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Set 20

Effetto Conte bis, il calo dello spread regala 2,4 miliardi alle banche

Fonte: Il Sole 24 Ore

di Monya Longo

Dal giorno della mozione di sfiducia della Lega il differenziale tra BTp e Bund è sceso di 100 punti. Per le banche questa svolta equivale a una sorta di aumento di capitale


Chiamatelo “cadeau” del Conte-bis. O di Mario Draghi. O dell’allontanamento del fantasma di Italexit. Sta di fatto che il drastico calo dello spread tra BTp e Bund sta regalando alle banche italiane un vero e proprio toccasana: solo per le prime cinque, secondo i calcoli effettuati dal Sole 24 Ore sui dati delle stesse banche, dal 9 agosto scorso il ribasso dello spread si è tradotto in una sorta di aumento di capitale “virtuale” pari a circa 2,4 miliardi di euro. Dal giorno in cui la Lega ha presentato al Senato la mozione di sfiducia del Governo Conte, il 9 agosto scorso appunto, lo spread tra BTp e Bund è infatti sceso di 100 punti base esatti: dai 240 di quel giorno ai 140 di ieri. E per le banche, che sono piene zeppe di titoli di Stato, questo equivale a una sorta di aumento di capitale. Caduto dal cielo. Manna allo stato puro. Da circa 2,4 miliardi.
Questo regalo nasce dal fatto che le banche italiane sono piene zeppe di BoT e BTp. Ne hanno comprati a vagonate nei tempi, lontani e recenti, in cui lo spread saliva e servivano mani amiche a sostegno del Paese. Secondo i dati della Banca d’Italia, tutte insieme detengono attualmente 401 miliardi di titoli di Stato italiani. Questo fa delle banche italiane le più ingolfate di titoli nazionali di tutta Europa: secondo i dati di Moody’s di qualche mese fa, i titoli nazionali nei loro bilanci sono pari al 10,7% degli attivi totali, contro il 7,6% delle spagnole, il 2% delle tedesche, e l’1,8% delle francesi. Questo ha sempre esposto le banche italiane alla volatilità dei BTp: quando il loro prezzo scendeva e i rendimenti salivano, le banche soffrivano. Ora accade il contrario.
L’impatto sui bilanci dipende però da dove i titoli di Stato sono inseriti. Alcuni sono nei libri di trading: in questo caso la variazione dei prezzi dei BTp crea utili o perdite nel conto economico della banca. Ma solo una minoranza di titoli in pancia alle banche italiane è nel trading book. La maggior parte dei BTp è tenuta dalle banche nella parte del bilancio dove si mettono i titoli disponibili per la vendita (HTCS in sigla contabile): in questo caso la variazione dei prezzi dei BTp non crea perdite o utili, ma impatta sul capitale di prima qualità. Cioè il Cet1. Insomma: più i rendimenti dei BTp scendono, più il capitale della banca aumenta; più salgono, più la banca perde capitale. Infine ci sono i titoli che la banca decide di tenere fino alla scadenza: questi non hanno alcun impatto sul bilancio.
Nell’ultimo anno di estrema volatilità, le banche hanno cercato di correre ai ripari spostando un po’ di titoli nell’ultima categoria: quella che non fa male. UniCredit, per fare un solo esempio, nel settembre 2018 aveva circa 8 miliardi alla voce “tenere fino alla scadenza”, mentre ora ne ha 18 miliardi. Questo ha ridotto la sensibilità del bilancio di UniCredit alla variazione dei prezzi dei BTp del 27-28%. E un trend simile accomuna tutte le banche. Questo significa che oggi beneficiano meno del calo dello spread dei BTp rispetto a quanto non soffrivano solo un anno fa. Ma ugualmente 100 punti base di “sconto” sullo spread un impatto positivo ce l’ha. Forte.
Il più importante è proprio sul capitale di migliore qualità Cet1. Per Intesa Sanpaolo 100 punti base in meno di spread significano 30 punti base in più di Cet1: di fatto è come se Intesa da agosto avesse aumentato il capitale di circa 840 milioni di euro. Per UniCredit il beneficio è di 25 punti base: questo significa circa 950 milioni di capitale in più. Per Mps 240 milioni, per Banco Bpm circa 180 e per Ubi Banca 210. Mps nella semestrale mostra anche l’impatto sui titoli presenti nel trading book: in questo caso 100 punti base di spread le regalano un utile di circa 10 milioni. Ovviamente questa è una buona notizia solo se porterà benefici ai clienti delle banche: famiglie e imprese. Più capitale significa infatti per le banche più capacità di erogare credito. Solo così il calo dello spread diventerà una vittoria per tutti. Manna per tutti.

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