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Ott 13

Genova, contestato il sindaco Doria: “Vattene”. Ed è polemica sul premio ai dirigenti comunali. Allerta massima prolungata fino a lunedì alle 24

CRONACA

Fonte: La Stampa

ANSA - La Stampa

ANSA – La Stampa

Sulla città piove ancora. Renzi: pronti 2 miliardi contro il dissesto. Tasse locali sospese

Dopo una giornata passata in strade, case e negozi a spalare fango, torna a cadere la pioggia su Genova. Negli abitanti c’è rabbia, latente e terribile come il temporale annunciato per la notte. Ma anche voglia di rialzarsi dopo l’alluvione che giovedì notte ha colpito la città, mettendola in ginocchio.

 

LA CITTA’ CHIUSA

L’esondazione di cinque tra fiumi e torrenti ha lasciato dietro di sé una scia di devastazione. Ad alimentare la frustrazione c’è sia la mancata emanazione di un’allerta da parte della Protezione Civile sia la sensazione di essere lasciati soli, abbandonati dalle istituzioni i cui rappresentanti non si sono ancora fatti vedere nei quartieri più colpiti. L’allerta 2, quella massima, durerà fino alla mezzanotte di lunedì. Scuole, mercati, parchi, impianti sportivi e cimiteri restano chiusi.

 

PROCESSO IN PIAZZA AL SINDACO

Il sindaco di Genova, Marco Doria, è stato pesantemente contestato questa mattina dai commercianti del centro storico durante un sopralluogo alle zone alluvionate. «Vai a casa». E giù offese. Anche pesanti. Poi le minacce: «Verrà il giorno che prenderai schiaffi». Nel “quadrilatero del Fango” la rabbia è tanta. «Pagliacci, ancora parlate, dimezzatevi gli stipendi» gli hanno urlato dietro. E pure «Prendi la pala e pulisci» e «avete anche il coraggio di chiederci la Tasi». «Pagliacci, ancora parlate, dimezzatevi gli stipendi» gli hanno urlato dietro. E pure «Prendi la pala e pulisci» e «avete anche il coraggio di chiederci la Tasi».

 

“SE SERVE SONO PRONTO A LASCIARE”

La prima cosa che ci tiene a dire Doria, nel giorno della rabbia e del dispetto, è che potrebbe anche pensare alle dimissioni se questo «aiutasse a risolvere i problemi», ma dice che non ci pensa, e poi che i cittadini alluvionati si vedranno esimere dalle tasse comunali, che martedì si affiderà la gara per lo scolmatore del Fereggiano, e chiede che il governo intervenga con finanziamenti ad hoc. E Renzi pare ascoltarlo, annunciando che troverà i soldi tra i due miliardi non spesi per i ritardi della burocrazia. Ma non sembra bastare. La rabbia è tanta e lo dimostra il battibecco tra polizia e angeli del fango con i secondi che invitano gli agenti a spalare: tensione. Poi tutto si placa. Non si ferma invece l’attività degli sciacalli, altri quattro arresti. E sono già 14, tutti dell’Est Europa.

 

LA PROMESSA DEL PREMIER

Interviene anche Matteo Renzi.- «I ragazzi che sorridono spazzando via il fango di Genova sono bellissimi e a loro va il mio grazie», scrive su Facebook. Agli altri, ai tanti che lo attaccano e chiedono dove sia finito il governo mentre Genova è sotto il fango, Renzi risponde in modo spiccio che «non è tempo di passerelle elettorali» (come quella che i grillini si apprestano a fare nella città ligure alluvionata) ma di concretezza. E il governo c’è, per «Genova e non solo», con due miliardi di fondi da impiegare per sanare le ferite del dissesto idrogeologico in tutta Italia. Agli “angeli del fango” il premier promette: «Userò la stessa vostra determinazione per spazzare via il fango della mala burocrazia, dei ritardi, dei cavilli. Potete esserne sicuri». Poi stoppa le polemiche: «Adesso tutti a strapparsi le vesti, tutti a indossare la faccia contrita d’ordinanza – scrive -. Ma diciamoci la verità: del dissesto bisogna occuparsi quando non ne parla nessuno non quando ci sono i titoloni in prima pagina che tra poche ore saranno già dimenticati».

 

DANNI PER 300 MILIONI

A Genova Renzi andrà, ma non subito, per non intralciare nell’emergenza per consentire di lavorare nel miglior modo possibile ai tecnici. «Assicuro ai genovesi, che non si sono piegati e che si sono rimboccati le maniche per spalare via fango e detriti dal loro futuro, l’impegno economico del Governo fin dalla legge di stabilità cui stiamo lavorando in queste ore», dice però. Intanto sale ancora il bilancio dei danni, ora stimati in 300 milioni (200 per la parte pubblica, ha detto il governatore Burlando, oltre 100 per quella privata, dicono le associazioni di categoria) e cresce la paura per una seconda alluvione che potrebbe arrivare nelle prossime ore. L’Arpal ha emesso un bollettino che annuncia nuove, forti precipitazioni, fino a lunedì e la Protezione civile ha emanato una nuova Allerta 2, il massimo grado del rischio, fino a lunedì alle ore 24. Disagi si registrano anche nelle province della Spezia e Savona.

 

IL CASO DEL PREMIO AI DIRIGENTI DELLA PROTEZIONE CIVILE

La polemica che ha investito il Comune di Genova si riaccende anche perché oggi è emerso che quattro dirigenti nel 2014 hanno ottenuto “retribuzioni di risultato” tra i 6 mila e i 17 mila euro in più dello stipendio. La beffa è nella notifica, dove si legge che hanno ricevuto questi soldi «visto il loro buon lavoro per la sicurezza idrogeologica della città». Il fatto è stato denunciato dall’ex candidato sindaco di Genova, Enrico Musso. «Io non posso conseguire un premio per fermare l’acqua con le mani – si è difesa uno dei dirigenti premiati, Monica Bocchiardo, ai microfoni di Sky Tg24 -. Se io avessi avuto un obiettivo di questo tipo e avessi dichiarato di averlo raggiunto avrei commesso un falso gravissimo». Invece – ha aggiunto – «abbiamo mitigato il rischio lavorando insieme a quelle che sono le altre istituzioni per raggiungere una maggiore sicurezza delle persone che vivono e che abitano in quelle zone».

 

LA POLEMICA POLITICA

Il governatore Claudio Burlando annuncia che se riceverà «il via libera dall’Avvocatura dello Stato e dal Governo in pochi giorni affido l’opera per la messa in sicurezza del Bisagno». E il premier Renzi annuncia di essere determinato come gli angeli del fango. «Userò la stessa determinazione per spazzare via il fango della mala burocrazia, dei ritardi, dei cavilli. Potete esserne sicuri. Basta scaricabarile: è il tempo del coraggio e nessuno può tirarsi indietro». E sollecita: nessuna passerella elettorale. Beppe Grillo, che annuncia la calata su Genova per martedì prossimo, sollecita Renzi a darsi da fare perché «l’Italia sta andando a bagno. Non abbiamo più mille giorni. Martedì a Genova a spalare, anche perché i nostri parlamentari sono abituati a spalare merda in Parlamento».

 

LA CHIESA IN CAMPO

A Genova, tra la rabbia e dolore, arrivano anche le parole del Papa: «assicuro la mia preghiera per la vittima e per quanti hanno subito gravi danni». E ci sono quelle del suo arcivescovo, il cardinale Angelo Bagnasco un richiamo a chi governa: «Nessuno deve vedere lo Stato distratto e lento rifugiarsi dietro il primato delle responsabilità dietro una inaccettabile e macchinosa burocrazia che per assicurare legalità e trasparenza fa affondare nel fango chi ha perso tutto. È nelle sventure che si misura il grado di civiltà di un popolo, di una nazione, la capacità di governo e la maturità di coloro che devono vigilare e provvedere ai singoli affinché possano riprendersi e le calamità naturali non si ripetano. La gente deve avere aiuti tempestivi. Genova non si piegherà», ha detto ringraziando i volontari che spalano in strada.

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