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Gen 26

Colle, la minoranza Pd apre: proposta unitaria

POLITICA

Fonte: La Stampa

ANSA - La Stampa

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Cuperlo fa un richiamo all’unità dal palco di Human Factor a Milano dove si fanno le prove di una sinistra alternativa. Vendola: «Con le Camere Renzi è stato peggio di Berlusconi»

Lunedì il Pd, martedì gli altri partiti. Matteo Renzi è pronto ad avviare le consultazioni per il Quirinale nella convinzione che per eleggere il nuovo presidente della Repubblica sia necessario partire dal confronto interno ai Dem ma che poi sarà inevitabile dialogare con le altre forze politiche perché il Pd non è autosufficiente. A quattro giorni dall’inizio delle votazioni per il Capo dello Stato sono ancora molti i nomi che girano e ogni giorno le quotazioni del borsino subiscono variazioni: oggi viene dato in ascesa un ex segretario Dem come Piero Fassino ma resiste anche il trio Prodi-Veltroni-Amato. E nel giorno in cui Syriza di Tsipras stravince, rendendo la partita europea centrale, torna a farsi largo anche l’ipotesi di un tecnico come il governatore di Bankitalia Visco o il ministro dell’Economia Padoan.

Cuperlo: «Per il Colle proposta unitaria»

Dopo le prove di forza dei giorni scorsi, consumate durante l’esame della legge elettorale in Senato, sono in corso trattative con tutte le aree dei cosiddetti “dissidenti” del Pd, bersaniani in testa. Ragion per cui in molti attendono un incontro fra il premier e l’ex segretario Pier Luigi Bersani. Ma la minoranza oggi ha aperto ad una candidatura che unisca il partito: «Mi auguro che ci sia una proposta unitaria, seria, autonoma – dice Gianni Cuperlo – Sarebbe un elemento che darebbe maggiore equilibrio e garanzia al percorso che stiamo per fare». Dal palco di Human Factor, la convention di tre giorni organizzata da Sel a Milano, Cuperlo è più tiepido in merito all’idea di aderire d’impeto ad un Coordinamento delle Sinistre affermano che non ha alcuna intenzione di mollare il partito in modo da poter «fare battaglia da dentro»: tutto l’interesse a proseguire un cammino di sinistra insieme a Sel e ad altre forze che si riconoscono nel progetto ma non a spaccare il Pd.

Guerini: «Il Pd non è autosufficiente»

«Non penso – osserva però il vicesegretario Dem Lorenzo Guerini – che tutto dipenda da un incontro tra due leader». Poi certo, aggiunge, si sta «ricercando l’unità dentro il Partito democratico sapendo che noi abbiamo una grande responsabilità: esprimiamo 450 grandi elettori». Un numero alto ma non sufficiente a eleggere il nuovo inquilino del Colle da soli: tralasciando le prime tre votazioni, dove serve la maggioranza qualificata dei 2/3, dal quarto scrutinio sono infatti necessari 505 voti. «Immaginare di eleggere da soli il Presidente della Repubblica – sottolinea Guerini – è immaginare qualcosa che non si può realizzare». Ecco quindi che gli altri partiti diventano necessari.

Vendola all’attacco

Chi non accetta compromessi, è invece il leader di Sel Nichi Vendola che attacca il Patto del Nazareno: «È il momento di fondazione del Partito della Nazione. È il seppellimento della dialettica tra destra e sinistra, tra giustizia ed ingiustizia». Vendola, forte del successo di Syriza in Grecia, chiama a raccolta tutte le forze di sinistra italiane a fare da argine al «renzismo» che – assicura – trova la sua massima espressione proprio nel Patto del Nazareno ed, in futuro, nella nascita di quello che definisce il «Partito della Nazione» composto da Pd e Fi. Parole che destano maggiormente interesse dopo l’intervento, proprio sul palco di Human Factor, di Pippo Civati. Il deputato Pd, pur affermando che per ora non lascia il partito, evoca l’ipotesi di una scissione all’interno dei dem: «In tanti se ne sono già andati. Non c’è bisogno di dividere il Pd ma io non posso garantire che questo non succeda. Non c’è alcun disegno per rompere».

Tensione a pochi giorni dal voto

Martedì, quando Renzi incontrerà presso la sede del Pd tutte le forze politiche sarà la volta anche di Forza Italia, anche se non è escluso che Renzi e Berlusconi tornino a vedersi in un incontro separato. Il capogruppo degli azzurri al Senato Paolo Romani si dice convinto che il presidente del Consiglio non potrà non tenere conto del «blocco dei moderati» e che dunque sia difficile che in caso di intesa con la minoranza Pd possa nascere una candidatura sgradita a Forza Italia. Dove, intanto, continuano a registrarsi fibrillazioni con Raffaele Fitto che intravede il rischio di «un’obbedienza cieca» al premier. «Io vorrei una personalità autonoma e di rilievo internazionale», dice Fitto nel corso dell’Intervista a Maria Latella su Sky Tg24.

Il M5S aspetta i nomi

Chi non andrà al Nazareno come il M5S insiste poi nel voler sapere in anticipo i “papabili” in modo da poterli sottoporre al gradimento della Rete con in cambio la promessa di votare il prescelto già al primo scrutinio.

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