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Apr 23

Europee, la sfida è tra Juncker e Schulz (non sul futuro di Renzi o del Cav)

EUROPA
Fonte: La Stampa
pol

La campagna elettorale si annuncia afflitta da un forte tasso di provincialismo. Vietato chiedersi, poi, perché in Europa contiamo così poco.

ROMA

Con il tono di chi lancia una proposta rivoluzionaria, della serie «tenetevi forte», il Cavaliere giorni fa ha sostenuto l’elezione diretta del presidente della Commissione Ue. Berlusconi trascura, o fa finta di ignorare, un modesto dettaglio: l’elezione diretta di fatto c’è già. È regola non scritta ma accettata e, soprattutto, praticata che a guidare la Commissione sia il candidato della famiglia politica più numerosa nel Parlamento di Strasburgo. Quindi, chi vota i popolari (rappresentati in Italia da Forza Italia e dai centristi a vario titolo) sa che sostiene per quell’incarico il lussemburghese Juncker, molto sponsorizzato dalla cancelliera Merkel e destinato a seguire le indicazioni di Berlino. Chi viceversa sostiene i socialisti (la succursale italiana è il Pd), porta acqua al mulino di Schulz – esponente della Spd tedesca in egual misura inviso alla Cancelliera e al Cavaliere – il quale ebbe l’impudenza di chiamarlo una volta «kapò».

 

Il paesaggio politico europeo comprende altri raggruppamenti, dai liberaldemocratici alle sinistre (Tzipras e Verdi), dalle destre agli euroscettici. Ma la vera corsa è tra Schulz e Juncker. Nei sondaggi su scala europea, ad esempio quello targato Poll Watch, si tratta di una sfida incertissima, che socialisti e popolari combattono in base a una manciata di seggi. Le più fresche rilevazioni vedono Juncker davanti al rivale socialista per 222 a 209, ma potrebbe finire con Schulz in rimonta (la stessa crisi in Ucraina sembra destinata a un forte impatto sugli orientamenti di voto nei paesi confinanti). Insomma, si tratta di un duello aperto.

 

Nella campagna elettorale italiana, naturalmente, di tutto questo poco si parla. Sfugge quasi del tutto la visione continentale. La posta politica in palio sembra solo ed esclusivamente legata a faccende domestiche: uscirà o no rafforzato il governo Renzi dalla prova del voto? Ce la farà Grillo a scavalcare Berlusconi? I piccoli partiti riusciranno a scavalcare la soglia di sbarramento? E così via… I principali leader, nessuno escluso, ci chiedono il voto non in base a quanto si dovrebbe fare o non fare a Bruxelles, ma come riconoscenza per gli 80 euro in busta paga oppure (è il caso di Berlusconi) quale forma di vicinanza rispetto alle note disgrazie giudiziarie. In generale, manca una proiezione europea della nostra dirigenza politica. C’è chi in Europa risulta poco conosciuto, e chi invece lo conoscono fin troppo bene. Il risultato è che, da queste prime battute, si annuncia una campagna afflitta da un forte tasso di provincialismo. Vietato chiedersi, poi, perché in Europa contiamo così poco.

 

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