«

»

Apr 13

Così il vero capo dei 5 Stelle ha cambiato la forma partito

Fonte: Corriere della Sera

Casaleggio

di Aldo Cazzullo

Gianroberto Casaleggio era un precursore. Uno tra i primi ad aver capito che il segno dei nostri anni è la rivolta contro i vecchi partiti e le vecchie classi dirigenti, le forme tradizionali di rappresentanza e anche i media tradizionali

A vederlo dritto in piedi sulla barca — magrissimo, basco verde alla Che Guevara, capelli brizzolati sulle spalle — mentre sosteneva con lo sguardo la nuotata di Grillo attraverso lo Stretto, faceva pensare a un visionario; tanto più quando, gettatosi nell’acqua fino alla cintola e guadagnata la spiaggia, confidò con tono da cospiratore, a voce appena percettibile: «Stiamo cambiando la storia d’Italia». In realtà, Gianroberto Casaleggio era un precursore. Uno tra i primi ad aver capito che il segno dei nostri anni è la rivolta contro i vecchi partiti e le vecchie classi dirigenti, le forme tradizionali di rappresentanza e anche i media tradizionali.

Il vero capo dei Cinque Stelle era lui; e oggi in Europa, nel bene o nel male, non esiste nulla di simile ai Cinque Stelle. Il movimento che li ricorda di più, Podemos, alle elezioni ha preso il 19%, non il 25; ed è un movimento di sinistra, critico con i socialisti ma pur sempre di sinistra, alla fine dei comizi di Pablo Iglesias si canta El pueblo unido, la sua bandiera è quella della Spagna repubblicana sconfitta da Franco nella guerra civile; i Cinque Stelle sono trasversali. Destra e sinistra esistono ancora, ovviamente, ma Casaleggio è stato tra i primi a capire pure che la politica contemporanea passa per un nuovo crinale, il sopra e il sotto della società. E la rete, con tutti i suoi limiti, è lo strumento attraverso il quale chi sente di stare sotto, di non contare nulla, si organizza e fa sentire la propria voce.

Certo, l’azione politica di Casaleggio — tutta dietro le quinte, con controlli elettronici financo sulla posta dei parlamentari — non aveva quelle caratteristiche di trasparenza che dovrebbe avere qualsiasi protagonista della vita pubblica; ed è da chiarire quale sarà ora il ruolo dell’erede, il figlio Davide. Le sue previsioni catastrofiche gli avevano valso un’esilarante parodia di Crozza — «nel 2027 la scomparsa dei giornali e delle ciabatte farà sì che le zanzare domineranno la terra…» —, il bizzarro culto di Gaia gli era costato pesanti ironie. Ma Casaleggio era in sintonia con lo spirito del tempo. Nessuno aveva visto arrivare i Cinque Stelle, nessuno li pensava davanti al Pd alle elezioni del 2013, in pochi credevano che avrebbero tenuto dopo la battuta d’arresto delle Europee; oggi sono al massimo storico, e potrebbero esprimere il sindaco della capitale.

Ora però si apre un grande interrogativo. Soprattutto se Beppe Grillo non tornerà sui propri passi, dopo che aveva rinunciato a un ruolo politico in prima fila. Il movimento accreditato dai sondaggi di quasi il 30% dovrà darsi una nuova leadership, o almeno consolidare quella che ha espresso finora: Di Maio, Di Battista, Fico. Gli scandali dei partiti sono carburante nel motore dei grillini. I loro voti hanno due motivazioni di fondo: l’indignazione e la frustrazione. Il primo è positivo: significa che l’opinione pubblica non è rassegnata né assuefatta, che la domanda di cambiamento è forte. Il secondo è negativo, ma è molto diffuso, in particolare tra i tanti giovani che sembrano essersi arresi prima ancora di combattere, persuasi da una rappresentazione — tutti i politici sono corrotti, tutti gli imprenditori ladri, tutti i banchieri usurai — falsa ma efficace. Per fare un solo esempio, la proposta del reddito di cittadinanza può funzionare se è un sostegno momentaneo legato alla ricerca del lavoro; può essere devastante — in un Paese dove milioni di ragazzi non studiano, non si formano e non lavorano — se comunica il messaggio che lo Stato può darti qualcosa in cambio di nulla. I Cinque Stelle sono al bivio tra partecipazione e populismo: dalla loro scelta dipende molto della qualità della nostra democrazia. Una cosa è certa: quel giorno sullo stretto di Messina Casaleggio non stava millantando; ha davvero contribuito a cambiare la storia d’Italia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>