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Set 06

Gentiloni sarà commissario a Bruxelles, ma il M5S si spacca sulla sua nomina

Fonte: La Stampa

di Ilario Lombardo

Eurodeputati in rivolta contro Di Maio: il pacchetto europeo al Pd, con Affari Ue e Tesoro, per avere il premier

Il primo a sapere che non sarà facile è lui, il futuro commissario europeo Paolo Gentiloni. Le avvisaglie ci sono già. È bastato il lancio di agenzia che annunciava come primo atto del neonato governo giallorosso la sua nomina a Bruxelles, per scatenare un pezzo di M5S che non si riconosce in questa scelta. Il gruppo parlamentare in Europa è in piena sommossa contro il proprio capo politico, Luigi Di Maio, e contro il premier Giuseppe Conte. Non vengono nominati, ma sono il bersaglio implicito dell’eurodeputato Piernicola Pedicini: «Siamo costretti ad assistere inermi alla consegna dell’Italia al Pd in Europa, alla consegna dell’Italia ai signori dell’austerità, ai signori dei meccanismi europei che hanno strangolato le nostre attività produttive, le nostre piccole e medie imprese, e il Sud». Segue Ignazio Corrao, in rotta con la leadership del Movimento: «Complimenti a chi ha negoziato le posizioni di governo per il Pd. Economia, Commissario Ue e Affari Ue e anche tutti i ministeri strategici per il sud (Agricoltura, Infrastrutture, Sanità, Sud). Dove noi prendiamo i voti». C’è del vero in quello che dice Corrao, perché il grillino conosce i contorni della trattativa che hanno permesso di mantenere Conte a Palazzo Chigi.
Gentiloni è passato dall’essere uno dei più accaniti avversari dell’alleanza del Pd con il M5S – lui, presidente del partito, assieme al segretario Nicola Zingaretti – all’alfiere di punta di governo “demogrillino” in Ue. Ma anche per questo è l’autore di un piccolo saggio di politica italiana fatta di negoziati faticosi e oculato opportunismo per ottenere il maggiore risultato possibile dalla peggiore condizione di partenza.
La sera del 23 agosto sul tavolo del salotto di Vincenzo Spadafora si formalizza uno scambio tra i leader del M5S e il Pd, Di Maio e Zingaretti. Per strappare l’ok dei dem al Conte Bis, i grillini avrebbero dovuto cedere l’intero pacchetto di interesse europeo del governo. In realtà se ne parla da giorni. Lo schema è già noto il 20 agosto, quando Conte processa pubblicamente Matteo Salvini in Senato. Il 24, al G7 di Biarritz, l’avvocato, come da accordi a Roma, sotterra ogni forno aperto con la Lega. È il segnale che il nuovo governo può nascere. Il patto è stato mantenuto: Gentiloni è commissario, il suo vice ai tempi della Farnesina Enzo Amendola ministro agli Affari Ue, e al Tesoro arriva l’europarlamentare Pd Roberto Gualtieri, presidente uscente della commissione Economia a Bruxelles, promosso con tanto di endorsement della presidente della Bce Christine Lagarde. Un cordone sanitario contro il salvinismo frutto di un gioco a incastri che è cominciato a luglio con la nomina di David Sassoli alla testa del Parlamento europeo. In quei giorni Conte compie la mossa che gli consegna il credito che adesso può spendere su Gentiloni. Grazie al capo del governo italiano i voti dei 5 Stelle diventano decisivi per la nomina di Ursula von der Leyen alla Commissione Ue. In cambio, la presidente garantisce uno dei portafogli più importanti all’Italia. Gentiloni è a un passo da Affari economici e vicepresidenza. In questo accordo, che è il cuore della nuova alleanza, molto hanno contato i buoni rapporti europei dell’ex premier, i legami con Washington e le storiche relazioni con la chiesa italiana. Ambienti che hanno soffiato un vento favorevole all’ascesa di Conte. Il premier ha chiesto a Gentiloni solo una cosa: «Provare a cambiare i vincoli europei, con la promessa che l’Italia resterà al loro interno». Il presidente Pd sa di doversi gettare nella rissa sovranista con l’elmetto, bersaglio scontato di tutta la voglia di rivalsa di Salvini, già scatenato «È il massimo del sistema di potere, dei salotti, dei poteri forti».
Ma non c’è solo Salvini. «Gentiloni in Ue è il primo grave errore del nuovo governo», dice il deputato M5S Andrea Colletti. È l’intero gruppo parlamentare romano, come a Bruxelles, a essere attraversato dai dubbi. Terminale dei malumori è Sergio Battelli, presidente della commissione Affari Ue, che se la cava in modo istituzionale: «Da lui ci aspettiamo moltissimo, per sanare gli squilibri che hanno penalizzato alcuni Paesi. Ci aspettiamo ovviamente regole purché certe, condivise ed eque».

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