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Giu 08

Domenica si vota in 761 Comuni, ma M5S e Lega sono rivali. Per il Pd test di sopravvivenza

Fonte: Corriere della Sera

Uniti al governo, divisi nei Comuni: subito un importante test politico per i due partiti dopo il boom del 4 marzo. In 6,7 milioni alle urne per eleggere i sindaci. I ballottaggi il 24 giugno


Le sfide nelle città chiave
Uniti al governo, rivali alle Amministrative. È il paradosso di M5S e Lega, che dopo aver chiuso il sofferto accordo per sostenere l’esecutivo del premier Giuseppe Conte, domenica (si vota dalle 7 alle 23; i ballottaggi si terranno il 24 giugno) si batteranno l’uno contro l’altro per conquistare la guida dei 761 Comuni (20 sono capoluogo) per i quali 6,7 milioni di italiani sono chiamati a scegliere il sindaco. In alcune città chiave come Siena (simbolo del crollo di Mps), nonostante il boom del 4 marzo, il M5S ha anche rinunciato a presentare un proprio candidato sindaco. È il primo test politico nelle città per i due partiti di governo. In molti casi la Lega è alleata con Forza Italia, in altri va da sola. Per il Pd, infine, è quasi un test di «sopravvivenza».

La Lega a Brescia corteggia il M5S (per il secondo turno)
A Brescia stasera ci sarà anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini a chiudere la campagna elettorale di Paola Vilardi. L’avvocata forzista di 54 anni è la candidata sindaco del centrodestra e dietro lo slogan «più sicurezza e meno clandestini» prova a spodestare il primo cittadino uscente, il 52enne piddino Emilio Del Bono (centrosinistra) che si ripresenta per completare il «percorso di rigenerazione urbana» (bonifiche in primis) puntando molto sul civismo («siamo il partito della città» ama ripetere). Tra gli altri sei candidati sindaco Guido Ghidini dei 5 Stelle, corteggiato dalla Lega in vista del ballottaggio. Domenica si vota in un altro capoluogo di provincia lombarda, Sondrio. Anche qui è sfida tra il centrosinistra uscente (candida Nicola Giugni) e centrodestra (Marco Scaramellini).

Vicenza e Treviso, gli ultimi fortini dem e l’assalto di Salvini
Il «governo del cambiamento» ha appena dato al Veneto tre ministri di peso: Riccardo Fraccaro, Erika Stefani e Lorenzo Fontana. E sono due le sfide su cui sono puntati i riflettori: Vicenza e Treviso. Le città, accomunate dal crollo delle banche popolari (Popolare di Vicenza e Veneto Banca), sono entrambe un fortino dem nel mare di Comuni leghisti. Vicenza esce da 10 anni di governo di Achille Variati, uomo forte del Pd. Le primarie hanno indicato come successore Otello Dalla Rosa, che deve vedersela con Francesco Rucco del centrodestra. Il M5S, che a Vicenza si è impegnato contro Pfas e Tav, è stato costretto al ritiro della lista dopo il veto di Di Maio. A Treviso in corsa un altro sindaco dem, Giovanni Manildo, che cinque anni fa sconfisse Gentilini. Ora a sfidarlo c’è Mario Conte, con un padrino importante: il governatore Luca Zaia.

In Emilia il centrosinistra si riunisce, ma a Imola rischia grosso
In Emilia-Romagna sono due i Comuni sopra i 15 mila abitanti dove si vota: Salsomaggiore e Imola, anche se è interessante pure la sfida di Brescello, il paese di Don Camillo e Peppone che torna al voto dopo essere stato commissariato per mafia. L’unica partita con un rilievo nazionale è però quella di Imola, dove a chiudere la campagna elettorale della candidata del Pd, Carmen Cappello è arrivato l’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. La partita è rilevante, perché in una città di 70 mila abitanti da sempre «rossa», Lega e M5S, se dovessero convergere al secondo turno, possono conquistare il Comune. Imola è anche il primo caso in cui si ricostruisce il centrosinistra uscito distrutto dalle Politiche: Mdp, il partito di Pier Luigi Bersani e Vasco Errani, qui ancora popolari, ha deciso di confluire sul candidato del Pd.

In Toscana per il Pd è un test di sopravvivenza. M5S rinuncia a Siena
Per il Pd ed il centrosinistra, nella fu «rossa» Toscana, il voto nei Comuni si è trasformato in una sorta di prova di sopravvivenza. Per il centrodestra è l’occasione per proseguire l’avanzata. Mentre per il M5S, che ha rinunciato a correre in avamposti simbolo come Siena e Pisa, è un’occasione persa. Nelle ultime tornate Amministrative, il Pd ha perso tutto o quasi: Livorno, Arezzo, Pistoia, Carrara, Grosseto. E le divisioni nel Pd, domenica, mettono a serio rischio anche due roccaforti come Siena e Pisa. I risultati di questa tornata, a ridosso del boom del M5S, incideranno non poco sulle strategie del centrosinistra in vista della battaglia chiave del 2019, quando si voterà per eleggere il sindaco di Firenze: Dario Nardella tenterà il bis nella città simbolo del renzismo, ma non sarà affatto una passeggiata.

Bianco corre a Catania senza il simbolo Pd
Si vota in 137 comuni della Sicilia. Massima attenzione per l’elezione dei nuovi sindaci a Catania, Messina, Siracusa, Ragusa e Trapani, dove si vince al primo turno superando il 40%. Difficili i pronostici. Soprattutto a Catania dove l’uscente Enzo Bianco, ex ministro dell’Interno, si ricandida, senza il simbolo del Pd, insidiato da concorrenti forti, a cominciare dal deputato Ue forzista Salvo Pogliese, sostenuto dalla Lega con un centrodestra compatto. Incerta anche Messina, dove cerca la riconferma il sindaco in t-shirt Renato Accorinti. Qui il centrodestra presenta FI e Lega a sostegno di Dino Bramanti, contro Antonio Saitta, centrosinistra. Sulla corsa campeggia l’incognita dei 5 Stelle, che il 4 marzo hanno sfiorato spesso il 50% dei voti: con il 47,58% di Catania che incoraggia Giovanni Grasso e il 45,3 di Messina Gaetano Sciacca.

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