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Giu 18

Crisi profonda e Borse esuberanti, Fed e Bce esaltano i mercati (ma non è un bene)

Fonte: Corriere della Sera

di Giuliano Ferraino


Sembra un film già visto, anche se la trama è diversa: crisi profonda, ma Borse esuberanti, a dispetto della grande incertezza. Con un finale ancora da scrivere. Oggi succede a causa della pandemia del Covid, ma era accaduto anche dopo la grande crisi finanziaria del 2007/2008. E, al centro della scena, il ritorno delle banche centrali, dalla Federal Reserve americana alla Banca centrale europea, protagoniste dell’ottimismo che sembra regnare sui mercati, nonostante le devastanti conseguenze del coronavirus sull’economia reale e sull’occupazione . Quali sono gli «effetti speciali» dei signori della moneta che promettono agli investitori che andrà tutto bene? E perché, anche se necessaria, la terapia d’emergenza porta con sé effetti collaterali indesiderati, che a un certo punto dovremo correggere?
I numeri dell’economia segnalano una crisi senza precedenti, con produzione industriale in caduta libera; ordini e investimenti bloccati; consumi fermi; gelata sui prezzi, come segnala la frenata dell’inflazione, che dovrebbe essere intorno ma sotto al 2% e invece è tornata a un livello allarmante, vicino a zero; disoccupazione in forte aumento o nascosta dalla cassa integrazione (in Italia), dal Kurzarbeit (in Germania) o dall’aspettativa forzata (nel Regno Unito). Però sui mercati continua la festa, con valori tornati in molti casi a prima della grande correzione registrata a marzo, quando sono cominciati i lockdown in tutto il mondo.
Il punto è l’enorme liquidità in circolazione, grazie ai tassi a zero o negativi garantiti dalle banche centrali. Che hanno, però, anche l’effetto di azzerare i rendimenti di obbligazioni e titoli di Stato. Se da un lato questo aiuta i Paesi ad alto debito, come l’Italia, in difficoltà quando lo spread aumenta troppo, e preserva la stabilità dell’unione monetaria, dall’altro spinge gli investitori ad assumersi rischi maggiori alla ricerca di rendimenti più soddisfacenti. Così le azioni diventano di nuovo appetibili, tanto più che è possibile trovare molte aziende solide a prezzo scontato, insieme ad altre meno affidabili e agli «zombie».
Con i programmi multi miliardari di acquisto di titoli sul mercato, questa volta le banche centrali vanno oltre. Per la prima volta la Fed ha cominciato a comprare singoli bond di aziende, anche decotte. E la Bce si prepara a fare altrettanto, acquisendo il debito delle società (oltre che dei Paesi) che hanno perso il rating di investment-grade, i cosiddetti «angeli caduti». Nonostante resti in sospeso la sentenza della Corte Costituzionale tedesca, che ha messo in dubbio la proporzionalità degli acquisti Bce, minacciando la legittimità della partecipazione della Bundesbank al programma.
Poi c’è il settore tecnologico, uno dei pochi comparti rafforzato da questa pandemia, perché la digitalizzazione, oltre ad aumentare la produttività, accelerando i processi, è la modalità alternativa per continua a operare anche in caso di lockdown. I titoli delle aziende hi-tech, da Amazon a Google, da Apple a Microsoft, continuano a correre e a trainare i listini. E contribuiscono all’ottimismo degli investitori. Dimenticando però che lo smart-working funziona solo per alcuni settori e non per tutti. Uno studio dell’università di Chicago indica, ad esempio, che durante il lockdown in America hanno lavorato da casa oltre il 50% dei dipendenti delle aziende tecnologiche , ma solo il 4% del settore ospitalità, come alberghi e ristoranti, comparto che negli Usa impiega 17 milioni di persone. L’occupazione però è la base per rilanciare i consumi e quindi gli investimenti delle aziende, di conseguenza i prezzi. In altre parole, l’intera economia.
A prolungare la festa sui mercati contribuiscono senza dubbio gli interventi di politica fiscale. L’ultimo è arrivato martedì con l’annuncio di un piano da mille miliardi per le infrastrutture da parte del presidente americano Donald Trump. A meno di 5 mesi dal voto Usa, Trump riprende dal suo cilindro una promessa fatta in campagna elettorale nel 2016. Ma la cifra è inferiore ad allora e guarda al passato più che al futuro promesso dalla quarta rivoluzione industriale. Agli investitori in questo momento però sembra bastare.
Il punto dolente è che l’ottimismo sui mercati evidenzia, oggi più che mai, una sorta di «esuberanza irrazionale», come la definì in tempi molto diversi l’ex presidente della Fed, Alan Greenspan. Osserviamo uno scollamento senza precedenti tra finanza ed economia reale, che allarga ancora di più le disuguaglianze sociali. Tra chi si sente al sicuro, a dispetto della pandemia, e chi ha già perso tutto. Tra chi può permettersi di investire in Borsa, i fondi pensione, gli hedge fund, i fondi sovrani, le persone affluenti, e chi — e sono sempre di più — si mette in fila per un pasto. Quanto può durare?

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