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Nov 12

Covid, perché (per ora) la seconda ondata pesa meno sul PilCovid, perché (per ora) la seconda ondata pesa meno sul Pil

Fonte: Corriere della Sera

di Federico Fubini

Saranno decisive le scelte in vista del periodo natalizio


Ai Parioli, il quartiere più elegante di Roma, due fratelli ristoratori hanno avuto un’idea per rimettere al lavoro il personale di cucina. Non si limitano più alle consegne di cibo a domicilio. Ai clienti offrono di portare a casa lo stesso servizio che avrebbero al ristorante, completo di camerieri, chef e sommelier. Anche da dettagli del genere si capisce che quella del 2020 è una «recessione insolita», come l’ha chiamata ieri la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde.
Colpisce più i servizi dell’industria. E colpisce ancora di più, in confronto alla crisi del 2008, i lavoratori senza competenze rispetto a quelli dotati di specializzazioni. Ma per caso colpisce anche nella seconda ondata del virus un po’ meno che nella seconda? Scelte come quella del ristoratore dei Parioli si aggiungono a indizi diversi e lo fanno pensare. Rispetto a primavera, milioni di imprese si sono strutturate meglio per aggirare alcuni degli ostacoli della crisi sanitaria. Il lavoro da casa, che comunque può riguardare al massimo metà dei quasi 23 milioni di occupati in Italia, ora è più organizzato ed efficiente. Anche i governi hanno imparato a preservare al massimo l’attività economica mentre cercano di ridurre la velocità del virus. Lo si è capito quando la Francia, primo Paese europeo a far risalire in autunno l’intensità del lockdown a circa l’80% dei livelli massimi di primavera, si è mossa con cautela. Le scuole sono rimaste aperte per permettere ai genitori di andare al lavoro, e così le fabbriche e i cantieri. Anche l’Italia per ora si muove lungo gli stessi binari: chiudono più le attività a valle dei processi produttivi — i luoghi del tempo libero — che quelli a monte.
Oggi l’Italia è a due terzi del cammino rispetto al livello massimo di paralisi imposta in marzo, secondo l’indice dell’Università di Oxford. E l’impatto diverso sull’economia si nota: dopo il parziale rimbalzo dell’estate, l’attività torna a cadere ma (per ora) non si vedono i crolli apocalittici di sei mesi fa. Il rapporto giornaliero di Apple sulle tendenze della mobilità, che cattura le rilevazioni da satellite sui cellulari, registra le differenze fra prima e seconda ondata. Nella prima metà di marzo in Italia gli spostamenti delle persone andarono giù a picco fino a oltre il 70% in meno rispetto alle medie di gennaio 2020. Invece per il momento in autunno il calo è meno verticale e siamo del 35% sotto dei livelli di inizio anno. Un rapporto simile compilato da Google mostra che a collassare oggi — dimezzati rispetto a settembre — sono soprattutto gli spostamenti verso luoghi di svago e l’uso dei mezzi pubblici. Tendenze simili si vedono in altri Paesi europei: le persone fanno poco altro, ma almeno vanno al lavoro. Le economie europee rientrano in recessione, non in ibernazione.
È quel che l’Ufficio parlamentare di bilancio aveva previsto in ottobre: nel caso di un ritorno del virus l’economia sarebbe caduta fra il 3% e l’8% negli ultimi tre mesi dell’anno rispetto all’estate; grave, anche se non paragonabile al meno 13% fra aprile e giugno. Anche perché in primavera il mondo intero era in lockdown. Ora invece la Cina sta crescendo con forza e assorbe oltre il 20% di esportazioni in più dell’Europa rispetto a prima di Covid-19.
Niente di tutto questo garantisce che le economie dell’Italia e della zona euro siano meno minacciate nella seconda ondata. Non sarà così almeno fino a quando non si dimostra che le misure prese in autunno bastano realmente a frenare il virus. La Francia si è mossa per prima il 22 ottobre e forse — forse — solo negli ultimissimi giorni si nota un rallentamento nel ritmo di aumento di occupazione delle terapie intensive sotto l’1% in più ogni giorno. Non c’è tempo da perdere perché le terapie intensive transalpine sono piene quasi all’80% della loro capienza di settembre: l’inversione deve avvenire ora, oppure si dovrà stringere ancora di più. In Italia vale lo stesso perché l’occupazione dei letti è di meno della metà della capienza, ma la velocità di riempimento per ora è tripla rispetto alla Francia.
Ai Parioli intanto i fratelli Lorenzo e Marco Bassetti, i proprietari di quel ristorante che porta chef, sommelier e camerieri negli appartamenti, hanno capito che possono vendere anche corsi di cucina online e i loro ingredienti in e-commerce. Ma anche loro sanno che l’Italia e gli altri governi europei per ora hanno scelto di tutelare l’economia un po’ di più, sperando che una stretta parziale basti. Ma se non fosse così, solo una stretta totale molto presto può salvare la stagione di fine anno quando i clienti ai Parioli — e in tutta Europa — di solito spendono molto di più.

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