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Mar 19

Coronavirus, perché lo Stato non può fermarsi

Fonte: Corriere della Sera

di Sabino Cassese

Lo Stato non chiude per malattia, la Costituzione non tollera discontinuità, interruzioni, pause. Nemmeno di fronte a un’emergenza sanitaria

Lo Stato non chiude per malattia. L’Italia è ora necessariamente divisa in due. Un parte chiusa in casa dal coprifuoco (per i più giovani: il divieto delle autorità militari di uscire da casa in certe ore della sera e nella notte e l’ordine di spegnere o non far trapelare luci, per ragioni belliche), in forzata attesa o al lavoro a distanza. Un’altra sul posto di lavoro, perché senza di essa non si andrebbe avanti.
La Costituzione non tollera discontinuità, interruzioni, pause. Non si arrende alle malattie. Finché non si riuniscono le nuove Camere, sono prorogati i poteri delle precedenti. In caso di guerra, la durata delle Camere può essere prorogata. I poteri del Presidente della Repubblica sono prorogati se le Camere sono sciolte. Il meccanismo stesso di rinnovo della Corte costituzionale fa sì che non ci siano interruzioni o pause. Per antica e simbolica tradizione, il ministro dell’Interno, a metà delle vacanze estive, il 15 agosto, si reca a visitare una sede delle forze dell’ordine: lo Stato non si ferma, non tollera ferie o malattie, in omaggio a uno dei suoi principi fondamentali, quello di continuità.
Per assicurarne il rispetto nei servizi pubblici essenziali, trent’anni fa, una legge limitò uno dei diritti costituzionali, quello di sciopero. Quando al mondo c’erano i re, si diceva che il re non muore mai: può morire la persona fisica, non quella mistica. Uno dei più grandi storici tedeschi, Ernst Kantorowicz, ha illustrato questo con l’immagine dei due corpi del re, uno naturale soggetto a morte, l’altro mistico, innaturale, che non muore mai. Persino quando il bilancio degli Stati Uniti non viene approvato e termina l’esercizio provvisorio, la lampada della Statua della Libertà viene spenta, il Presidente ordina agli impiegati dei ministeri di abbandonare gli uffici e questi vengono chiusi, il centro di Washington si svuota (è accaduto più volte, una di queste per quasi un mese), lo Stato non chiude i battenti, perché rimangono in attività organi costituzionali, forze armate e dell’ordine, servizi essenziali.
Ci troviamo ora in una di queste giunture critiche. Gli organi costituzionali, gli apparati della difesa e dell’ordine pubblico, le persone addette ai rapporti con l’estero, chi gestisce i servizi essenziali (trasporti, elettricità, comunicazioni), il circuito dell’informazione (giornali, radio, televisione, edicole), per non parlare di quelli che sono in prima linea, gli operatori sanitari, indipendentemente dalla natura pubblica o privata, fanno parte di quel nucleo essenziale senza del quale non solo lo Stato stesso, ma la società tutta intera non potrebbero sopravvivere. Tra questi, in prima fila, il Parlamento, che quella società rappresenta, e che è alla difficile ricerca di un modo per coniugare il rispetto del diritto alla salute dei suoi membri e il dovere di far sentire la voce della società nelle istituzioni. «Voi che vivete sicuri/nelle vostre tiepide case» (per ripetere le parole di Primo Levi) non potete dimenticarlo.

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