Gentiloni: «Adattare Patto di stabilità a necessità di investire nell’economia»

Fonte: Sole 24 Ore

di Beda Romano

Dibattito sull’applicazione delle regole di bilancio alla luce delle nuove gigantesche necessità di investimento nella zona euro


Il dibattito sul futuro del Patto di Stabilità e di Crescita è entrato nel vivo. La Commissione europea ha aperto un confronto di due mesi durante il quale raccoglierà suggerimenti e idee. Successivamente presenterà proposte. L’esito del dibattito è incerto, anche se dietro alle prevedibili schermaglie tra i Paesi membri appare emergere un consenso sull’urgenza di rivedere l’applicazione delle regole di bilancio alla luce delle nuove gigantesche necessità di investimento nella zona euro.

Luci e ombre
«Il Patto ha ottenuto risultati ambivalenti. Da un lato è stato uno strumento unico per coordinare le politiche di bilancio e tenere sotto controllo il deficit. Dall’altro vi sono questioni aperte, a cominciare dalla complessità delle regole e dalla loro tendenza pro-ciclica. Inoltre, dobbiamo capire come poterle adattare alle nuove necessità di investire nell’economia», ha detto il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni, parlando a un gruppo di giornali europei, tra cui Il Sole 24 Ore.
La recessione economica causata dalla crisi sanitaria ha provocato un forte aumento del debito pubblico. Oramai la media nella zona euro è oltre il 100% del prodotto interno lordo (in Italia nel 2020 era del 156% del Pil). «Si prevede che gli elevati livelli di debito persistano, rimanendo al di sopra dei livelli precedenti la pandemia in circa un terzo degli Stati membri nel prossimo decennio», spiega la Commissione Ue in un rapporto pubblicato il 19 ottobre.

Alla ricerca di un nuovo equilibrio
Agli occhi dell’ex premier italiano, l’obiettivo delle discussioni dovrebbe essere trovare un nuovo equilibrio tra crescita dell’economia, promozione degli investimenti e riduzione del debito. «La discussione sarà interessante, ma non facile. Cambiamenti sono necessari. Non mi riferisco a cambiamenti dei Trattati o delle regole fondamentali (per cui sarebbe necessario il consenso unanime dei Paesi membri, ndr) perché dobbiamo tenere conto della realtà delle cose» e delle diverse posizioni nazionali.
L’idea di escludere gli investimenti verdi o digitali dal calcolo del deficit pubblico è tra quelle tradizionalmente più controverse in Europa. In passato molti Paesi l’hanno ritenuta troppo difficile da applicare. «Abbiamo certamente bisogno di promuovere investimenti pubblici – ha commentato l’uomo politico –. Non vedo soluzioni miracolo. È necessario discuterne. Credo che avremo bisogno di creatività, e non semplicemente di riproporre precedenti proposte».

Il fabbisogno di investimenti fino al 2030
Da qui al 2030, Bruxelles stima che alla Ue serviranno investimenti per finanziare la rivoluzione digitale e la transizione ambientale per un totale di 650 miliardi di euro all’anno. Il passaggio di ieri – segnato da una conferenza stampa a Strasburgo del commissario italiano e del vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis – è stato più formale che sostanziale. La Commissione si è limitata a descrivere in un rapporto la situazione economica, elencare le necessità del momento e porre una serie di quesiti.
In questi ultimi mesi, alcuni paesi membri del Nord e Centro Europa – a iniziare dall’Austria – si sono detti freddi all’idea di modifiche sostanziali alle regole di bilancio. Viceversa, Italia e Francia sono più possibiliste. «Il tema è controverso. Non sono sorpreso dalle diverse posizioni nazionali (…) Eppure, in occasione della recente riunione dei ministri delle Finanze in Slovenia molti ministri erano ben disposti all’idea di facilitare gli investimenti pubblici», ha aggiunto il commissario.

Regola del deficit sotto pressione
Più in generale, sempre secondo l’ex premier italiano «anche la regola del deficit è sotto pressione a causa degli effetti economici della pandemia. Sappiamo che il disavanzo medio non tornerà sotto il 3% del Pil nel 2021 o nel 2022; ma mi sembra che nel breve-medio periodo questa possa essere una regola che con qualche flessibilità non sia impossibile da rispettare (…) Non è possibile confrontare debito e deficit. L’aumento del disavanzo è probabilmente temporaneo. Lo stesso non può dirsi per l’incremento del debito».

Approccio differenziato sul debito?
Nel suo rapporto la Commissione europea pone al grande pubblico 11 quesiti di lunga lena, come detto senza per questo prendere esplicita posizione. Tra le altre cose Bruxelles si limita a notare: «Rimane importante semplificare le regole di bilancio, indurre i governi a farle proprie e applicarle in modo migliore». Di recente, il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire ha proposto un approccio di riduzione del debito differenziato per Paese.
Attualmente, al netto di circostanze eccezionali, è in vigore la regola di un calo del debito pubblico di un ventesimo all’anno per i Paesi più indebitati. «Il percorso di avvicinamento agli obiettivi di bilancio sarà oggetto di discussione – ha spiegato il commissario Gentiloni a una specifica domanda su questa ipotesi –. Se l’idea di un approccio differenziato a livello nazionale fosse proposta da uno dei governi la discuteremo». Di più l’uomo politico non ha voluto dire, tanto questo aspetto è uno dei nodi più delicati delle discussioni.

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