Draghi, manca solo il voto di fiducia al governo: il calendario di Senato e Camera

Fonte: Corriere della Sera

di Alessandro Sala

Il premier si presenterà mercoledì a Palazzo Madama e giovedì a Montecitorio. Scontata la maggioranza, i riflettori sono puntati sulle eventuali defezioni nel M5S

Con il giuramento «nelle mani del presidente della Repubblica» — e il successivo rito di consegna della campanella da parte del premier uscente Giuseppe Conte — il governo di Mario Draghi è entrato ufficialmente nel pieno delle proprie funzioni. Resta tuttavia da compiere un ulteriore passaggio formale, ovvero il voto di fiducia delle due Camere. La Costituzione prevede che questo passaggio avvenga entro 10 giorni dall’insediamento.
Il primo appuntamento sarà al Senato, in base alla prassi che prevede l’alternanza (per il Conte II il primo voto fu alla Camera). L’assemblea di Palazzo Madama è convocata per mercoledì mattina alle 10. L’ordine del giorno prevede le «comunicazioni» del presidente del Consiglio, il quale sostanzialmente presenterà il programma di governo e su quello chiederà la fiducia, e la discussione generale sul tema. La giornata, come sempre in questi casi, si annuncia particolarmente lunga. Dopo l’intervento di Draghi è prevista una breve sospensione dei lavori per consentire al premier di depositare le linee programmatiche anche alla Camera, che se ne occuperà tuttavia il gorno seguente: la seduta a Montecitorio è convocata per giovedì alle 11,30.
Draghi si ripresenterà al Senato attorno a mezzogiorno per l’inizio del dibattito. La discussione vedrà la partecipazione di tutti i senatori che desidereranno intervenire, con tempistiche strette stabilite dall’ufficio di presidenza. Sono previste un paio di interruzioni della seduta per consentire la sanificazione dell’aula. Le dichiarazioni di voto sono attese nel tardo pomeriggio. Il voto vero e proprio inizierà invece attorno alle 20.30. La votazione avviene per appello nominale: verrà estratta una lettera dell’alfabeto e quella determinerà l’inizio della «chiama»: si parte dai senatori che hanno il cognome che inizia con la lettera estratta, a seguire tutti gli altri in ordine alfabetico. È previsto che l’appello venga ripetuto due volte, per consentire anche a senatori che si fossero temporaneamente assentati, di partecipare alla votazione. Lo stesso schema sarà ripetuto il giorno seguente alla Camera.
Per Draghi è attesa una fiducia molto ampia, visto che la maggioranza che compone l’attuale governo è composta da diverse forze politiche e, oltretutto, la stessa Costituzione prevede che il voto contrario con comporti l’obbligo di dimissioni (va da sé, tuttavia, che un governo senza fiducia non ha sulla carta i voti per fare approvare i propri provvedimenti e di conseguenza, e di fatto, le dimissioni avvengono sempre quando i numeri non ci sono). Ma non sarà questo il caso. Non ci saranno sorprese sull’esito finale, ma assumerà un grande rilievo politico la decisione di gruppi di senatori di votare in dissenso rispetto al partito di appartenenza. In particolare i riflettori sono puntati sul gruppo dei Cinque Stelle, attraversato da giorni da venti di scissione, e sul gruppo di Leu, che ha registrato malumori nella componente di Sinistra italiana.

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