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Mag 15

Expo, Maltauro conferma le accuse “Esisteva una cupola per gli appalti”

SPECIALE EXPO 2015
Fonte: La Stampa
expo

L’imprenditore sotto torchio per 9 ore: «Mi chiesero 1,2 milioni di euro, io mi adeguavo al sistema». Sentito anche Cattozzo, ex esponente Udc

Per lavorare doveva stare al “gioco”, a quel sistema architettato dalla «cupola» e fatto di presunti appalti pilotati e di mazzette per i lavori di Expo, di Sogin, di parecchi ospedali lombardi e perfino per il progetto della Città della Salute. Ha confermato in pieno l’ipotesi della Procura di Milano Enrico Maltauro, l’imprenditore vicentino arrestato giovedì scorso assieme all’ex esponente della Dc Gianstefano Frigerio, all’ex funzionario del Pci Primo Greganti, all’ex senatore del Pdl Luigi Grillo, all’ex esponente ligure dell’Udc Sergio Cattozzo e all’ex manager, appena dimessosi, di Expo Angelo Paris.

Maltauro e Cattozzo, che sono stati interrogati dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, con le loro spiegazioni e i loro chiarimenti hanno “consolidato” l’impianto accusatorio che gli altri coindagati, eccetto Paris, hanno negato.

Maltauro, che ha risposto alle domande per circa nove ore, difeso dagli avvocati Giovanni Dedola e Paolo Grasso, ha descritto uno per uno tutti i fatti contestati nei capi di imputazione, mettendo a fuoco il sistema ideato dal terzetto Frigerio-Greganti-Grillo: «Un sistema basato sulle tangenti e io per poter lavorare mi adeguavo e pagavo», è la sintesi di quel che avrebbe messo nero su bianco in un verbale che è ora secretato. E ancora: «La cupola mi ha chiesto un milione e duecento mila euro di mazzette», ha detto, ammettendo di aver pagato 600 mila euro e di averne promessi altrettanti per aggiudicarsi gli appalti di Expo e Sogin.

Sulla stessa linea Sergio Cattozzo. Il politico, interrogato per quattro ore, e che verrà, come Maltauro, riconvocato dai pm la prossima settimana, ha confermato l’ipotesi dell’accusa e quindi l’esistenza di appalti truccati e di tangenti, con promesse di carriera ai pubblici ufficiali complici. «Ha chiarito dando giustificazioni congruenti e fornendo le indicazioni che gli sono state richieste», hanno dichiarato i suoi legali, gli avvocati Rodolfo Senes e Michele Ciravegna. Ha spiegato inoltre «il significato delle cifre» contenute nei tre post-it che al momento dell’arresto aveva tentato di nascondere e sui quali, come poi l’altro ieri ha confessato davanti al gip Fabio Antezza, aveva appuntato la “contabilità” delle mazzette e del denaro versato dall’imprenditore vicentino: 590 mila euro tra l’anno scorso e quest’anno. A lui invece i compensi sono stati versati da Maltauro sotto forma di falsi contratti per 300 mila euro lordi a cui si aggiunge, come benefit, un’Audi da circa 60 mila euro.

E per testimoniare come la ricostruzione della Procura sia solida, bisogna aggiungere che dagli interrogatori di oggi è emerso che le date e i luoghi – Milano, Roma o qualche casello autostradale – delle consegne delle presunte `stecche´ coincidono con la scansione temporale delle intercettazioni, dei video e delle fotografie scattate durante i servizi di appostamento della Gdf.

Intanto i pm, che ancora devono dare il parere sulla richiesta di arresti domiciliari avanzata da Paris (ha fatto istanza di interrogatorio) e Frigerio (per lui non sono ancora arrivati gli esiti degli accertamenti medici disposti dagli inquirenti per valutare se le sue condizioni di salute sono compatibili con il carcere), hanno depositato il ricorso al Tribunale del Riesame contro il rigetto da parte del gip dell’arresto di altre 12 persone. Tra questi ci sono i nomi di Giuseppe Nucci e Alberto Alatri, i due ex manager di Sogin, la società a partecipazione pubblica che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari in Italia, e anche di Giovanni Rodighiero, ritenuto il braccio destro di Frigerio.

 

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