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Mar 31

Cosa succede dopo l’isolamento? Sarà la prima fase di una lunga guerra

Fonte: Sole 24 Ore

di Francesca Cerati

Nuovi modelli dell’Imperial College e di Harvard suggeriscono che questa ondata di distanziamento sociale non basta se i Paesi non adottano tutti le stesse misure


Ci sono miliardi di persone confinate nelle loro case, e tutti si chiedono “quanto durerà questo isolamento? E la pandemia ricomincerà quando proveremo a tornare alla normalità?”

La prima fase della guerra
Difficile rispondere di fronte a una situazione che è senza precedenti. Potremmo provarci facendo un parallelo con le pandemie del secolo scorso, ma a quell’epoca non c’era una popolazione così ampia e globalizzata. Le ipotesi quindi si affidano alla recentissima esperienza cinese e ai calcoli matematici dei grandi Centri di sistemi di modellizzazione come quelli di Harvard e dell’Imperial College. I quali suggeriscono che questa ondata di distanziamento sociale sia solo la prima fase di una lunga “guerra”, che potrebbe durare fino al 2022, se le misure di distanziamento sociale non verranno prese velocemente da tutti i Paesi.
A oggi sono quasi 70 i Paesi che hanno introdotto un certo grado di isolamento e di distanziamento sociale per contenere la diffusione del coronavirus. Di certo, non sono le misure draconiane che ha attivato la Cina che le hanno però permesso, al momento, di liberarsi dalla morsa del virus. L’isolamento dunque pare abbia funzionato. Per ora. Già, ma adesso?

Wuhan potrebbe revocare le restrizioni l’8 aprile
Dopo due mesi di restrizioni, la Cina sta a poco a poco allentando le politiche di contenimento. Le aree nella provincia di Hubei, che non registrano nuovi casi da oltre due settimane, hanno già iniziato a ridurre l’isolamento e le restrizioni di viaggio. Se non compariranno nuovi picchi di focolai, la città di Wuhan potrebbe revocare le restrizioni sul traffico dall’8 aprile .
Dall’ultimo rapporto dell’Imperial College di Londra emerge che, in Cina, non solo le misure di allontanamento sociale hanno avuto successo nel contenere il virus, ma che “studiando la relazione tra allentamento delle misure di contenimento e ripresa delle attività economiche non c’è stata una ripresa della diffusione locale di Covid-19”.
Steven Riley, coautore dello studio, conferma che “sebbene non sappiamo ancora cosa accadrà in futuro in Cina, la nostra analisi mostra che il distanziamento sociale può essere allentato una volta stabilizzato il contenimento del virus, senza che ci sia un ritorno della diffusione virale a breve termine”. Dunque la Cina, in 8-10 settimane, pare sia riuscita a ridurre la diffusione del virus adottando però misure estreme.

La relazione tra popolazione isolata e durata delle misure
Anche l’Università di Sydney ha quantificato, attraverso sistemi di modellizzazione, la relazione tra durata delle misure di contenimento e la percentuale di popolazione che rispetta le regole.
«Se vogliamo controllare la diffusione di Covid-19 – e non viceversa – almeno l’80% della popolazione australiana deve rispettare rigorose misure di contenimento sociale per almeno quattro mesi – si legge nello studio -. Però, se la percentuale cresce e raggiunge il 90% della popolazione, la durata potrebbe ridursi a 13-14 settimane. Il che significa che se iniziamo domani potremmo aspettarci un controllo di Covid-19 entro luglio».
Ma il dato più interessante dello studio è il fatto che se a rispettare l’isolamento è meno del 70% della popolazione, allora la pandemia non si arresta. In altre parole, qualsiasi pratica di contenimento sociale non sarebbe efficace se non viene adottata da un ampio numero di persone.
E lo stesso direttore generale dell’Oms Tedros ha ribadito il messaggio: «Il punto di queste azioni è quello di applicare le misure più precise e mirate necessarie per fermare la trasmissione del virus e salvare vite umane. Chiediamo a tutti i paesi che hanno introdotto le cosiddette misure di contenimento di utilizzarle questa volta per attaccare il virus. Così si crea una seconda opportunità. Ma la domanda è: come la userete?»

La seconda fase
Superato il primo picco, come possiamo contenere il virus per un periodo di tempo necessario agli scienziati per sviluppare un vaccino o per arrivare a una sufficiente immunità di gregge?
Questa seconda fase a oggi è un’incognita, ma il messaggio quasi unanime degli esperti è che gran parte del vero lavoro inizierà solo dopo aver vinto la fase acuta, quella in cui ci troviamo ora. Per la seconda metà del 2020, saranno quindi necessari test di massa e tracciabilità dei contatti per individuare e isolare i nuovi casi, impedendo così la diffusione di focolai localizzati.

Isolamento intermittente
Sempre una proiezione dell’Imperial College della scorsa settimana mette in evidenza che potrebbe essere necessario nei 18 mesi prossimi “spegnere e riaccendere” in modo intermittente le misure di distanziamento sociale fino allo sviluppo di un vaccino e alla formazione dell’immunità di gregge.
Una modellizzazione più recente focalizzata sugli Stati Uniti della Harvard TH Chan School of Public Health, è giunta a una conclusione simile: se una fase acuta del distanziamento sociale non è seguita da una sorveglianza, una supervisione e da interventi globali, il picco dell’epidemia negli Usa ritornerà in autunno.
Lo studio avverte che «spingere il picco dell’epidemia nell’inverno potrebbe esacerbare la trasmissibilità dal momento che non è ancora chiaro se il virus si diffonda più velocemente nelle stagioni fredde».

Lo scenario peggiore
Ma lo scenario peggiore disegnato dal nuovo modello di Harvard è che l’epidemia possa estendersi fino al 2022. Questo modello, però, non tiene conto dello sviluppo di nuove terapie, di nuovi metodi di tracciamento, dei test, o persino dell’improbabile possibilità che il virus rallenti in maniera naturale la sua diffusione.
«Nuove terapie, vaccini o altri interventi come la tracciabilità a tappeto dei contatti e la quarantena – poco pratici oggi , ma lo saranno una volta che il numero dei casi sarà ridotto e i test aumentati – potrebbero allentare la necessità di un rigoroso distanziamento sociale per mantenere il controllo dell’epidemia». Questa la conclusione dello studio.

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