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Mar 21

Donne in ombra e leader adulati

Fonte: Corriere della Sera

di Gianantonio Stella

Mai come adesso si apre per il capo della Lega, ancor più che per l’altro vincitore senza maggioranza Luigi Di Maio, una stagione ad alto rischio. Quello di venir circondati da una crescente adulazione di «amici» così servile da far perdere lucidità

«Bye bye femminismo!», ha sintetizzato su Facebook una delle donne che hanno rovesciato nel web il loro fastidio per le parole della conduttrice Elisa Isoardi, l’attuale compagna di Matteo Salvini: «Una donna, per quanto in vista, deve sempre dare luce al suo uomo. E la luce, il sostegno, la vicinanza spesso si danno arretrando. Stando nell’ombra». Le reazioni sono note: «Ha cancellato con due frasi decenni di lotte femministe». «Anni di rivendicazioni di genere buttati nel cesso». «Una dichiarazione che sa di Medioevo». Eccetera eccetera… L’unica eccezione, un pizzico di ironia: «Non comprendo la polemica sulla Isoardi. Anche io, se fossi la fidanzata di Salvini, vorrei nascondermi e stare nell’ombra». C’è un tema, però, che non è emerso come forse meriterebbe. E cioè che lo stesso Matteo Salvini, per quanto ostenti con ogni suo gesto il piacere di sentirsi un «maschio alfa» (la tuta, la ruspa, i toni bellicosi, l’aria da boscaiolo pronto alla scazzottata sulle cose in cui crede) avrebbe tutto l’interesse a non avere almeno in casa un’ancella adorante. Ma una che gli sappia dire di no, che lo bacchetti a muso duro quando sbaglia, che rifiuti di stare in subordine, che contenga il virus letale dell’«importanzite» che infetta ogni leader un po’ vanesio. E che, se necessario, lo mandi a spasso. È oro colato, per chi è sull’orlo del «ghe pensi mi», una donna che magari stia fuori ma non stia sotto.
Mai come adesso, infatti, si apre per il capo della Lega, ancor più che per l’altro vincitore senza maggioranza Luigi Di Maio, una stagione ad alto rischio. Quello di venir circondati da una crescente adulazione di «amici» così servile, insana, invadente da far perdere lucidità. Sono una peste, come capì infine a sue spese Bettino Craxi e come un giorno forse capirà anche Matteo Renzi, i cerchi magici che ti dicono sempre sì. Una peste. Chi ti dice no, al contrario, è una benedizione del cielo. Meglio ancora se accanto c’è una moglie magari discreta, ma solida, presente, autonoma, combattiva. Lo storico Dione Cassio racconta che Nerone, al ritorno da Olimpia, ingaggiò plauditores professionali distinti a seconda delle voci e delle specialità. Il primo gruppo, spiega la Treccani, «era formato dai bombi, specialisti in ovazioni rumorose, il secondo era costituito dagli imbricii che si esprimevano con applausi e grida più composte, il terzo (testae) era addetto alle grida sillabate molto diffuse negli stadi moderni». Ecco: Dio ci salvi, oggi, dagli opposti plauditores.

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