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Mag 20

Coronavirus, “serve più coordinamento tra Stato e regioni”: le raccomandazioni Ue per l’Italia

Fonte: La Stampa

di Marco Bresolin

Bruxelles: Roma deve rafforzare il sistema sanitario e dare maggiore sostegno ai lavoratori autonomi. Servono investimenti verdi e digitali. A causa della crisi niente procedura sul debito

L’Italia dovrà «rafforzare la resilienza e la capacità del suo sistema sanitario» e «rafforzare il coordinamento tra le autorità nazionali e regionali». Ma anche «fornire un adeguato sostegno al reddito e l’accesso alla previdenza sociale, in particolare per i lavoratori atipici», «mitigare l’impatto della crisi sull’occupazione, anche attraverso accordi di lavoro flessibili e sostegno attivo all’occupazione», oltre che «rafforzare l’apprendimento a distanza e le competenze, comprese quelle digitali». Sono queste le prime raccomandazioni dell’era coronavirus che la Commissione europea indirizza all’Italia. Con la sospensione del Patto di Stabilità non vengono chieste correzione dei conti, ma – scrive Bruxelles – «quando le condizioni economiche lo consentiranno, bisognerà perseguire politiche di bilancio prudenti e assicurare la sostenibilità del debito, rafforzando al tempo stesso gli investimenti».
Nel documento si invita inoltre il governo a dare maggiore liquidità all’economia reale, «comprese le piccole e medie imprese, le imprese innovative, i lavoratori autonomi ed evitare i pagamenti tardivi». Roma dovrà inoltre anticipare gli investimenti pubblici e promuovere investimenti privati per favorire la ripresa. Tali investimenti dovranno essere concentrati «sulla transizione verde e digitale, in particolare sulla produzione e l’uso di energie pulite». La Commissione parla di «ricerca e innovazione», ma anche dei trasporti pubblici e della gestione dei rifiuti, oltre che della necessità di «rafforzare le infrastrutture digitali». Infine il solito appello a «migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e l’efficacia della pubblica amministrazione».
Le raccomandazioni riservate all’Italia aggiungono inoltre che «la pandemia Covid-19 ha messo a dura prova il sistema sanitario nazionale, evidenziando debolezze strutturali e la necessità di aumentare la preparazione in risposta agli eventi di crisi. Nonostante una spesa sanitaria inferiore alla media dell’Ue, il sistema sanitario italiano è caratterizzato da servizi universali altamente specializzati e di buona qualità ed è generalmente riuscito a fornire cure accessibili». Il problema, però, è che «soprattutto all’inizio della pandemia, la frammentazione della governance del sistema sanitario e il coordinamento tra autorità centrali e regionali hanno rallentato l’attuazione di alcune misure di contenimento».
Per questo le politiche post Covid-19 dovrebbero «mirare ad alleviare il divario degli investimenti pubblici nell’assistenza sanitaria. Nel medio-lungo termine – continua la Commissione – lo sviluppo di un piano di investimenti strategici sarà la chiave per migliorare la resilienza del sistema sanitario italiano e per garantire la fornitura continua di cure accessibili». C’è poi un passaggio dedicato alla forza di lavoro del settore sanitario: «Dovrebbe essere data priorità allo sviluppo di politiche volte a risolvere i colli di bottiglia nella formazione, assunzione e mantenimento della forza lavoro sanitaria».
La Commissione ha anche pubblicato anche una serie di rapporti sul debito per quei Paesi che nel 2019 avevano i conti pubblici non in linea con i parametri del Patto di Stabilità. Oltre all’Italia è toccato a Francia, Belgio, Cipro, Grecia e Spagna. «I rapporti – spiega l’esecutivo Ue – tengono conto dell’impatto negativo del coronavirus sulle finanze pubbliche nazionali. Alla luce dell’incertezza straordinaria legata all’impatto economico e di bilancio della pandemia, la Commissione ha deciso di non aprire alcuna procedura».
«Il coronavirus si è abbattuto su di noi come un asteroide e ha lasciato un cratere nell’economia europea», dice Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue. Nell’immediato «ci focalizziamo sugli investimenti nella sanità pubblica e sulla protezione delle imprese e dell’occupazione». Dopodiché servirà «un approccio coordinato» in modo che «nessuno resti indietro». Paolo Gentiloni ha invece messo l’accento sul fatto che «ognuno dovrà pagare la sua quota» della crisi e che dunque «non ci sarà spazio per una programmazione fiscale aggressiva in una Europa della solidarietà e dell’equità».

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