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Set 16

Consulta, un’altra votazione senza il quorum. Violante e Bruno affondati dai “franchi tiratori”

POLITICA

Fonte: La Stampa

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I nomi indicati da Pd e Forza Italia fermi a 530 preferenze. Per l’elezione ne servivano 570

L’accordo tra FI e Pd sui candidati da mandare alla Corte Costituzionale non passa ancora all’esame del Parlamento riunito in seduta comune. Per circa 40 voti a testa in meno, Luciano Violante e Donato Bruno non ce la fanno. I due incassano rispettivamente 530 e 529 voti. Troppo pochi per superare l’asticella del quorum che per la Consulta è fissato a 570 voti, cioè i 3/5 dei componenti delle Camere.

Il Parlamento in seduta comune va avanti, invece, a piccoli passi sul Csm. Dopo aver eletto la settimana scorsa due esponenti del Pd (Giovanni Legnini e Beppe Fanfani) e uno di Ncd (Antonio Leone) ora riesce a mandare a Palazzo dei Marescialli altri tre candidati: Maria Elisabetta Casellati di Forza Italia, Teresa Bene del Pd e Renato Balduzzi di Scelta Civica. Lasciando fuori, almeno per il momento, gli altri: Luigi Vitali di FI e i due proposti dai 5 Stelle, Nicola Colaianni e Alessio Zaccaria, che non raggiungono il quorum oggi fissato in 482 voti (3/5 dei votanti).

Così, ai presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso, già spronati ad andare avanti a oltranza dal Colle che ora guarda l’evolversi dei fatti con una certa preoccupazione confidando che l’accordo politico tra Pd e FI regga, non resta che convocare una nuova seduta che viene fissata a sorpresa domani pomeriggio alle 18, subito dopo le comunicazioni del Premier in Parlamento per illustrare il suo programma dei «Millegiorni».

E domani, assicurano i capigruppo di Pd e FI Roberto Speranza e Renato Brunetta, «si insisterà con gli stessi candidati che, oggi, è innegabile, hanno incassato parecchi voti». E questo, si spiega tra i Dem, perché si è deciso che «fino a quando i voti crescono si va avanti. Nel caso in cui invece comincino a calare si vedrà… ». Violante, nella precedente votazione, aveva preso 468 voti. Oggi ne prende 62 di più. Ma cosa potrebbe accadere di diverso domani rispetto ad oggi lo spiega con una certa determinazione il deputato Dem Ettore Rosato: «È chiaro che in queste ore cercheremo di fare pressing e di portare a votare chi oggi non lo ha fatto». Subito dopo la notizia della fumata nera, infatti, tutti puntano il dito sulle assenze e sottolineano quelle più eclatanti come quella di Niccolò Ghedini che sinora, si conferma anche tra gli azzurri, non avrebbe mai votato in questa tornata per i due giudici costituzionali. E il quadro è piuttosto eloquente: non votano in 107, di cui solo 10 nel Pd (9 deputati e un senatore in missione); 16 in FI e 9 in Ncd. Tutti presenti in SC, mentre in PI disertano in 6; 6 anche nella Lega; 19 nel Misto; 7 in Sel.

Il maggior numero di assenze si registra nel M5S, ma su questi anche domani, si spiega nella maggioranza, «non ci sarà gran margine di azione visto che hanno confermato che non voteranno mai né per Violante né per Bruno» sebbene un nutrito drappello di senatori 5 Stelle abbia assicurato a Bruno di avergli dato la preferenza se non altro «per simpatia». Tre gli assenti in Gal; 4 in FdI; e 3 nel gruppo Autonomie.

La giornata di domani, comunque, non si annuncia all’insegna dell’ottimismo perché, si osserva sempre in FI, non sarà facile recuperare 40 voti per ogni candidato in una notte. Al massimo, ammette un po’ sconsolato un Dem, si «riuscirà a trovarne 20, ma di più non si sa…».

Secondo i più pessimisti, poi, la candidatura del ticket, nel caso in cui non passasse domani, sarebbe a rischio. E per Violante, spiegano alcuni tecnici delle riforme, diventerebbe «davvero difficile dopo la terza o quarta fumata nera, entrare alla Consulta» per un’altra porta, «cioè come candidato del Presidente della Repubblica» che a breve dovrà indicare i suoi prescelti. Gli M5S, intanto, ribadiscono di non voler scendere a patti su nomi così politici come quelli di Bruno e Violante, mentre su candidature più tecniche lascerebbero una porta aperta. «È solo un problema legato alle assenze – minimizza Lorenzo Guerini – domani si risolve».

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