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Giu 22

Di Maio: reddito di cittadinanza entro il 2018 con i fondi europei

Fonte: Corriere della Sera

di Ivo Cavizzi

Il ministro Tria: l’euro non è in discussione. Intanto nella notte accordo dell’Eurogruppo sulla Grecia: ultima tranche di aiuti e via libera all’alleggerimento del debito


Una accelerazione per attuare il reddito di cittadinanza «entro il 2018», utilizzando anche fondi Ue e rispettando le esigenze di riduzione del maxi debito pubblico. La ha annunciata il vicepremier e ministro di Sviluppo Economico/Lavoro Luigi Di Maio al termine del Consiglio dei ministri degli Affari sociali a Lussemburgo, dove si è dichiarato in sintonia con il responsabile dell’Economia Giovanni Tria, che nello stesso edificio del Granducato ha rassicurato i colleghi dell’Eurogruppo sull’adesione all’euro e sul rispetto dei vincoli Ue di bilancio. «Voglio partire subito con il reddito di cittadinanza», ha detto Di Maio, specificando di volerlo utilizzare in modo da «non creare una proposta assistenzialista senza controlli» come i miliardi pubblici alle banche e alle imprese elargiti dai precedenti governi. Dovrebbe diventare una sistema di recupero dei disoccupati perché chi lo riceve sarebbe «orientato verso un percorso di formazione, che poi lo può portare verso il mondo del lavoro». I fondi Ue «Fse Plus» verrebbero utilizzati per potenziare i centri dell’impiego locali «in quelle regioni in cui sono messi peggio».
Nelle prossime settimane Di Maio intende recarsi a Berlino «per vedere il loro modello» di uffici di collocamento. Secondo il vicepremier, anche il reddito minimo garantito, che già esiste nei principali Paesi Ue, «passa sicuramente per un intervento della programmazione economica europea dei prossimi anni». Lo considera una misura di sviluppo economico (insieme alla flat tax proposta dalla Lega) in grado di «aumentare la domanda interna» e, di conseguenza, «il debito pubblico calerà». Di Maio ha manifestato piena sintonia con il rigore nei conti pubblici annunciato dal ministro Tria perché sostanzialmente il governo M5S-Lega intenderebbe solo spendere in modo diverso dagli esecutivi precedenti, ma entro i limiti dei vincoli Ue e negoziando a Bruxelles più flessibilità per favorire investimenti produttivi. In pratica gli aiuti di Stato elargiti alle imprese e alle banche, insieme a quote delle «pensioni d’oro», verrebbero dirottati a finanziare il reddito di cittadinanza, le riforme fiscali e il rilancio dell’occupazione. «Io sono d’accordo con Tria: sia nel Def, che nel nostro contratto di governo, c’è chiaramente indicato che la strada per ridurre il debito è investire e non tagliare», ha detto Di Maio, escludendo il ricorso alle misure di austerità perché è «l’unica ricetta che non funziona» e «negli ultimi anni ha fatto aumentare il debito pubblico, ha tagliato i servizi essenziali per i cittadini» e non ha aumentato i posti di lavoro stabili e i salari.
«Spero di non essere preoccupante, ma di essere il contrario», è stata la battuta di Tria entrando nell’Eurogruppo dei ministri finanziari a Lussemburgo, dove i colleghi attendevano una sua esposizione generale delle politiche economiche e di bilancio del nuovo esecutivo M5S-Lega. Tria ha rimarcato che «la linea del Governo è che l’euro non è in discussione». Intende però opporsi, come il suo predecessore Pier Carlo Padoan del Pd, al tentativo della Germania (appoggiata da altri Paesi del Nord e dalla Francia) di imporre nuove regole di riduzione dei rischi creditizi penalizzanti soprattutto per il sistema bancario italiano: tra l’altro senza rispettare l’impegno a introdurre in contemporanea la Garanzia europea dei depositi. «Difenderemo, come è stato fatto in passato, gli interessi italiani fino in fondo», ha detto Tria. Un piano franco-tedesco vorrebbe addirittura imporre una rapida riduzione al 5% dei crediti deteriorati, che consentirebbe alle multinazionali del settore di acquistarli a prezzi stracciati dagli istituti di credito nazionali. Il ministro delle Politiche Ue Paolo Savona, in un’intervista, ha ribadito l’importanza dell’Europa, auspicando «cambiamenti ragionevoli» e criticando la Germania perché se «si limita a sollevare problemi e imporre vincoli invece di indicare soluzioni, i movimenti antieuropei saranno rafforzati». L’Eurogruppo nella notte, dopo circa otto ore di negoziato, ha raggiunto un accordo di principio sull’uscita della Grecia dal programma di aiuti che contiene, tra l’altro, misure per alleggerire il debito.

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