanzata dei Verdi e svuotata dagli anni di governo con la Cdu

Ci sono due paradossi nello strano destino che incombe sulla socialdemocrazia tedesca nella battaglia per le elezioni di settembre. Il primo è che la pandemia ha acuito le già profonde disuguaglianze sociali, mentre la transizione all’economia verde crea posti di lavoro ma ne distrugge altri. E mai come adesso ci sarebbe bisogno di una politica socialdemocratica, in grado di conciliare i bisogni e il merito, l’innovazione e la tutela sociale. Il secondo è che la Spd ha messo in campo il candidato alla cancelleria più affidabile possibile: il vicecancelliere e ministro delle Finanze Olaf Scholz, che è stato anche borgomastro di Amburgo e ministro del Lavoro. Domenica scorsa, la nomina di Scholz è stata votata dal 96,2% dei delegati al Congresso straordinario del partito.
Eppure, quella che sta per iniziare è una campagna piena di paura. La Spd lotta per la sopravvivenza. Da mesi i sondaggi la danno tra il 14% e il 17%, molto al di sotto del minimo storico del 20,5% ottenuto nelle elezioni del 2017. I Verdi, guidati da Annalena Baerbock, sembrano destinati a prendere il suo posto nel panorama politico tedesco: potrebbero essere loro il nuovo partito di massa, addirittura davanti alla Cdu secondo le attuali intenzioni di voto. Svuotata da tre legislature al governo, come partner di minoranza di Angela Merkel, la Spd è paralizzata, incapace di trovare un tema forte che possa mobilitare i suoi elettori tradizionali e rilanciarla: «Chi dice no alle disuguaglianze vota la Linke, chi vuole l’economia ecologico-sociale va dai Verdi e chi cerca continuità sceglie la Cdu», dice il politologo Wolfgang Merkel.
Soprattutto, il candidato Scholz e i co-presidenti, Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, appaiono piatti, privi di carica, svogliati. E tutti ricordano Oskar Lafontaine: «Se non siamo in grado di entusiasmare noi stessi, come pensiamo di poter entusiasmare gli elettori?»

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