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Lug 23

Copertura politica a favore dell’Ilva Vendola a processo

INCHIESTA

Fonte: Corriere della Sera

vendola

È accusato di aver agevolato i piani della società. «È una ferita ma ho coscienza pulita»
Altri 46 rinviati a giudizio, assolto solo l’ex assessore-magistrato Lorenzo Nicastro

TARANTO – Nichi Vendola, ex governatore della Puglia e leader nazionale di Sel, è stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta «Ambiente Svenduto» condotta dalla procura di Taranto. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare Vilma Gilli al termine della camera di consiglio. Vendola è accusato di aver fatto pressioni sull’Arpa, attraverso il suo direttore Giorgio Assennato, perché favorisse i piani dell’acciaieria. Ovvero consentire all’azienda di continuare a produrre senza riduzioni di emissioni inquinanti, come invece suggerito dall’Arpa in una nota del 21 giugno 2010 stilata dopo una campionatura che aveva rilevato picchi di benzoapirene. Vendola, inoltre, avrebbe «minacciato» la non riconferma di Assennato, il cui mandato scadeva nel febbraio 2011. La concussione aggravata è contestata a Vendola in concorso con l’ex responsabile Rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, l’ex vice presidente di Riva Fire Fabio Riva, l’ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto Luigi Capogrosso e il legale dell’Ilva Francesco Perli. Secondo gli investigatori i buoni rapporti con Archinà emergono anche da una telefonata tra i due su un litigio avvenuto fra un giornalista e il patron Emilio Riva in merito a una domanda sulle morti a Taranto per cancro.

Vendola: «Sono turbato, ma mi difenderò»

«Sarei insincero se dicessi, come si usa fare in queste circostanze, che sono sereno. Sento come insopportabile la ferita che mi viene inferta da un’accusa che cancella la verità storica dei fatti: quella verità è scritta in migliaia di atti, di documenti, di fatti». Così Vendola reagisce alla decisione del giudice di Taranto. «Ho rappresentato la prima e l’unica classe dirigente che ha sfidato l’onnipotenza dell’Ilva – prosegue l’ex governatore della Puglia – e che ha prodotto leggi regionali all’avanguardia per il contrasto dell’inquinamento ambientale a Taranto. L’unica mia colpa è di aver cercato di costruire un doveroso equilibrio tra diritto alla salute e diritto al lavoro: ma non credo che questo sia un reato». L’attuale leader nazionale di Sel non nasconde la delusione, ma si dice pronto alla difesa: «Mi aspettavo che l’inconsistenza del teorema accusatorio producesse il mio proscioglimento già a conclusione dell’udienza preliminare. Per chi come me crede nei valori della giustizia e della legalità oggi è un giorno di delusione e di amarezza. Ma vado a processo con la coscienza pulita di chi sa di aver sempre operato per il bene comune».

Assolto l’ex magistrato Nicastro

A giudizio anche altri 46 imputati tra cui Giovanni Florido (ex presidente della Provincia di Taranto), Ippazio Stefàno (sindaco di Taranto), Nicola Fratoianni (parlamentare di Sel) e i fratelli Nicola Riva e Fabio Arturo Riva. Assolti, invece, l’ex assessore all’Ambiente e magistrato Lorenzo Nicastro – che alla lettura della sentenze è scoppiato in lacrime -, Donato Perrini (favoreggiamento personale) e Giovanni Bardaro (rivelazione di segreti d’ufficio). Nicastro era accusato di favoreggiamento personale nei confronti di Vendola perché, secondo l’accusa, aveva riferito agli inquirenti di non ricordare la presenza di Assennato in una riunione in Regione del 15 luglio 2010. Condannati, invece, il sacerdote don Marco Gerardo (ex segretario dell’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa) a 10 mesi e Roberto Primerano, ex consulente della Procura ionica, a 3 anni e 4 mesi. Tutti e cinque avevano chiesto il giudizio con il rito abbreviato. Il processo inizierà il 20 ottobre prossimo dinanzi alla Corte di assise di Taranto.

Il procuratore Sebastio: «Accolte nostre tesi»

«Sembra, anche se poi dobbiamo leggere le motivazioni, che l’istanza accusatoria portata avanti dal mio ufficio abbia trovato quasi completo accoglimento – commenta Franco Sebastio, procuratore di Taranto – e per noi è un motivo di tranquillità. Siccome noi siamo sempre preoccupati per il fatto di poter commettere errori, sempre dietro l’angolo. Questa prima pronuncia, che va inquadrata nei tempi contenuti e ridotti di un provvedimento di rinvio a giudizio, ci rassicura, ci rasserena. A quanto pare errori, quanto meno madornali, non ne abbiamo commessi, fermo restando che ci sarà un approfondimento dibattimentale e poi si andrà alle decisioni di merito».

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