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Dic 20

Donne in politica, l’odio corre in rete ogni 30 secondi

Fonte: Corriere della Sera

di Elisabetta Rosaspina

La ricerca pubblicata ieri dal Financial Times dimostra se non altro che Laura Boldrini non è sola nel rodeo infinito degli haters


Un’insolenza ogni trenta secondi, e il calcolo è certamente errato per difetto. Via Twitter, i misogini non si prendono pause. Mitragliano coi polpastrelli tasti e tastini, attingendo al loro monotono bagaglio di argomenti desueti e traendo ispirazione dai loro bersagli preferiti: le donne. Meglio: le donne di potere, in politica o, almeno, nel giornalismo d’opinione. La ricerca pubblicata ieri dal Financial Times dimostra se non altro che Laura Boldrini non è sola nel rodeo infinito degli haters: se l’ex presidente della Camera è reduce dall’ennesima aggressione (verbale) su un volo Roma-Milano, la laburista britannica Diane Abbott è stata protagonista, nel 2017, di almeno trentamila tweet inzuppati di livore e di risentimento, focalizzati sul suo genere e sul colore della sua pelle, scura per le sue origini giamaicane. Un’aggravante.
Per tentare di dare una dimensione almeno approssimativa al fenomeno e indurre i gestori dei social network a fermare i tiri di artiglieria virtuale, Amnesty International e una start up di software, Element AI, hanno reclutato seimila volontari perché analizzassero i tweet in cui comparivano, a qualunque titolo, i nomi di 778 donne, un campione formato da tutte le parlamentari del Regno Unito, tutte le donne del Congresso statunitense e una quota di giornaliste impegnate nelle cronache politiche. Quante volte ricorrevano sgradevoli apprezzamenti che non sarebbero stati indirizzati a politici uomini e/o bianchi? Un milione e centomila, è il risultato di complessi conteggi: spalmati su 365 giorni, equivalgono a uno ogni 30 secondi. I gestori di Twitter e di altri social network non sono riusciti ancora a escogitare uno scudo che non possa essere aggirato dalla grandinata di odio, razzismo e brutalità virtuale. In qualcosa l’essere umano rimane ancora più ingegnoso del più sofisticato algoritmo: maleducazione e inciviltà.

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