«

»

Ott 24

Decreto «salva imprese»: cosa cambia per i rider

Fonte: Corriere della Sera

di Riccardo Antonucci


Luigi Di Maio, allora ministro del Lavoro, l’aveva inserito tra le priorità del Governo Conte uno, ma il decreto di tutela sui rider vedrà la luce in un’altra stagione politica, quella dell’alleanza tra Movimento Cinque Stelle e PD nel governo Conte due, e con un altro ministro del lavoro (Nunzia Catalfo, sempre Cinque Stelle). Nel frattempo, delle norme sui rider si è discusso molto. Da subito la proposta aveva suscitato la (attesa) contrarietà di alcune piattaforme, i dubbi dei sindacati e anche dei malumori tra gli stessi rider, che non hanno una rappresentanza organizzata ma hanno costituito alcuni gruppi informali. Le norme sui ciclofattorini erano poi finite dentro il calderone del più ampio pacchetto di «disposizioni urgenti per la tutela del lavoro», il Dl.gs 101 pubblicato in Gazzetta ufficiale il 3 settembre, che ora il Parlamento deve convertire in legge entro il 3 novembre. Ora, alla luce degli emendamenti passati al Senato con il voto di fiducia, arrivano le prime tutele rafforzate, anche se a partenza differita: tre mesi per le coperture e un anno per i compensi.

Cosa cambia per i rider?
Non era la parte del Dl più «scottante», ma ai lavoratori delle piattaforme digitali di consegna, la Commissione lavoro nelle scorse settimane ha comunque dedicato diverse audizioni e raccolto il parere di Inps, Inail e Istat. Il testo uscito dal Senato apporta modifiche al Jobs Act del 2015, inserendo le prestazioni di lavoro «organizzate mediante piattaforme anche digitali» tra i rapporti di lavoro subordinato. Ai fini del trattamento di lavoro, quindi, i riders verranno considerati dipendenti a meno che non abbiano un rapporto di collaborazione occasionale (fino a 5mila euro l’anno).

Contratti espliciti e divieto di discriminare
I contratti individuali di lavoro vanno messi per iscritto. Se il datore di lavoro non rispetta questa norma il dipendente digitale può ottenere un risarcimento «di entità non superiore ai compensi percepiti nell’ultimo anno» e il cui valore dovrà tenere conto anche della «gravità e della durata delle violazioni e il comportamento delle parti».
Il testo applica le stesse sanzioni antidiscriminatorie previste per tutti gli altri e introduce anche un importante divieto di «esclusione dalla piattaforma e [delle] riduzioni delle occasioni di lavoro ascrivibili alla mancata accettazione della prestazione»: un modo di mettere un freno alla dittatura dell’algoritmo, per cui o accetti tutto, o sei fuori.

Abolizione del cottimo e compensi
L’abolizione del cottimo è confermata, tranne per i lavoratori occasionali. Le parti dovranno negoziare uno specifico contratto di settore. In mancanza, il decreto stabilisce delle norme paracadute, che scatteranno appunto un anno dopo la conversione in legge del decreto che, è bene ricordarlo, passa ora all’esame della Camera, che ha tempo fino al 3 novembre per approvarlo definitivamente. Il testo uscito da Palazzo Madama stabilisce una paga minima oraria per il lavoratore che verrà agganciata ai minimi dei contratti vigenti (quello della logistica, si suppone). Il decreto stabilisce anche un’indennità per il lavoro notturno, nei giorni festivi e in «condizioni metereologiche sfavorevoli», pari almeno al 10% del compenso di base.

Tutele migliorate per infortuni, malattia e maternità
Il maxi-emendamento aumenta anche le tutele per gli iscritti alla gestione separata, in materia di malattia, con un’indennità di degenza ospedaliera che raddoppia, e stabilendo un congedo maternità retribuito a condizione che il lavoratore abbia versato almeno un mese di contribuzione alla gestione separata nei 12 mesi precedenti alla richiesta. Inoltre si chiarisce l’obbligo per il committente stipulare un’assicurazione sugli infortuni sul lavoro, secondo i criteri dell’Inail. Queste norme, a differenza di quelle sul nuovo inquadramento contrattuale, saranno effettive a partire da 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto.

Un osservatorio Ministeriale sul lavoro digitale
Gli ultimi articoli del maxi emendamento introducono un’assicurazione obbligatoria contro infortuni sul lavoro e malattie professionali, e il già annunciato Osservatorio sul settore, con rappresentanti del ministero del Lavoro, di Inps e Inail. Specificando anche che ai componenti dell’Osservatorio non spetta alcun «compenso né indennità, gettone di presenza, rimborso spese o emolumento comunque denominato». La ministra Catalfo ha espresse molta soddisfazione per misure che ha affermato di aver «fortemente voluto»: « «I ciclofattorini potranno finalmente disporre delle tutele salariali, previdenziali e assistenziali del lavoro subordinato» ha affermato. «Diritti e sicurezza sui luoghi di lavoro sono due pilastri della mia azione, come dimostrano i primi atti compiuti da Ministro. È lungo questa strada che intendo proseguire», conclude il Ministro.».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>