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Gen 30

Gb, il governo ammette: con la Brexit, Regno Unito starà peggio

Fonte: La Repubblica

Documento riservato rivelato da BuzzFeed. Tre scenari diversi, ma tutti segnano un calo della crescita britannica tra il 2 e l’8 %, senza contare i costi immediati dell’uscita dall’Unione Europea

Una nuova analisi del governo di Theresa May sull’impatto della Brexit riconosce che il Regno Unito starà peggio fuori dall’Unione Europea sulla base di tutti gli scenari presi in considerazione. A rivelarlo è BuzzFeed News che ha avuto accesso a un documento riservato dell’esecutivo di Londra. La valutazione di impatto ha analizzato i tre scenari più plausibili sulle relazioni future tra il Regno Unito e l’Ue. Con un accordo di libero scambio, come quello evocato da May nel suo discorso di Firenze, la crescita britannica sarebbe del 5% più bassa nei prossimi 15 anni rispetto alle previsioni attuali. In caso di mancato accordo sulla Brexit, con il Regno Unito costretto a sottostare alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, la crescita britannica sarebbe dell’8% inferiore nello steso periodo. Se il Regno Unito dovesse mantenere l’accesso al mercato interno dell’Ue, nel lungo periodo la crescita sarebbe comunque più bassa del 2% rispetto alla piena appartenenza all’Ue. Questi calcoli non tengono conto dei costi di breve periodo derivanti della Brexit, come le risorse finanziarie da dedicare ai controlli doganali o a altri aggiustamenti economici.
L’analisi di impatto sulla Brexit – rivela BuzzFeed News – è stata preparata dal Dipartimento per l’Uscita dall’Ue diretto da David Davis. Il governo avrebbe deciso di tenerla riservata per evitare di essere messo in imbarazzo. I ministri chiave dell’esecutivo May avrebbero ricevuto una presentazione del documento in incontri faccia a faccia, prima di una riunione del sotto-comitato per la Brexit del governo la prossima settimana.
Le conseguenze più negative derivano dalla decisione del governo May di lasciare, oltre che l’Ue, sia il mercato interno sia l’unione doganale.
L’economia britannica si troverà così a confrontarsi con barriere non-tariffarie, con una riduzione dell’accesso al mercato europeo in diversi settori e con la necessità di instaurare controlli doganali e alle frontiere. Tutti i settori dell’economia e tutte le regioni del Regno Unito subirebbero un impatto negativo a causa della Brexit. Lo status di Londra come centro finanziario potrebbe essere danneggiato. Eventuali accordi di libero scambio con paesi extra-Ue come gli Stati Uniti, inoltre, non permetterebbero di compensare le perdite per la crescita del Regno Unito. Un patto commerciale con gli Usa consentirebbe un aumento del Pil britannico dello 0,2% nel lungo periodo, mentre accordi con altri colossi come Cina, India, Australia e paesi del Golfo e del Sud Est Asiatico darebbero un impulso complessivo tra lo 0,1% e lo 0,4% all’economia del Regno Unito.

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