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Dic 09

Gentiloni: l’Italia è pronta a fare la sua parte in Libia

Fonte: Il Sole 24 Ore

Paolo Gentiloni

È «prematuro» ipotizzare scenari di raid o d’invio di forze militari internazionali sul terreno in Libia, ma «se ci sarà una richiesta, l’Italia è pronta ad avere un ruolo» in quel Paese. Così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni al Financial Times, a pochi giorni dalla conferenza sulla crisi libica che l’Italia copresiederà con gli Usa. Gentiloni precisa che tale ruolo sarà peraltro possibile sono «nel quadro legale di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu» e che «l’Italia non sarà sola».

Si è aperto uno spiraglio, non ancora un’autostrada
La situazione in Libia «è molto più aperta rispetto a due o tre mesi fa», ma i negoziati di Vienna fanno intravvedere per ora «uno spiraglio non un’autostrada». Per il titolare della Farnesina «l’atteggiamento ostruzionistico di alcune minoranze» non può durare a lungo, pena «un peggioramento della situazione nel Paese sotto molti punti di vista e un aggravamento delle minacce alla sicurezza», in primo luogo da parte del Daesh.

Isis: falso che l’Italia sia defilata
Una «leggenda metropolitana» che l’impegno dell’Italia contro l’Isis sia «inferiore» a quello di altri Paesi”. Nell’intervista il ministro degli Esteri spiega ancora che siamo fra i «più attivi della coalizione anti-Daesh», citando il ruolo militare italiano in Iraq, Libano, Afghanistan e Kosovo. «Se ulteriori forme d’impegno fossero utili o necessarie nei prossimi mesi, le prenderemo in considerazione e ne discuteremo con gli alleati».

Bene ripresa dialogo con Russia su Siria e Libia
L’Italia apprezza il coinvolgimento della Russia nel dossier libico e in quello siriano e ha sempre affermato la necessità di tenere aperto il dialogo con Mosca, malgrado la questione ucraina. Gentiloni si mostra «confortato» che altri partner riconoscano oggi come valido un punto che la diplomazia italiana sostiene da mesi. «A noi è sempre sembrato giusto che le decisioni sull’Ucraina non si traducessero in una chiusura al dialogo e al coinvolgimento della Russia», nota il ministro. «Questo atteggiamento-a noi appariva giusto già sei mesi o un anno fa»: bene che «adesso sia condiviso da una vasta maggioranza di attori internazionali».

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