Coronavirus, l’Oms: “A Natale evitare pranzi e cene di famiglia”

Fonte: La Repubblica

Ricciardi: “Pressione su ospedali altissima: in un mese 27mila contagiati tra medici e infermieri”. L’allarme dei cardiologi: “Rischiamo di avere più morti per infarto nelle prossime settimane che per la pandemia”


La decisione più saggia a Natale sarebbe quella di non fare né pranzi né cene in famiglia per contenere la diffusione del coronavirus”. Lo ha detto il capo tecnico dell’Oms, Maria Van Kerkhove,  durante il consueto briefing sul Covid-19. “La difficile decisione di non riunirsi in famiglia per le feste è la scommessa più sicura”, ha sottolineato la dottoressa.
Un monito su cui concorda anche il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia: “Con 600-700 morti al giorno parlare di cenone è fuori luogo, lo dico con grande chiarezza. Natale e Capodanno è ancora più fuori luogo”.
A preoccupare non è solo quella quota di 50 mila decessi toccata e superata oggi dall’Italia. Posti letto e terapie intensive scarseggiano quasi ovunque. E ora l’allarme arriva anche dai cardiologi: “Denunciamo la gravissima situazione che si sta determinando negli ospedali a danno dei pazienti cardiologici. Dalla Lombardia alla Sicilia vengono ridotti i posti letto cardiologici per fare posto ai pazienti Covid, addirittura vengono chiuse intere unità di terapia intensiva cardiologica e convertite in terapie intensive Covid. Il rischio concreto è di avere nelle prossime settimane più morti per infarto che per Covid” denuncia la Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi (Foce) che segue ogni giorno 11 milioni di cittadini in Italia.

Ritardi nelle cure spesso fatali
L’infarto, spiegano gli specialisti, è “tempo-dipendente e va garantita l’operatività delle strutture”. Ciò vuol dire, chiariscono il vicepresidente della Federazione Ciro Indolfi e il segretario Francesco Romeo, che la “tempestività dell’intervento fa la differenza fra la vita e la morte”.
Ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento di un infarto miocardico grave aumentano la mortalità del 3% e un intervento successivo ai 90 minuti dall’esordio dei sintomi può addirittura quadruplicare la mortalità. “Non possiamo permettere – rileva Indolfi, anche presidente della Società italiana di cardiologia (Sic) – il depotenziamento delle cardiologie ed è necessario riorganizzare negli ospedali percorsi ad hoc per i pazienti cardiopatici acuti che dal territorio si ricoverano in urgenza”.
Anche nel Lazio, sostiene Romeo, “mi risulta che si stiano penalizzando le strutture cardiologiche e si stiano chiudendo anche alcuni dei centri che eseguono elevati numeri di angioplastiche primarie. Più in generale, il numero di ricoveri per patologie cardiovascolari è crollato. Invece, va preservata la rete dell’emergenza cardiologica”.

“Garantire piena operatività delle strutture”
Gli specialisti denunciano inoltre che “l’intasamento dei Pronto soccorso e i percorsi promiscui in questi servizi di pronto intervento, che provocano i contagi del personale medico e infermieristico, stanno determinando la paralisi delle attività di importanti hub cardiologici”. Nella prima ondata di Covid-19, da uno studio della Società italiana di cardiologia (Sic) sulla mortalità dei pazienti acuti ricoverati nelle Unità di terapia intensiva coronarica in 54 ospedali italiani è emerso che a marzo 2020 risultava tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019: dal 4,1% si è passati al 13,7%. Un aumento dovuto nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente.
Il presidente Foce Francesco Cognetti lancia dunque un allarme: “Assistiamo con grande preoccupazione alla sottrazione di chance di cura, che rischia di vanificare vent’anni di progressi nella riduzione della mortalità per questi pazienti. Chiediamo al governo di stilare atti formali di indirizzo e coordinamento, per porre un argine a questa situazione. Uno dei punti irrinunciabili per la tutela delle persone con malattie oncologiche e cardiologiche, alla cui realizzazione è chiamato a lavorare il Tavolo Tecnico fra il Governo e Foce da poco istituito, riguarda proprio la garanzia della piena operatività di tutte le strutture di oncologia medica, cardiologia e ematologia, anche a livello ambulatoriale”.

Ricciardi: “Sugli ospedali pressione terribile”
E sulla situazione degli ospedali si aggiunge anche la voce di Walter Ricciardi, professore di Igiene dell’Università Cattolica e consulente del ministero della Salute, intervenuto stamattina ad Agorà su RaiTre: “In questo momento la pressione in tutta Italia sugli ospedali è terribile – ha detto – in un solo mese si sono contagiati 27.000 tra medici e infermieri, 900 al giorno, se continua questa pressione non solo rende impossibile curare i pazienti ma sguarnisce la prima linea”.
“Quello che è veramente preoccupante”, ha precisato Ricciardi, “è un aumento importante dei ricoveri in pronto soccorso e in terapia subintensiva, e i morti: quelli sono i dati principali che dobbiamo guardare e che ancora mostrano che dobbiamo almeno per un mese essere tranquilli, razionali e lucidi e sapere che dobbiamo affrontare tutto questo”.
Non abbassare la guardia è sempre la parola d’ordine. Quindi “è assolutamente necessario limitare al massimo la mobilità e fare solo le cose che veramente servono, tutto il resto per il prossimo mese deve essere assolutamente limitato” aggiunge Ricciardi. “Abbiamo invertito l’aumento” ha spiegato il professore guardando alla curva epidemiologica, ma solo “quando ci sarà una vera e propria diminuzione dei casi, potremo parlare di riaperture o ritorno a una situazione di maggiore normalità”.

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